Ok del Senato

Cos’è la separazione delle carriere e cosa cambia con la riforma della giustizia

Sui due successivi passaggi alla riforma costituzionale governo e maggioranza spingeranno sull’acceleratore. L’obiettivo è di andare alla celebrazione del referendum, che non prevede quorum, nella primavera 2026

di Redazione Roma

La protesta delle opposizioni nell’aula del Senato in occasione del voto finale sul ddl costituzionale in materia di ordinamento giurisdizionale e istituzione della Corte disciplinare, Roma, Martedì 22 Luglio 2025 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse)   Opposition protests in the Senate during the final vote on the constitutional bill relating to the judiciary system and the establishment of the Disciplinary Court, Rome, Tuesday, July 22, 2025 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse)

4' di lettura

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Il Senato ha dato il via libera alla seconda lettura della riforma costituzionale della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Il voto del Senato ratifica il secondo dei quattro passaggi parlamentari che scandiscono l’iter della riforma. Il primo è stato quello di Montecitorio lo scorso 16 gennaio. Come prevedibile nessuna modifica, come già avvenuto alla Camera, è stata fatta al testo approvato dal Governo l’anno scorso. Sui due successivi passaggi Governo e maggioranza spingeranno sull’acceleratore con l’obiettivo di andare alla celebrazione del probabile referendum, che non prevede un quorum, nella primavera 2026.

Meloni: passo verso una giustizia più equa e trasparente

“L’approvazione in seconda lettura al Senato della riforma costituzionale della giustizia, segna un passo importante verso un impegno che avevamo preso con gli italiani e che stiamo portando avanti con decisione”. Lo afferma sui social la premier Giorgia Meloni. “Il percorso - aggiunge - non è ancora concluso, ma oggi confermiamo la nostra determinazione nel dare all’Italia un sistema giudiziario sempre più efficiente, equo e trasparente”.

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Separazione carriere, Nordio: "Passo importante verso indipendenza magistratura"

La protesta delle opposizioni

Protesta delle opposizioni in Aula al Senato dopo l’approvazione del ddl costituzionale sulla separazione delle carriere. Molti senatori dell’opposizione hanno intonato il coro ‘vergogna, vergogna’. I parlamentari del Pd hanno protestato alzando dei cartelloni con la copertina della Costituzione. Dai banchi del M5S hanno sollevato dei cartelli per dire alla maggioranza di non portare avanti questa legge in nome di Falcone e Borsellino. ‘Non in mio nome’, recitano i cartelli affiancati dalla foto dei giudici antimafia. Accanto il cartello ‘ma nel loro’, con accanto un fotomontaggio di Licio Gelli accanto a Silvio Berlusconi.

I senatore del Pd, al momento del voto della riforma della separazione delle carriere, hanno tutti esposto un frontespizio della Costituzione rovesciata. I deputati di M5s hanno invece alzato un cartello con le immagini di Borsellino e Falcone con la scritta "non nel loro nome". +++FOTO DIFFUSA DALL'UFFICIO STAMPA - USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE - NON VENDERE - NON USARE PER FINI NON GIORNALISTICI - NPK+++

Anm: la riforma addomestica i magistrati, Stato di diritto più fragile

“La riforma costituzionale approvata oggi toglierà garanzie ai cittadini, questa è la nostra principale preoccupazione. Ed è chiaro che l’intento di questa riforma sia quello di avere una magistratura addomesticata e subalterna, che rinunci al proprio compito di controllo di legalità”. Lo afferma la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati. “Nel pieno rispetto del voto odierno e in attesa dei successivi passaggi parlamentari previsti dall’articolo 138 della Costituzione continueremo a intervenire nel dibattito pubblico per argomentare con convinzione e determinazione le ragioni della nostra contrarietà a questo disegno di legge. Lo faremo nei prossimi mesi e lo faremo fino al referendum. La riforma Nordio mette a rischio l’indipendenza della magistratura, lo fa indebolendo l’organo di autogoverno innanzi tutto. E lo fa non prevedendo per la giustizia le risorse necessarie a garantirle un efficace funzionamento. Questa riforma non rafforza lo Stato di diritto: lo rende più fragile”, conclude la Giunta esecutiva centrale dell’Anm.

Calenda: votiamo sì alla separazione delle carriere. Renzi si astiene

Anche se alla riforma mancano i due terzi dei voti necessari per evitare il referendum popolare confermativo, una parte dell’opposizione appoggia l’intervento. E’ il caso di Azione. «Votiamo a favore della separazione delle carriere, era nel nostro programma elettorale. Che problema c’è, se ritieni che sia una cosa giusta per il Paese perchè non dovrei votarlo» ha detto Carlo Calenda a Ominbus, su La7. Mentre Renzi schiera Iv sulla linea dell’astensione. Un’astensione di “apertura”

La separazione delle carriere

Il cuore del provvedimento è dunque la separazione delle carriere dei pm e dei giudici, per cui ciascuno a inizio carriera dovrà fare una scelta definitiva di funzione, e restarci. Insomma niente più ’porte girevoli’ tra pm e giudici secondo un’espressione abusata negli anni scorsi.

I due Csm e la nomina tramite sorteggio

E’ prevista l’istituzione di due Csm, uno per la magistratura requirente e l’altro per quella giudicante, entrambi presieduti dal Capo dello Stato I membri dei due Csm restano in carica 4 anni. E ne fanno parte, di diritto di diritto i vertici della Cassazione (nel primo il procuratore generale e nel secondo il presidente). Gli altri consiglieri saranno individuati attraverso sorteggio, temperato nel caso di quelli di nomina parlamentare, secco per i togati. Un terzo infatti sarà sorteggiato da un elenco di professori ordinari, di università in materie giuridiche e di avvocati con almeno 15 anni di esercizio compilato dal Parlamento in seduta comune e, per i restanti due terzi, rispettivamente, tra i magistrati giudicanti e tra i magistrati requirenti.

L’alta Corte disciplinare

La funzione disciplinare è sottratta ai futuri Csm ed affidata a una Alta corte, alla quale è attribuita la giurisdizione disciplinare nei confronti dei magistrati ordinari giudicanti e requirenti. L’Alta Corte è composta da 15 giudici, tre di nomina presidenziale e gli altri 12 estratti a sorte (tre estratti a sorte da un elenco predisposto dal Parlamento, sei magistrati giudicanti e tre requirenti)

I tempi

Le norme sull’ordinamento giudiziario e sulla giurisdizione disciplinare dovranno essere adeguate alle nuove disposizioni costituzionali entro un anno dall’entrata in vigore della riforma (nel mentre si osservano le norme vigenti). È importante sottolineare che, essendo un disegno di legge di revisione costituzionale, il suo percorso parlamentare prevede due deliberazioni da parte di ciascuna Camera, ad intervallo non minore di tre mesi, e, in assenza di una maggioranza qualificata dei due terzi nella seconda votazione, la legge sarà sottoposta a referendum popolare. Quindi dopo l’ok del Senato, dovranno passare come minimo altri tre mesi. Nella molto probabile ipotesi di referendum costituzionale (dove non serve il quorum), nei migliori auspici la consultazione potrebbe tenersi nella primavera dell’anno prossimo.

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