Competitività

Small mid caps, dal Parlamento europeo nuove misure per facilitare la crescita

Lo scopo delle semplificazioni è evitare che al superamento della qualifica di Pmi le imprese vengano subissate dagli obblighi burocratici

di Anna Mulassano

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Accesso ai mercati di crescita per le piccole e medie imprese (Pmi) e regole di disclosure semplificate, trattamento dei dati secondo il Gdpr quando non si tratti di informazioni sensibili, semplificazioni procedurali e accesso all’Helpdesk riservato alle Pmi nelle indagini per antidumping e anti-subsidy. Sono alcune delle misure previste dall’accordo provvisorio raggiunto martedì 9 giugno 2026 dal Parlamento europeo e dai negoziatori del Consiglio per rafforzare la competitività delle small mid caps (Smc) europee. Inoltre, le agevolazioni già previste per le Pmi saranno estese anche alle Smc.

I requisiti delle Smc

È l’accordo stesso a definire i requisiti perché un’azienda possa essere considerata a tutti gli effetti una Smc: impiegare meno di 1000 dipendenti; avere un fatturato fino a 200 milioni di euro o, in alternativa, possedere asset per massimo 172 milioni di euro. La proposta della Commissione aveva adottato invece criteri più stringenti: massimo 750 dipendenti; 150 milioni di euro di fatturato o 129 milioni di euro di asset. Lo scopo finale è evitare che al superamento della qualifica di Pmi le imprese vengano subissate da obblighi, così da supportarne la crescita.

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Introdurre misure - che comprendono anche l’adozione della Direttiva sulla resilienza delle entità critiche e della Direttiva MiFID – per supportare le small mid caps era una delle raccomandazioni espresse dal rapporto sulla competitività europea di Mario Draghi e dal report sul futuro del mercato unico di Enrico Letta.

L’accordo deve ora essere formalmente adottato sia dal Parlamento europeo sia dal Consiglio prima che possa diventare legge. Dopo l’adozione formale e la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea saranno necessari 20 giorni perché la norma entri in vigore. A quel punto, gli Stati membri avranno poi 15 mesi di tempo per introdurre la direttiva nella propria legislazione nazionale. A cinque anni dall’entrata in vigore della legge, la Commissione redigerà un report sulla soglia delle Smc e sul suo impatto rispetto agli oneri burocratici delle aziende.

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