Il contenzioso

Sky, verso Tim e Dazn una richiesta danni di 1,9 miliardi di euro per la Serie A

La richiesta si fonda sul riconoscimento di un’intesa restrittiva per la concorrenza sui diritti 2021-24

di Andrea Biondi

Microfono di DAZN TV sul campo durante la partita di Serie A TIM tra l'AS Roma e l'US Sassuolo Calcio allo Stadio Olimpico il 17 marzo 2024 a Roma, Italia.  (Credit: Giuseppe Maffia/Alamy Live News/ Alamy Stock Photo)

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Il lungo scontro sulla Serie A, transitata dal satellite allo streaming, entra ora nella fase più delicata: quella dei danni economici. Dopo anni di istruttorie, segnalazioni (anche da altri operatori che vanno da Fastweb, a Vodafone, a Wind Tre, Open Fiber), ricorsi e sentenze amministrative, Sky ha deciso di portare Tim e Dazn davanti al Tribunale di Milano con una richiesta di risarcimento, che può arrivare fino a 1,9 miliardi, per l’intesa sui diritti della Serie A del triennio 2021-24. Quell’accordo è stato sanzionato dall’Antitrust come «grave intesa restrittiva della concorrenza».

Da qui la richiesta di risarcimento danni, come rilanciato da Reuters, che arriva al termine di un lungo iter amministrativo e giudiziario. L’Autorità guidata da Roberto Rustichelli, infatti, da ultimo con il provvedimento del 22 dicembre 2025 pubblicato il 12 gennaio 2026, ha confermato l’esistenza dell’infrazione e la durata della condotta anticoncorrenziale, quantificata in un anno e sette mesi.

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Al centro del procedimento c’è il “Deal Memo Distribution” sottoscritto il 27 gennaio 2021 da Tim e Dazn, cioè prima della gara per l’assegnazione dei diritti televisivi della Serie A che hanno portato il massimo campionato tra le braccia della piattaforma streaming che ancora oggi ne ha i diritti di trasmissione in esclusiva per tutte le 10 partite settimanali (con Sky in co-esclusiva su tre match).

Quel patto, secondo l’Antitrust, finiva per non essere derubricabile a un semplice accordo commerciale. Tim si impegnava a sostenere economicamente Dazn nella corsa ai diritti, garantendo un importante minimo annuo garantito e Dazn, in cambio, accettava vincoli che, ha stabilito l’Agcm, ne riducevano autonomia commerciale e libertà distributiva. Il risultato, stabilità dall’Authority, fu la limitazione della possibilità, per la piattaforma sportiva, di stringere partnership con operatori concorrenti, favorendo dall’altra parte l’integrazione esclusiva della Serie A nelle offerte Timvision e restringendo la concorrenza nel mercato.

Il procedimento si è trascinato per anni. Primo pronunciamento dell’Antitrust nel 2023, ricorsi al Tar del Lazio nel 2024 e poi al Consiglio di Stato nel 2025. Tutti i giudizi hanno confermato l’impianto dell’infrazione. A gennaio 2026 è arrivata anche la rideterminazione delle sanzioni: 3,6 milioni a Dazn e 760.776 euro a Tim (contro i 7,2 milioni di euro e gli 800mila euro inizialmente decisi).

Le società coinvolte non commentano. Ora però il confronto cambia dimensione. Perché la causa civile punta a tradurre in danno economico gli effetti dell’intesa contestata. Secondo quanto emerge, Sky chiede circa un miliardo di euro per mancati profitti. La cifra può arrivare fino a 1,9 miliardi considerando interessi e danni legati alla svalutazione del marchio.

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