Giustizia, separazione delle carriere: ecco cosa cambia con la riforma per Pm e giudici
La legge sarà sottoposta a referendum popolare. La consultazione (per la quale non è richiesto il quorum) dovrebbe tenersi nella primavera dell’anno prossimo
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Il Parlamento ha dato il via libera definitivo alla riforma che introduce la separazione delle carriere della magistratura. Al Senato, ultima tappa dell’iter di approvazione, il disegno di legge costituzionale ha avuto 112 voti favorevoli, 59 contrari e 9 astensioni. Hanno votato contro Pd, M5s e Avs. Iv si è astenuta. A favore della riforma anche Azione. Il voto era il quarto e ultimo passaggio parlamentare, come previsto dalla Costituzione.
Dopo la “doppia lettura conforme” delle due Camere, non essendo stata raggiunta la maggioranza dei due terzi, ci sarà un referendum confermativo che dovrebbe svolgersi nella primavera del 2026.
I parlamentari di maggioranza si sono già attivati per la richiesta del referendum e dalla prossima settimana partirà la raccolta delle firme. Per i deputati servono in tutto 80 firme, mentre al Senato ne bastano 41.
Il passaggio segue la richiesta formale che i capigruppo del centrodestra delle due Camere hanno inviato ai rispettivi segretari generali. Ci sono tre mesi di tempo per raccogliere le firme e il successivo passaggio sarà il loro deposito in Cassazione. Per la maggioranza il voto popolare può rappresentare una sorta di traino verso le elezioni politiche in arrivo «tra marzo e aprile 2027» come ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Una magistratura, due carriere
Il cuore del provvedimento a è la separazione delle carriere dei pm e dei giudici, per cui ciascuno a inizio carriera dovrà fare una scelta definitiva di funzione, e restarci. L’attuale articolo 104 della Costituzione afferma che «la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere», frase a cui la riforma aggiunge che essa «è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente».








