Giovani e web

Social network, per tutelare i minori serve educare al digitale (anche) gli adulti

Il convegno di Fondazione Patti Digitali Ets fa il punto sui rischi della dipendenza dalle piattaforme e sulle politiche attuate per contrastarla

di Camilla Colombo

FILE PHOTO: The Facebook, TikTok and YouTube app icons are seen on a smartphone in this illustration taken October 27, 2025. REUTERS/Dado Ruvic/File Photo REUTERS

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Tornare a essere una comunità educante per i minori e coinvolgere tutti i soggetti interessati dall’uso dei dispositivi digitali e dei social network - bambini, adolescenti, genitori, insegnanti, istituzioni - in un processo di educazione alla tecnologia. È con questo spirito che, nel dicembre 2025, la rete dei Patti digitali si è costituita in Fondazione Patti Digitali Ets, un soggetto nazionale indipendente che si pone l’obiettivo di coordinare la protezione dei minori online attraverso l’attivazione dal basso e la trasversalità delle iniziative che devono muoversi con gradualità e coinvolgere la comunità. Il movimento, che conta oltre 20.500 famiglie e più di 240 gruppi locali attivi in 16 Regioni italiane, ha organizzato ieri, nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati, l’incontro, quanto mai attuale, considerate le numerose iniziative internazionali per il divieto dei social ai minori, dal titolo «Educazione e protezione digitale: quali alleanze per un’azione comune in Italia e in Europa?». Il 14 maggio è, d’altronde, previsto il primo riscontro giudiziario alla class action italiana ed europea contro le piattaforme per inibire gli algoritmi che creano dipendenza.

Il punto politico

Eugenia Maria Roccella, ministra per le pari opportunità e la famiglia, intervenuta in apertura di convegno, ha rivendicato quanto fatto sinora dal Governo nella tutela dei minori: dal decreto Caivano del 2023 al parental control da applicare sui nuovi dispositivi digitali all’age verification per l’accesso ai siti per adulti (seppure la misura sia stata sospesa dal Tar perché le piattaforme hanno sede all’estero, quindi il divieto italiano non può essere applicato) sino al divieto dell’uso dello smartphone in classe. Rifinanziati anche i centri per la famiglia. Se l’obiettivo del Governo è la creazione di un ecosistema digitale sicuro e accogliente per minori, desta, però, stupore il fatto che, da ottobre 2025, sia arenata in Parlamento una proposta bipartisan sulla protezione dei minori online e sul divieto d’uso al di sotto dei 15 anni, come ha ricordato la prima firmataria della proposta, la deputata del Pd, Marianna Madia.

Loading...

La posizione medico-scientifica

Diversi studi stanno dimostrando come ci sia uno scollamento fra le richieste di adulti e genitori di regolamentare l’uso dei social media (per l’88% delle persone che hanno risposto a un’indagine Demetra) o di dare ai figli lo smartphone a una determinata età (ormai viene considerato il regalo della Prima Comunione, anche se si vorrebbe regalare più avanti) e l’effettiva messa in pratica di queste richieste per la pressione sociale a cui gli stessi genitori sono sottoposti.

Stefano Vicari, direttore neuropsichiatria infantile Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, ha sottolineato quanto l’uso abituale dello smartphone fra i giovanissimi non solo sottragga tempo ad altre attività, ma esponga i ragazzini a contenuti non adeguati - si pensi alla frequentazione dei siti porno - e aumenti le dipendenze comportamentali. Per limitare i danni, come aumento di ansia, depressione, aggressività e autolesionismo spesso correlati all’uso dei social media (secondo quanto riportato da Jama Pediatrics), non bastano i divieti, ricorda Vicari, ma serva una campagna educativa che coinvolga gli adulti, come sottolineato anche da Elena Bozzola, coordinatrice Commissione dipendenze digitali della Società Italiana di Pediatria. «Ai bambini sotto i due anni non dovrebbe mai essere fornito uno smartphone; dai 2 ai 5 anni si dovrebbe usare un’ora sola al giorno con i genitori; dai 5 ai 10 anni, due ore. La gradualità e la condivisione sono fondamentali a tutte le età», ha aggiunto Bozzola. «Serve un family plan, un’educazione al digitale di tutta la famiglia, perché troppo spesso sono i genitori a non staccarsi mai dal telefono».

I Patti digitali

Le esperienze raccontate dai Patti digitali attivati in varie città d’Italia - Milano, il Municipio XII di Roma, Treviso e Bagnoli a Ripoli - hanno tutte un tratto in comune: fare rete fra genitori, scuole, istituzioni, enti sportivi, rispondendo a un bisogno espresso proprio dai genitori che si trovano impreparati di fronte all’accelerazione dell’uso della tecnologia nella vita quotidiana - si stima, infatti, che la maggior parte degli adolescenti trascorra 5/6 ore al giorno di fronte a uno schermo. Il tema della protezione dei minori online non può essere affrontato singolarmente, solo tramite divieti, ma deve essere attuato tramite una risposta collettiva che si fondi proprio sulla comunità per evitare il paradosso - acutamente citato dallo scrittore Alessandro D’Avenia - di adultizzare l’infanzia e di infantilizzare l’eà adulta.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti