Sempre più cinghiali e altre specie in città: come affrontare l’emergenza
La crescita incontrollata della specie crea problemi alle attività umane in diversi Paesi Ue, dai danni all’agricoltura fino agli incidenti stradali. L’esperto: «La caccia non è la soluzione»
di Massimo De Laurentiis (Il Sole 24 Ore), Kim Son Hoang (Der Standard, Austria), Petr Jedlička (Denik Referendum, Rep Ceca), Gruia Dragomir (Hotnews.ro, Romania), Justė Ancevičiūtė (Delfi, Lituania)
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I punti chiave
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Negli ultimi anni è diventato sempre più frequente vedere animali selvatici che si aggirano in città, passeggiando per le strade o rovistando tra i rifiuti. Sono ormai famose le immagini di cinghiali romani avvistati più volte nella capitale e diventati il simbolo di una gestione non adeguata degli spazi urbani. Ma i cinghiali sono arrivati anche a Genova, dove per diverso tempo decine di esemplari si sono stabiliti nell’area del Bisagno, il torrente che attraversa la città. Più di recente, ci sono stati avvistamenti anche nella zona di Torino.
L’impatto sulle attività umane
Secondo l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, il numero dei cinghiali in Italia è cresciuto in modo notevole, arrivando a circa un milione e mezzo di animali stimati nel 2021. Una presenza consistente che finora non è stata contenuta in modo adeguato e che interferisce sempre di più con le attività umane. Il problema principale sono i danni all’agricoltura, che secondo l’analisi di Ispra si attestano su una media di 17 milioni di euro all’anno. Le regioni più colpite sono Abruzzo e Piemonte, seguite da Toscana, Campania e Lazio.
Per fronteggiare l’emergenza, a settembre la regione Lazio ha autorizzato i produttori in possesso dei requisiti ad abbattere i cinghiali responsabili delle incursioni. Una misura accolta con favore da Coldiretti, che più volte aveva denunciato una gestione della fauna selvatica ritenuta inadeguata.
I timori riguardano anche l’allevamento, colpito dalla peste suina africana (PSA), un virus non pericoloso per l’uomo ma che può essere trasmesso ai maiali dopo il contatto con i loro “cugini” selvatici. La malattia è stata identificata anche in Italia a gennaio 2022 e da allora ha portato all’abbattimento di oltre centomila capi di bestiame, con importanti ricadute sulle esportazioni dovute al blocco dei prodotti italiani.
Quanto alla pericolosità per l’uomo, le aggressioni sono rarissime e legate a circostanze eccezionali, ma il rischio potrebbe crescere con l’espansione della specie nelle aree urbane. Più allarmante è il numero di incidenti stradali causati da animali selvatici, tra cui molti cinghiali. Secondo l’Associazione sostenitori amici della polizia stradale, nel 2024 sono stati 181 gli incidenti gravi con il coinvolgimento di un animale selvatico. Nei primi sei mesi del 2025 i casi sono stati già 100, di cui il 91% ha coinvolto selvaggina, con un bilancio di 7 vittime e 118 feriti.


