Tecnologia

Ue prepara nuove linee guida per limitare l’impatto dei social media sui minori

Dopo il Parlamento, la Commissione al lavoro sul Digital Fairness Act

di Serena Uccello

 Adobe Stock

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

È un vero mea culpa mondiale quello che si sta sollevando sull’uso dei social da parte dei giovanissimi. Una presa di coscienza di cui anche le istituzione europee si fanno carico.

Non a caso intervenendo al Parlamento australiano a Canberra la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha commentato la scelta legislativa del Paese spiegando come «diversi Stati membri dell’Ue stanno valutando di seguire il vostro esempio» tanto che, ha aggiunto, «all’inizio di questo mese ho riunito per la prima volta il mio gruppo di esperti.

Loading...

Stanno esaminando come l’Europa possa implementare possibili restrizioni nell’Unione. Stiamo seguendo con attenzione il vostro divieto dei social media, leader a livello mondiale. Come madre di sette figli e nonna di sei nipoti, sento profondamente la responsabilità di proteggere i nostri bambini. Siamo noi genitori che dobbiamo educarli, non algoritmi predatori e dipendenti».

Dal Parlamento

L’intervento di von der Leyer arriva a pochi mesi dall’approvazione da parte del Parlamento europeo di una risoluzione (483 voti favorevoli, 92 voti contrari e 86 astensioni) non vincolante, in cui sono state espresse «forti preoccupazioni per la salute fisica e mentale dei minori online».

Allo stesso tempo nel testo sono state chieste «maggiori tutele contro le strategie manipolative che possono accrescere la dipendenza e incidere negativamente sulla loro capacità (dei minori, ndr) di concentrarsi e interagire in modo sano con i contenuti digitali».

Da qui la richiesta, articolata in più punti che prevede fra l’altro il divieto delle funzioni che creano dipendenza, come lo scorrimento infinito avanzato e l’autoplay, eliminando anche i meccanismi dei videogiochi che spingono a spendere soldi per progredire (pay-to-progress).

Stop alla pubblicità persuasiva, ai sistemi di raccomandazione manipolatori e allo sfruttamento dei piccoli influencer. Massima allerta anche sull’Ai generativa : si chiede di bloccare chatbot ambigui e la creazione di immagini false senza consenso (deepfake). In breve: meno algoritmi cattura-attenzione e più tutele per la salute mentale dei ragazzi.

Dalla Commissione

Una spinta ulteriore arriverà entro il quarto trimestre del 2026 dall’iniziativa legislativa inserita nel programma di lavoro della Commissione denominata Digital Fairness Act (legge sull’equità digitale).

Obiettivo dell’intervento sarà affrontare diversi problemi che i consumatori incontrano online, come le pratiche ingannevoli (dark patterns), il marketing tramite influencer sui social media, la progettazione di prodotti digitali che creano dipendenza e le pratiche di personalizzazione scorrette, soprattutto quando le vulnerabilità dei consumatori vengono sfruttate a fini commerciali.

Dall’altra parte secondo il rapporto Eurobarometro «Stato del Decennio Digitale 2025» nove europei su dieci affermano che è urgente l’intervento delle autorità pubbliche per proteggere i bambini dall’impatto negativo dei social media sulla loro salute mentale (93%), dal cyberbullismo e dalle molestie online (92%) e per garantire meccanismi di limitazione dei contenuti non adatti all’età (92%).

Il nodo dell’età

Resta centrale il nodo dell’età. Un aspetto chiave della protezione dei bambini online è infatti l’età a partire dalla quale i minori possono acconsentire al trattamento dei propri dati personali e accedere alle piattaforme di social media. Come si vede, infatti, nel grafico in pagina (a sinistra), l’età minima per porre il consenso varia da uno Stato membro dell’Ue all’altro. A livello europeo, il Gdpr richiede il consenso dei genitori per il trattamento dei dati personali dei minori sui social media fino ai 16 anni. Tuttavia, gli Stati membri possono abbassare tale soglia fino a 13 anni.

Un quadro articolato come la letteratura scientifica citata dal report «Protecting children online Selected EU, national and regional laws and initiatives» a cura di European Parliamentary Research Service. «Le opinioni dei ricercatori divergono sull’idea di fissare la maggior parte del digitale a un’età specifica», si legge.

«Nel suo libro del 2024 «The Anxious Generation», lo psicologo sociale statunitense Jonathan Haidt raccomanda di aspettare che l’adolescenza sia ben avviata (circa 14-16 anni) prima di introdurre smartphone e social media, poiché i bambini più piccoli sono più suscettibili agli impatti negativi.

Al contrario, in un articolo del 2025, S. Livingstone e KR Sylwander sostengono che sia difficile stabilire un’età specifica, poiché la maturità individuale varia da bambino a bambino».

A scuola

Il report analizza, inoltre, come anche il divieto degli smartphone a scuola sia al centro del dibattito in molti Stati membri. Grecia, Francia, Italia, Lettonia, Ungheria, Paesi Bassi e Portogallo hanno deciso a livello nazionale di proibire i cellulari nelle scuole. In Francia, il divieto si estende anche alle attività scolastiche fuori sede.

L’Unesco ha raccomandato tale divieto, tranne quando i dispositivi sono usati per scopi didattici.

In Germania e Spagna, la decisione è stata delegata ai singoli stati federali o regioni autonome. In Belgio , anche le comunità fiamminga e vallona hanno optato per il divieto. Inoltre, in Belgio è vietata la vendita di telefoni progettati specificamente per bambini sotto i sette anni ed è proibita la pubblicità mirata a questa fascia d’età.

Infine, alcuni Stati hanno vietato applicazioni specifiche per motivi di privacy (come la Danimarca con Google Chromebook e Workspace nel 2022), mentre altri hanno lanciato iniziative per ridurre la dipendenza, come la «NoPhoneChallenge» nei Paesi.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti