Istruzione

Scuola, sono donne otto insegnanti su dieci. La cultura può cambiare

In ogni grado l’elevata presenza femminile può diventare motore di un nuovo modo di educare, basato sulla parità di genere

di Silvia Pasqualotto

4' di lettura

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La scuola italiana è in mano alle donne. Si potrebbe riassumere così la fotografia che emerge dai dati relativi all’istruzione nel nostro Paese. Nell’anno scolastico 2023/2024, secondo i dati del ministero dell’Istruzione, le donne rappresentano l’81,3% del corpo docente. Le variazioni fra i diversi grai di istruzione vedono livelli ancora più elevati nella scuola dell’infanzia (oltre il 99,1%) e nella primaria (circa il 94,6%). Questo fenomeno, noto come femminilizzazione della scuola, è in atto da circa quarant’anni, e negli ultimi decenni ha interessato anche i gradi scolastici dove un tempo vi era un equilibrio più marcato tra i generi come le scuole secondarie di primo e secondo grado. Oggi, infatti, le donne costituiscono il 76,4% degli docenti alle medie e il 65,9% alle superiori. Un cambiamento significativo ha riguardato anche i dirigenti scolastici: le donne, che vent’anni fa erano una minoranza, oggi secondo i dati dell’ultima indagine Ocse Talis sono circa il 69%, anche se la quota maggiore si concentra negli istituti di scuola primaria e secondaria di primo grado e rimane inferiore al 50% nella scuola superiore.

Dalla scuola dell’infanzia fino all’ultimo anno delle superiori la formazione delle giovani e dei giovani è quindi nelle mani di migliaia di donne a cui spetta un compito tanto grande quanto delicato: educare e formare le cittadine e i cittadini di domani. Non si tratta semplicemente di insegnare loro a leggere, scrivere, fare le moltiplicazioni, conoscere le capitali d’Europa o memorizzare il primo canto della Divina Commedia. Ma piuttosto di insegnare nel senso più alto del termine: “insignare”, imprimere segni nella mente e nell’anima. È alle insegnanti, oltre che ai genitori, che i bambini e le bambine guardano fin da piccoli per imparare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ciò che è accettabile dire o fare e ciò che non lo è. La scelta delle parole e delle espressioni che scelgono di usare così come le immagini che adottano per descrivere loro il mondo: tutto contribuisce a formare un immaginario che può riflettere pregiudizi storici o piuttosto ribaltarli per creare una narrazione nuova.

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Il problema dei libri di testo

Fin dagli anni Settanta in Italia ha preso il via una riflessione sull’importanza dei modelli di genere nella letteratura per l’infanzia e nei libri di testo scolastici. La svolta è arrivata nel 1999, quando il nostro Paese ha aderito al progetto europeo Polite (Pari opportunità nei libri di testo): un codice di autoregolamentazione per l’editoria scolastica finalizzato a eliminare le discriminazioni di genere nei manuali scolastici. Tuttavia, dopo una fase iniziale di attenzione, l’interesse per il tema è progressivamente scemato e diverse ricerche condotte dal 2010 in poi hanno evidenziato come i libri di testo delle scuole elementari continuino a proporre rappresentazioni stereotipate dei ruoli di genere. Allo stesso modo, nei libri per le scuole secondarie le scrittrici vengono spesso relegate a brevi box alla fine dei capitoli, senza un vero ripensamento del canone letterario o della prospettiva con cui si affronta lo studio della letteratura. Le insegnanti hanno però il potere di decidere di adottare manuali che rispettino i criteri di parità, influenzando così anche le scelte degli editori.

Le docenti, inoltre, hanno la possibilità di aprire parentesi, allungare lo sguardo, mettere l’accento su ciò che viene tralasciato dalla narrazione principale facendo sì che la scuola non sia solo un luogo che ripropone le logiche e le gerarchie della società ma che ne sperimenti di nuove. Certamente ci sono i programmi ministeriali da portare a termine, ma perché non affiancare alla tradizionale spiegazione di chi è stato, per esempio, Albert Einstein, il racconto della vita e dei traguardi professionali di una scienziata come Amalia Ercoli Finzi, che tutt’oggi si prodiga per diffondere una cultura paritaria anche nelle Stem. Proposte di letture, approfondimenti, ricerche: sono tanti gli strumenti nelle mani delle insegnanti per portare la parità di genere tra i banchi.

Orientare senza pregiudizi

Un altro aspetto fondamentale riguarda l’orientamento nel delicato passaggio dalle scuole medie alla scelta delle superiori. Anche in questo caso è alle insegnanti che generalmente ci si rivolge per avere un consiglio sulla scelta migliore da fare. Nel caso delle ragazze, questa scelta esclude ancora troppo spesso la possibilità di intraprendere una carriera nel settore Stem. Le docenti possono però, anche in questo caso, rompere lo stereotipo, dare fiducia e indirizzare anche le ragazze verso percorsi di studio scientifici.

L’aiuto del Pnrr

Un aiuto in questo senso arriva anche dal Pnrr e chiama in causa le dirigenti d’istituto diventate sempre più numerose negli ultimi anni. Tra gli obiettivi che il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha individuato per le scuole c’è, infatti, anche la realizzazione di laboratori per le “professioni digitali del futuro”. Un’opportunità che potrebbe concretizzarsi, per esempio, in laboratori di coding o di robotica, così da consentire tanto ai maschi quanto alle femmine di sperimentare ed esplorare la propria attitudine verso le materie scientifiche.

La scuola è per milioni di bambine e bambini il primo ingresso in società, il primo confronto con il mondo. Guidarli con parole, regole e messaggi nuovi è la sfida di questo corpo docente quasi esclusivamente femminile le cui potenzialità sono ancora tutte da esplorare.


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