Dopo la morte del leader

Sollievo di Fi: nessun disimpegno finanziario dei figli di Berlusconi. Ma ora inizia una nuova fase politica

I figli di Berlusconi, che hanno rassicurato i vertici della “creatura politica” del padre: nessun disimpegno, il partito può contare sulla famiglia. Intanto la parola d’ordine dentro FI è evitare isterie, per non complicare il piano di arrivare uniti alle Europee con l’obiettivo di superare la soglia minima del 4%: andare sotto significherebbe scomparire

(ANSA)

4' di lettura

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È da poco finito il funerale di Silvio Berlusconi quando Giorgia Meloni lo celebra con un video sui social: dalla discesa in campo del Cavaliere all’enorme tricolore della manifestazione con cui nel 2020 FdI iniziò la scalata al vertice, le immagini scorrono come in un cerchio che si chiude. «Ti renderemo orgoglioso», è la promessa della premier. E suona come la dichiarazione di chi è pronta a raccogliere la sfida dell’eredità politica di guidare il centrodestra, tenerlo unito e in grado di governare.

Doppio chiarimento

Una sfida in cui c’è la variabile legata al destino di Forza Italia, dove nelle ultime ore è andato in scena un doppio chiarimento. Uno è interno, per avviare una nuova fase. E uno con i figli di Berlusconi, che hanno rassicurato i vertici della “creatura politica” del padre: nessun disimpegno, il partito può contare sulla famiglia. Sono loro i principali finanziatori e creditori del partito. E continueranno a esserlo. L’esposizione debitoria, garantita con le fideiussioni proprio da Berlusconi, sarebbe di oltre 90 milioni, ma i figli sarebbero pronti a dare continuità, per sostenere Forza Italia proprio in vista del delicato appuntamento delle europee.

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Incognita impatto sull’elettortato

Nessuno può però ancora prevedere l’impatto che la scomparsa del leader avrà sull’elettorato, con FI che adesso oscilla tra il 7 e l’8% negli ultimi sondaggi e che deve a ogni costo cercare di mantenere (almeno) questi voti. Ma ci sono rischi di diaspora tra i parlamentari, con alcuni che potrebbero pensare di confluire in FdI (la premier non pensa per il momento al partito unico), altri che potrebbero cominciare a guardare a Renzi per un soggetto di centro, moderato, liberale

La promessa di Meloni

«Abbiamo iniziato questo cammino molti anni fa. Abbiamo percorso strade diverse. Ma l’obiettivo era, è e rimarrà comune. Rendere l’Italia fiera e capace di stupire il mondo», sottolinea Meloni celebrando Berlusconi. Nel suo solco punta a «difendere l’interesse nazionale». E in suo onore si prepara a varare domani in Consiglio dei ministri la prima parte della riforma della Giustizia. Secondo l’analisi del Financial Times, l’eventuale smembramento di FI creerebbe «un’opportunità politica» per la premier per costituire un grande partito di destra, operazione non riuscita al Cavaliere.

Svolta dopo le Europee

I più scommettono che il momento per questa svolta sarà maturo solo dopo le elezioni europee, quando FdI, Lega e FI peseranno il loro consenso con il sistema proporzionale. Fino a quel momento va preservato lo status quo, o almeno questo è l’intento comune che si è rinsaldato fra Meloni, il vicepremier Antonio Tajani - il più alto in grado in FI - e Gianni Letta, fino all’ultimo il braccio destro di Berlusconi. Dopo la morte del Cavaliere, i contatti fra i tre sono stati decisamente intensi. L’idea di un patto viene smentita nella forma. Ma di fatto l’obiettivo condiviso è portare avanti il lavoro quotidiano all’insegna della stabilità e dell’azione unitaria delle diverse anime dell’esecutivo. I diretti interessati, gli esponenti di FI, continuano ad assicurare che “si andrà avanti, insieme, nel solco tracciato da Berlusconi”, come ha detto subito il coordinatore, Antonio Tajani, al quale ora è affidato il difficile compito di traghettare il partito verso le europee

Il ruolo incerto di Marta Fascina

Con la consapevolezza che FI non ha più il suo leader e che ha bisogno di più manutenzione, è il ragionamento che fanno fonti di governo. Una presa di coscienza che starebbe avvenendo anche fra gli azzurri. Le nomine approvate nel Comitato di presidenza alla vigilia del funerale hanno creato un certo imbarazzo, ma erano dovute, ammette chi non era entusiasta di questa mossa. Il futuro ruolo di Marta Fascina resta un rebus, ma a nessuno è sfuggita la vicinanza fra la compagna di Berlusconi e la primogenita Marina al funerale.

Consiglio nazionale da convocare

La spinta interna più forte è per cambiare pelle a un partito finora verticista: vanno introdotti elementi di democrazia, è il ragionamento ricorrente, e se non lo si fa in fretta, ben prima delle Europee, si rischia di scomparire. Gli occhi sono puntati su Tajani. Da statuto, ora il Comitato di presidenza dovrebbe convocare “immediatamente” il Consiglio nazionale per la “sostituzione temporanea” del presidente, «per il periodo strettamente necessario per la convocazione del Congresso Nazionale», che ha fra i compiti l’elezione del presidente. Sempre da statuto, il Congresso nazionale è il primo organo del partito, dovrebbe riunirsi almeno ogni 3 anni, ma è successo solo due volte dal 1994.

Effetto domino da evitare

Se ci sarà un congresso, di certo si farà sentire il fronte del Sud guidato da Renato Schifani. Intanto la parola d’ordine dentro FI è evitare isterie, per non complicare il piano di arrivare uniti alle Europee con l’obiettivo di superare la soglia minima del 4%: andare sotto significherebbe scomparire. I sondaggi di questi giorni raccontano una crescita, in parte prevedibile per una sorta di “mozione degli affetti” dopo la scomparsa del Cavaliere. Il percorso è lungo. Anche per questo nel governo si predica grande attenzione e disciplina all’interno dei gruppi parlamentari, per evitare incidenti (al Senato la maggioranza è più risicata) che possono scatenare effetti domino.

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