Tuttavia, come chiarisce l’ex presidente Federparchi, la caccia non è un’attività efficace per il contenimento della popolazione: “I cacciatori non hanno interesse a limitare il numero di cinghiali. Alcune squadre smettono di cacciare se a gennaio hanno già abbattuto “troppo”, altre multano chi uccide femmine adulte, per garantire riproduzione futura. La caccia è organizzata in modo tale da mantenere la specie, non ridurla”.
Secondo Sammuri, bisognerebbe aumentare gli interventi di controllo faunistico come catture e abbattimenti mirati, che in base ai dati Ispra oggi ammontano a meno di un sesto del totale. “Servono operazioni condotte da personale specializzato. I cinghiali in certe zone, soprattutto nelle città, non dovrebbero esserci. Abbiamo tutti gli strumenti necessari per rimuoverli ma spesso prevalgono resistenze ideologiche”.
Oltre alla questione dei cinghiali, i problemi più consistenti per l’ecosistema e le attività antropiche sono causati dalle specie aliene, introdotte dall’uomo in ambienti non adatti. “Il granchio blu, la nutria, il punteruolo rosso delle palme, il cinipide che ha azzerato la produzione di pinoli. Sono queste, più dei grandi carnivori, a causare i danni maggiori. Limitare i problemi con le nutrie, ad esempio, è molto più difficile che convivere con orsi o lupi”, conclude Sammuri.
Il caso austriaco
Lo zoologo Richard Zink, responsabile del progetto Stadtwildtiere a Vienna, sottolinea che molti animali selvatici non si limitano a “visitare” le città, ma vi abitano stabilmente. La crescita urbana e l’agricoltura intensiva che circonda i centri abitati spingono la fauna selvatica verso le aree cittadine, dove spesso trovano condizioni più favorevoli: meno pressione venatoria, inverni più miti e habitat diversificati. Le prime ad arrivare in città sono state le volpi, già negli anni Settanta in Inghilterra, e oggi specie come cinghiali, lepri e conigli selvatici sono sempre più presenti a Vienna e in altre città europee.
Vienna è un caso particolare per il suo carattere verde e la vicinanza a riserve come il Parco Nazionale delle Pianure Alluvionali del Danubio. Le aree protette sono fondamentali per la conservazione, ma non spiegano il fenomeno dell’urbanizzazione della fauna. La causa principale è la perdita di habitat nelle campagne, che costringe gli animali ad adattarsi all’ambiente urbano.