Digitale e adolescenti

Social, così la condanna di Meta e Google riscriverà le regole

Dal verdetto americano possibili impatti sull’istruttoria della Commissione contro TikTok e una spinta al voto sul Chat Control 2.0

di Marisa Marraffino

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

C’è un prima e un dopo nella storia dei social network. A fare da spartiacque è la sentenza del 25 marzo scorso del Tribunale di Los Angeles nella causa rubricata al numero JCCP 5255. Le nuove regole le ha dettate una ragazza di 20 anni, nome di fantasia Kaley, assistita dall’avvocato Mark Lanier, che ha portato in giudizio Meta e Google per ansia, dismorfismo, autolesionismo, ingenerati, secondo la giuria, dagli scroll infiniti su Instagram e YouTube che usava da quando aveva nove e sei anni. Il verdetto è arrivato dopo nove giorni e quaranta ore di camera di consiglio. I 12 giurati all’unanimità hanno condannato i due giganti del web a risarcire complessivamente 3 milioni di dollari. 

TikTok e SnapChat avevano trovato un accordo con la ragazza prima del processo per evitare un possibile precedente sfavorevole. Meta e Google hanno voluto andare in giudizio, confidando in un verdetto positivo che non è arrivato. Mark (Lanier) contro Mark (Zuckerberg), come nel peggiore degli scherzi del destino per i maghi della Silicon Valley che hanno spinto all’estremo le logiche di profitto sottovalutando le reazioni degli utenti. Ma la sentenza potrebbe innescare l’effetto domino in tutto il mondo.

Loading...

Gli effetti fuori dagli Usa

Le dinamiche dirompenti di questa pronuncia si riflettono infatti oggi su due fronti. Da un lato quello giudiziario e sanzionatorio: le altre cause già pendenti negli Stati Uniti potrebbero avere un verdetto simile e altre a catena potrebbero aprirsi in tutto il mondo, mentre le autorità di controllo sono pronte a intervenire con sanzioni milionarie.

Dall’altro lato, i social dovranno correre ai ripari (proprio venerdì Google ha annunciato di aver bloccato 8 miliardi di annunci dannosi nel 2025) per scongiurare un’emorragia di utenti e sanzioni a cascata. La partita nell’immediato si gioca tutta sull’introduzione veloce di sistemi credibili di age verification e misure di sicurezza per evitare scroll infiniti e contenuti pericolosi. Intanto, però, il tribunale di Los Angeles per la prima volta ha alzato il sipario su anni di malcelate verità.

Tutti sapevano, ma nessuno interveniva. Il verdetto è impugnabile, e per la difesa delle due società non coglie la vera natura dei loro servizi, ma gli atti resteranno comunque nella storia dei social. Per la prima volta viene stabilito un nesso causale tra il funzionamento degli algoritmi e lo “scroll infinito”. Il meccanismo genera un loop mentale definito dai neurologi “effetto tana del coniglio”, che rende quasi impossibile allontanarsi dallo schermo. Si tratta di un’architettura progettata dal team di ingegneri per massimizzare il tempo di permanenza degli utenti e, di riflesso, i profitti aziendali. Sembra che tutti lo sapessero ma nessuno prima di adesso era riuscito a dimostrarlo. Un processo durato pochi mesi ma che ha versato agli atti mail interne, documentazione medica, testimonianze inquietanti.

Il verdetto è stato unanime e impietoso: sia Meta che Google sapevano - secondo i giurati - dei problemi che potevano causare ai soggetti più fragili e intenzionalmente non lo hanno impedito. La responsabilità è stata ripartita al 70% per Meta (Instagram) e al 30% per YouTube perché diverso è il funzionamento delle due piattaforme. Le modalità di interazione di Instagram, tutte fondate su video e immagini a ripetizione, senza pause, con suggerimenti continui basati sulle preferenze e notifiche anche notturne hanno indotto maggiormente i minorenni a restare incollati agli schermi.

Unione europea e Italia

La sentenza potrebbe influenzare a questo punto anche l’esito dell’istruttoria aperta dalla Commissione Europea contro TikTok, terminata con le conclusioni del 6 febbraio scorso secondo cui la piattaforma viola il Digital services act perché il suo «design crea dipendenza», a causa di elementi come lo scorrimento infinito, l’autoplay, le notifiche push e le raccomandazioni personalizzate. In caso di conferma potrebbe scattare una multa pari al 6% del fatturato lordo annuo della piattaforma.

Nel frattempo anche in Italia potrebbero aprirsi cause simili. La leva giuridica è l’articolo 54 del Digital services act che stabilisce che gli utenti hanno il diritto di chiedere un risarcimento ai fornitori di servizi di intermediazione «per qualsiasi danno o perdita subita a causa di una violazione degli obblighi previsti dal presente regolamento». La norma, letta in combinato disposto con l’articolo 37 che impone alle piattaforme di attuare tutte le misure di sicurezza possibili per evitare «qualsiasi effetto negativo, attuale o prevedibile, in relazione alla protezione della salute pubblica e dei minori e alle gravi conseguenze negative per il benessere fisico e mentale della persona», potrebbe aprire il varco alle prime cause pilota anche in Italia.

La sentenza in New Mexico

Il verdetto californiano è arrivato il giorno dopo quello del New Mexico che aveva condannato Meta a pagare 375 milioni di dollari per non aver protetto i minorenni dagli adescamenti online. Anche in questo caso emerge una realtà impietosa: secondo la giuria Meta sapeva che i suoi utenti potevano essere bambini e che venivano contattati anche da predatori ma non avrebbe fatto tutto il possibile per evitarlo. La sentenza potrebbe cambiare anche l’approccio generale dell’Unione europea, accelerando ad esempio l’approvazione finale del regolamento cosiddetto Chat Control 2.0, per contrastare gli abusi online sui minori e potrebbe avere effetto anche sui produttori di software di Ai. Già in corso una class action contro Grok per aver consentito la creazione di immagini sessualizzate di minori senza adottare le dovute misure di sicurezza.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti