Il voto di giugno

Sì, no, forse: da Meloni a Salvini e Schlein chi si candiderà alle europee?

Il leader di M5S Conte ha fatto sapere che non ci sarà. Il commissario europeo Gentiloni: torno in Italia

(ANSA)

2' di lettura

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Salvini ha detto che lui non ci sarà, così come Conte. Schlein si tiene aperta la possibilità di correre e la premier Meloni è orientata a esserci. Sono le posizioni emerse finora dei leader politici sulle candidature alle elezioni europee di giugno. Candidature finalizzate non a ottenere un seggio in Europa (nessuno lascerà l’incarico in Italia in caso di elezione) ma, come accaduto in passato, per pesare il proprio consenso elettorale in una competizione con sistema proporzionale.

Conte: in quelle liste non ci sarò

«Non possiamo continuare ad ingannare i cittadini con i nostri comportamenti. Non puoi chiedere ai cittadini datemi il voto quando so già che in Europa non ci potrò andare. Così si rompe il meccanismo di fiducia con gli elettori. Gli altri leader dovrebbero fare altrettanto. La politica non può continuare a prendere in giro i cittadini. Io in quelle liste non ci sarò» ha chiarito il leader di M5S Giuseppe Conte.

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Salvini e l’annuncio della non candidatura

Nel centrodestra fino a qualche giorno fa si delineava una corsa a tre con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni (leader di Fratelli d’Italia) e i due vicepremier (il segretario della Lega Matteo Salvini e il capo di Forza Italia Antonio Tajani), tutti candidati al Parlamento europeo alla testa dei propri partiti per attirare consensi. Lo schema è saltato quando Salvini, forse spiazzando la stessa premier, ha annunciato: «Non mi candido alle elezioni europee. Continuerò a fare il ministro».

Riserve erano state espresse anche da Tajani (che del Parlamento europeo è stato presidente dal 2017 al 2019): «Il rischio è che si possa prestare meno impegno all’attività di governo e io so quanto impegno serva».

Meloni verso il sì alla candidatura

Nel corso della conferenza stampa di fine anno (slittata al 4 gennaio per problemi di salute) Meloni aveva lasciato intendere di non aver ancor deciso ma sulla candidatura alle europee ma di propendere per il sì. Anche perché il suo sì - aveva tra l’altro spiegato - rappresenterebbe un effetto traino per convincere gli altri leader a presentarsi. Un ragionamento che, però dopo il passo indietro di Salvini, va rivisto. Resterebbe la prospettiva di una sfida con la segretaria del Pd Elly Schlein.

La sfida con Schlein

Le due leader dovrebbe confrontarsi in un duello televisivo (che vede interessate tutte le principali reti tv nazionali, come Rai, Mediaset, Sky e La7) ma è ancora tutto da organizzare e la sfida potrebbe poi spostarsi nelle urne. Per la verità Schlein non ha ancora sciolto la riserva. Schlein potrebbe candidarsi alle Europee, ha sottolineato il suo ex avversario alla segretaria del Pd Stefano Bonaccini. «Ma la valutazione - ha aggiunto - spetta anzitutto a lei». Il presidente del Pd e governatore dell’Emilia-Romagna ha dato la sua disponibilità a candidarsi in una logica di spirito di servizio.

Gentiloni non si candida: «Ma non vado in pensione»

Chi invece non sarà sicuramente della partita è Paolo Gentiloni . «Non mi candiderò al Parlamento europeo» ha detto il commissario Ue per gli affari economici . Quanto al suo futuro, Gentiloni ha aggiunto: «La mia intenzione è tornare in Italia». Scherzando ha poi chiarito che «non andrà mai in pensione».

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