Se la rete di ricarica corre più veloce del mercato delle auto elettriche: il paradosso italiano
Nonostante la bassa penetrazione delle auto elettriche, l’Italia vanta una rete di ricarica pubblica tra le più dense d’Europa, ma servono interventi normativi e finanziari per sostenere la crescita
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I punti chiave
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Il settore italiano della mobilità elettrica sta vivendo una fase di espansione ma, rispetto ad altri Paesi europei, evidenzia aspetti critici e, si potrebbe dire, paradossali. Il primo dato di fatto, incontrovertibile, è che, in Italia, la diffusione delle auto elettriche è ampiamente inferiore rispetto ai livelli dei principali Paesi della Ue.
Il tasso di penetrazione delle auto elettriche
Nel 2025, il tasso di penetrazione delle auto elettriche (BEV) in Europa ha mostrato una crescita costante ed è stato trainato da Paesi come Olanda e Belgio, che vantano quote di penetrazione superiori al 30%, mentre grandi mercati come quello della Francia e della Germania si attestano, rispettivamente, su livelli pari al 18,2 e al 18 per cento. Dal canto suo l’Italia, con una quota di mercato elettrica intorno al 5-5,2%, si posiziona tra gli ultimi posti nel contesto europeo, preceduta anche dalla Spagna (8,4%). A fronte di un mercato ancora abbastanza ridotto, l’Italia presenta una rete infrastrutturale per la ricarica che viaggia più velocemente rispetto al mercato domestico e che brilla anche nel confronto con i principali benchmark del Continente. Se ci si limita ad una lettura ‘miope’ degli ultimi dati si potrebbe pensare, infatti, che l’infrastruttura di ricarica disponibile su territorio nazionale non sia molto distante, in termini di sviluppo, rispetto alla dimensioni ancora ristretta del mercato.
Sesti in Europa per punti di ricarica attivi
Secondo i dati Motus-E, alla fine del 2025, i punti di ricarica attivi sul territorio nazionale sono 62.145: un dato che colloca l’Italia al sesto posto in Europa. Tuttavia, mettendo i dati della rete di ricarica in relazione con la dimensione del mercato, emerge un quadro nettamente diverso. Con 1 punto di ricarica a uso pubblico ogni 6 auto elettriche immatricolate, l’infrastruttura italiana si conferma davanti a quelle di Francia (1 punto ogni 8,3 auto elettriche), Germania (1 punto ogni 10,7 auto elettriche) e Regno Unito (1 punto ogni 16,6 auto elettriche). In più l’infrastruttura italiana conserva il suo primato anche se si considerano solo i punti di ricarica veloci in corrente continua: Italia (1 punto DC ogni 25,7 auto elettriche), Francia (1 punto DC ogni 38,7 auto elettriche), Germania (1 punto ogni 42,7 auto elettriche) e Regno Unito (1 punto ogni 80,1 auto elettriche). Considerando poi il numero di punti di ricarica rispetto alla lunghezza totale della rete stradale, l’Italia è ancora ampiamente tra i migliori benchmark europei con una media di 1 punto di ricarica ogni 4 km di strade, al pari di Germania e Regno Unito, davanti alla Francia (1 punto ogni 6 km). Questi risultati sono l’effetto dei progressi compiuti negli ultimi anni: solamente nel 2025 l’aumento dei punti di ricarica attivi è stato del 15% mentre e dal 2019 si registra una crescita media annua dei punti di ricarica pari al 38%.
Per il presidente di Motus-E, Fabio Pressi, i numeri “smentiscono ancora una volta la narrazione di un’Italia arretrata sotto il profilo dell’infrastruttura al servizio della mobilità elettrica, ma ciò non toglie che ci sia ancora moltissimo da fare”. Gli interventi da realizzare per rafforzare ulteriormente l’infrastruttura di ricarica e aumentare la sua diffusione capillare sul territorio sono sintetizzabili nei 5 punti messi in luce nel documento di Motus-E “Ricaricare l’Italia: manifesto per un’infrastruttura strategica per il Paese”.
I 5 punti strategici
Il primo punto riguarda la riduzione dei costi di approvvigionamento energetico in capo agli operatori della ricarica, allineandoli agli altri grandi Paesi europei, per garantire prezzi finali al pubblico più competitivi.


