Il rischio scissioni e il futuro di Forza Italia partite cruciali per Meloni
Gli effetti su equilibri nella maggioranza e sulle alleanze in Europa. Urbani e Miccichè: Fi scompare con il Cavaliere. Tajani: è un rischio che non c’è
di Barbara Fiammeri
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«E adesso?»: è la domanda che nel giorno del dolore e del cordoglio risuona nei corridoi semideserti dei Palazzi. La morte di Silvio Berlusconi ha colto tutti di sorpresa. Nessuno, neppure i più vicini, avevano ipotizzato che quello di venerdì potesse essere il suo ultimo ricovero. Dopo l’ingresso in ospedale aveva parlato personalmente con la premier Giorgia Meloni, chiedendole degli sviluppi sulla situazione in Tunisia, con Matteo Salvini e con Antonio Tajani, che da ministro degli Esteri sarebbe di lì a poco decollato per la missione a Washington e che racconta che mentre era in volo l’ex premier gli aveva inviato un messaggio con una proposta di pace per l’Ucraina. La stessa equipe medica aveva parlato di controlli «programmati» spiegando che le condizioni di salute non segnalavano «né criticità né allarme».
Così non è stato. Ancora una volta il Cavaliere ha spiazzato tutti, ha fatto quello che non ci si aspettava. E quella domanda - «E adesso?» - partita in sordina è destinata a diventare centrale e rumorosa nelle prossime settimane e soprattutto nei prossimi mesi perché la risposta segnerà il presente ma soprattutto il futuro della politica italiana.
A partire dal destino di Forza Italia. Gianfranco Micciché, da tempo in rotta con il vertice azzurro siciliano e non, l’ha data per spacciata con un lapidario «muore con Silvio». Lo stesso ha detto anche Giuliano Urbani, che del partito azzurro è stato tra i fondatori ma che confida però che sia ora Giorgia Meloni a prendere il testimone della «rivoluzione liberale» ambita da Berlusconi.
Certo è che il destino di Forza Italia inevitabilmente si riflette sull’attuale maggioranza, sul governo e anche e soprattutto sulle alleanze in Europa. A oggi Forza Italia è infatti il solo movimento politico italiano a far parte del Ppe e tra un anno esatto si vota per il rinnovo del Parlamento di Starsburgo.
Non è un mistero che la premier stia puntando a rivedere gli attuali equilibri attraverso un rapporto più organico tra il gruppo dei Conservatori, dove i suoi Fratelli d’Italia si avviano a essere la pattuglia più consistente, e, appunto, i Popolari oggi guidati da Manfred Weber, che hanno la pressoché totale certezza di rimanere con qualsiasi maggioranza anche nella prossima legislatura alla guida del governo di Bruxelles: patto di stabilità, Pnrr, transizione verde sono temi che restano centrali. La presenza di una rappresentanza italiana nel Ppe è dunque strategica anche per Meloni. Berlusconi lo sapeva bene, lo sapeva da sempre e infatti lo rivendicava. Non a caso in occasione delle ultime elezioni politiche di settembre dello scorso anno ha voluto ridisegnare il simbolo di Forza Italia aggiungendo «un richiamo» esplicito al Partito popolare europeo «che noi abbiamo l’orgoglio di rappresentare in Italia».








