Società Benefit, Lucarelli: «Roma modello nazionale. Così attrae talenti»
A Roma la prima edizione di “Benefit cities” per promuovere una Pubblica amministrazione che costruisce ecosistemi mettendo insieme imprese e comunità
di Lorenzo Pace
3' di lettura
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Utilizzare le Società Benefit come antidoto alla fuga dei giovani - magari attivando un percorso inverso per attirare talenti stranieri - ma anche come leva di sviluppo per i territori. Sono queste le direzioni intraprese da Roma Capitale, in particolare dell’Assessorato alle Attività Produttive, Pari Opportunità e Attrazione Investimenti.
L’occasione per fare il punto della situazione sono i dieci anni dalla legge 28 dicembre 2015 n. 208, che ha introdotto in Italia la qualifica di Società Benefit nel proprio ordinamento giuridico. Si tratta di quelle aziende che, oltre allo scopo di lucro, hanno nel proprio statuto delle finalità di beneficio comune.
Così, è partito a Roma “Benefit cities”, per promuovere una Pubblica amministrazione che non si limita a regolare, ma anche a costruire ecosistemi mettendo insieme imprese e comunità. E la Capitale, come ribadisce l’assessora Monica Lucarelli, è «diventata un benchmark nazionale».
In provincia di Roma ci sono 624 Società Benefit attive (+30% dal 2024). A cosa è dovuta la crescita?
Vengo da un percorso manageriale e conoscevo già l’impatto concreto delle Società Benefit. Portare questa esperienza all’interno dell’amministrazione è stato naturale. Ci tengo a raccontarlo nella speranza che venga condiviso da altre città. È importante diventare un modello di riferimento: nel primo anno abbiamo coinvolto circa 100 imprese, nel secondo quasi 200, e oltre 100 si sono trasformate in Società Benefit. A queste aziende conviene sia per le prestazioni che per le possibilità che le vengono date.


