Parla l’assessora alle Attività produttive

Società Benefit, Lucarelli: «Roma modello nazionale. Così attrae talenti»

A Roma la prima edizione di “Benefit cities” per promuovere una Pubblica amministrazione che costruisce ecosistemi mettendo insieme imprese e comunità

di Lorenzo Pace

L’assessora alle Attività Produttive e Pari Opportunità di Roma Capitale, Monica Lucarelli

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Utilizzare le Società Benefit come antidoto alla fuga dei giovani - magari attivando un percorso inverso per attirare talenti stranieri - ma anche come leva di sviluppo per i territori. Sono queste le direzioni intraprese da Roma Capitale, in particolare dell’Assessorato alle Attività Produttive, Pari Opportunità e Attrazione Investimenti.

L’occasione per fare il punto della situazione sono i dieci anni dalla legge 28 dicembre 2015 n. 208, che ha introdotto in Italia la qualifica di Società Benefit nel proprio ordinamento giuridico. Si tratta di quelle aziende che, oltre allo scopo di lucro, hanno nel proprio statuto delle finalità di beneficio comune.

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Così, è partito a Roma “Benefit cities”, per promuovere una Pubblica amministrazione che non si limita a regolare, ma anche a costruire ecosistemi mettendo insieme imprese e comunità. E la Capitale, come ribadisce l’assessora Monica Lucarelli, è «diventata un benchmark nazionale».

In provincia di Roma ci sono 624 Società Benefit attive (+30% dal 2024). A cosa è dovuta la crescita?

Vengo da un percorso manageriale e conoscevo già l’impatto concreto delle Società Benefit. Portare questa esperienza all’interno dell’amministrazione è stato naturale. Ci tengo a raccontarlo nella speranza che venga condiviso da altre città. È importante diventare un modello di riferimento: nel primo anno abbiamo coinvolto circa 100 imprese, nel secondo quasi 200, e oltre 100 si sono trasformate in Società Benefit. A queste aziende conviene sia per le prestazioni che per le possibilità che le vengono date.

Quali?

Intanto ricordo che le Società Benefit non hanno degli sgravi fiscali e, tra l’altro, sono tenute a presentare i risultati rispetto agli obiettivi di sviluppo sostenibile che si sono date. E non esistono bandi appositi. Però le incentiviamo, prevedendo tra i punteggi migliorativi alcuni certificati, come la sostenibilità ambientale o la parità di genere.

Tutto questo si traduce in costi per il Comune...

Sì ma è come l’investimento che noi facciamo sulle start up. Un’amministrazione può contribuire allo sviluppo economico anche attivando processi e modelli. Accompagnare le imprese significa rafforzare un ecosistema che genera valore. Quando le aziende crescono in modo più strutturato, l’impatto si vede sul territorio. Queste realtà portano un aumento di valore.

Perché le ritenete così importanti per il territorio?

Perché collegano impresa e sviluppo territoriale. C’è anche un tema di appartenenza e di allineamento ai valori aziendali. Per i giovani la soddisfazione sul lavoro è decisiva nella scelta di un’azienda: per questo diventa una leva strategica di attrattività. Inoltre, aziende con performance migliori sono naturalmente più incentivate a continuare a investire, generando ulteriore crescita.

Gli obiettivi delle Società Benefit sono legati a quelli dell’Agenda Onu, come sono messe le aziende capitoline?

Premetto che secondo me non si raggiungeranno gli obiettivi per il 2030, perché anche a livello europeo si è fatto un passo indietro per la sostenibilità. Il Comune di Roma si sta facendo parte attiva, ad esempio, anche con la certificazione sulla parità di genere.

E su quale bisogna accelerare di più?

Sulla dimensione culturale. Cioè tenere insieme gli aspetti di sostenibilità, come il decoro della città, con i concetti di impresa. Per questo lavoriamo molto con università, start up e giovani: trasferire il valore dell’impresa significa costruire competenze e creare le condizioni perché lo sviluppo resti e cresca sul territorio.

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