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Tre articoli in anteprima dalla domenica del Sole24ore presentati da Stefano Salis
Ascoltalo oradi Andrea Biondi
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La giornata in Lega Serie A, venerdì 14 maggio A, è trascorsa nell’attesa di un segnale dal Tribunale di Milano – chiamato a decidere sul ricorso promosso da Sky contro l’assegnazione a Dazn in partnership con Tim dei diritti audiovisivi (due pacchetti su tre) per il prossimo triennio – e di un accordo con Sky funzionale a un do ut des che l’assemblea dei club ha valutato come dirimente: ritiro dei ricorsi da parte della controllata di Comcast come condizione necessaria per l’assegnazione alla stessa Sky del “pacchetto 2” con le partite rimaste non ancora aggiudicate (3 a settimana).
Il Tribunale non ha deciso (l’accoglimento del ricorso di Sky avrebbe comportato automaticamente la caduta di tutta l’impalcatura che regge l’assegnazione a Dazn-Tim) ma l’accordo fra Lega Serie A e Sky alla fine, dopo le 23, è arrivato. Cala così il sipario, con una fumata bianca, su questa tornata assembleare per l’assegnazione del pacchetto 2 dei diritti Tv: quello che consente di trasmettere tre partite di Serie A ogni giornata (la sfida del sabato sera, l’anticipo della domenica alle 12.30 e il posticipo del lunedì sera) in co-esclusiva con Dazn.
Scadeva ieri alla mezzanotte del 14 maggio il termine di validità dell’offerta presentata da Sky. L’alternativa al mancato accordo – con i tempi che stringono prima della fine del campionato e, soprattutto, dell'inizio della prossima stagione – sarebbe stata un nuovo bando con la novità, tutta da verificare in punto di diritto, della partita in chiaro per cercare di attirare anche l'interesse di Mediaset. Quel pacchetto 2 andava però assegnato, per evitare di cadere nelle maglie della “no buyer single rule” stabilita dalla Legge Melandri che prevede l’impossibilità per un unico soggetto – nella fattispecie Dazn che in partnership con Tim si è aggiudicata 7 partite a settimana in esclusiva e 3 in co-esclusiva per 840 milioni a stagione – di detenere, da solo, i diritti di trasmissione della Serie A.
L’assegnazione a Sky delle 3 partite in co-esclusiva è arrivata a valle di un'assemblea fiume. I club si sono riuniti dalle 15. Un tema su cui si è alzato lo scontro: le società sembravano aver trovato l'accordo per accettare la proposta della pay-tv di Comcast da 87,5 milioni in media a stagione soltanto nel caso in cui Sky avesse fatto un passo indietro nei due contenziosi attualmente aperti con la Lega (per la sesta rata dei diritti tv 19/20 e l'assegnazione a Dazn dei diritti 21/24, su cui si attende ancora la decisione del Tribunale di Milano). Dopo quasi quattro ore di riunione, i club intorno alle 19 hanno deciso di interrompere l'assemblea per ripartire alle 21.30. Durante i lavori, nel pomeriggio è stato approvato l'accordo con Electronic Arts come Official Video Game Partner Serie A.
La rinuncia, da parte della pay-tv, al ricorso presentato al Tribunale di Milano contro l'assegnazione dei diritti tv a Dazn - rinuncia che la Lega Serie A aveva posto come condizione necessaria per dare il via libera all'offerta di Sky - è stata presentata via Pec al Tribunale poco prima di mezzanotte, rendendo ufficiale l’assegnazione. A questo punto, considerando gli 87,5 milioni di euro di media a stagione messi sul piatto da Sky e gli 840 milioni offerti da Dazn in partnership con Tim per trasmettere sette gare a giornata in esclusiva (pacchetto 1) e le tre gare in co-esclusiva (ma solo du Iptv) con Sky (pacchetto 3), dai soli diritti tv nazionali la Serie A incasserà 927,5 milioni in media a stagione, rispetto ai 973 milioni del triennio 2018/21. Ma sostanzialmente si tratta di introiti in linea visto che nei prossimi tre anni non saranno presenti i circa 165 milioni complessivi di commissione verso il precedente advisor Infront.