Il nuovo regolamento

Digital Markets Act europeo in vigore: ecco come cambiano Apple, Meta, Google e gli altri

Scatta da giovedì 7 marzo il regolamento che l’Europa ha voluto per riequilibrare la concorrenza nei mercati digitali

di Alessandro Longo

Aggiornato il 7 marzo 2024, ore 10:07

Da Ue multa a Apple da 1,8 miliardi per abuso posizione dominante

5' di lettura

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Le big tech stanno cambiando molta della tecnologia alla base dei loro servizi e gli utenti europei se ne accorgeranno presto: tutto perché scattano giovedì le regole del Digital Markets Act, il regolamento che l’Europa ha voluto per riequilibrare la concorrenza nei mercati digitali.

Con sanzioni fino al 10 per cento del fatturato globale, che raddoppiano in caso di recidiva: un bel disincentivo. Non sorprende che le big tech stiano cominciando ad annunciare importanti modifiche, anche se alcune novità forse richiederanno ancora mesi e un braccio di ferro con l’Europa per esprimersi appieno. Le modifiche che le big tech stanno facendo ora sono in effetti “proposte” di adeguamento al Dma, che la Commissione europea dovrà valutare.

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Ricordiamo che ricadono nel Digital Markets Act le piattaforme con un fatturato annuo di almeno 7,5 miliardi di euro all’interno dell’Ue negli ultimi tre anni, una valutazione di mercato superiore ai 75 miliardi di euro, almeno 45 milioni di utenti finali mensili e 10 mila utenti aziendali stabiliti nell’Ue.

La Commissione europea ritiene che siano 22 le piattaforme: social network (TikTok, Facebook, Instagram e LinkedIn), browser (Safari e Chrome), sistemi operativi (Google Android, iOs e Windows Pc Os), software per spazi pubblicitari (Google, Amazon e Meta), servizi di intermediazione (Google Maps, Google Play, Google Shopping, Amazon Marketplace, App Store e Meta Marketplace) e di messaggistica (WhatsApp e Messenger); Google Search (come motore di ricerca) e YouTube (come piattaforma di condivisione video).
Ecco un dettaglio delle azioni intraprese da ciascuna di queste aziende, almeno finora.

Apple, la più impattata

Apple è forse l’azienda più impattata, perché è anche quella che finora ha tenuto un controllo più stretto sulla propria piattaforma. Sarà costretta ad allentarlo, anche se non è ancora del tutto chiaro fino a che punto lo farà.

Tre le novità. Accesso a store di app alternativi: per la prima volta, Apple consentirà agli utenti di iPhone e iPad di accedere a store di app concorrenti, aumentando così la scelta dei consumatori. Sistemi di pagamento alternativi: consentirà l’uso di sistemi di pagamento alternativi, riducendo così la dipendenza di app dall’ecosistema di pagamento di Apple. Selezione del browser predefinito: i nuovi utenti in Europa avranno la possibilità di selezionare un browser predefinito diverso da Safari al momento della configurazione dei dispositivi.

L’Europa ritiene che il “default” abbia un forte potere sulle scelte degli utenti, infatti. Dietro quest’assunto c’è anche l’azione dell’Antitrust Usa contro l’accordo con cui Google paga Apple per mettere il suo motore di ricerca come default sugli iPhone. Con l’accesso a store alternativi in realtà Apple non elimina la sua commissione imposta agli sviluppatori.

Apple dà loro tre possibilità, in Europa, adesso: gli sviluppatori potrebbero mantenere lo status quo dell’App Store e pagare fino al 30% di commissione sulle vendite. Oppure potrebbero ridurre la commissione al 17% e aggiungere una nuova tassa di 50 centesimi di euro per ogni download superiore a un milione all’anno.

Terza possibilità: evitare la commissione di Apple vendendo attraverso un app store concorrente, ma in questo caso pagando comunque la tassa sul download. Apple ha dichiarato che il piano è conforme alla legge e che il 99% degli sviluppatori dell’Unione Europea ridurrà o manterrà le commissioni dovute. I produttori di app protestano, affermando che il piano viola la lettera e lo spirito della legge. Secondo le nuove regole, un gigante tecnologico come Apple dovrebbe consentire ai creatori di app di vendere abbonamenti e servizi al di fuori delle loro app “gratuitamente”, ha dichiarato Damien Geradin, un avvocato dell’antitrust europeo che assiste gli sviluppatori di app.

Le autorità di regolamentazione europee si pronunceranno sulla proposta di adeguamento di Apple al Dma solo dopo la data di entrata in vigore di giovedì. Se dovessero aprire un’indagine formale, si potrebbe aprire una lunga battaglia legale che potrebbe costringere Apple a cambiare o a rischiare le multe previste. Il clima su questi temi è già caldo. Apple è stata appena multata per 1,8 miliardi di euro dalla Commissione europea per comportamento anticoncorrenziale nel suo App Store.

La Commissione ha stabilito che Apple ha discriminato Spotify e altre applicazioni musicali impedendo loro di informare i clienti su metodi alternativi di abbonamento più economici al di fuori dell’app. Sempre per motivi competitivi, Apple sta anche rendendo più facile per gli utenti Android interagire con il suo prodotto iMessage, su pressioni delle autorità americane e con effetti che potremmo vedere anche da noi, anche se Apple non è obbligato a farlo: iMessage non rientra nel Dma per l’Europa.

Meta e TikTok: cosa cambia

Facebook, Instagram, Tiktok smettono di fare vedere ai minorenni pubblicità personalizzata. A nessun utente mostreranno più pubblicità sulla base della loro etnia, delle loro opinioni politiche e del loro orientamento sessuale. Gli utenti di TikTok e Instagram adesso – come già su altri social - possono anche scegliere di vedere i post senza contenuti consigliati scelti da un algoritmo basato sui loro dati personali.

Meta ha anche introdotto un abbonamento per chi vuole smettere di vedere la pubblicità (9,99 euro sul web, 12,99 euro su smartphone), per venire incontro alle richieste della Commissione europea, che però da qualche giorno ha aperto un’indagine formale su questa scelta, per verificarne la correttezza.

Meta ora permette anche di limitare la condivisione di dati tra diversi suoi network, Instagram, Facebook, Messenger eccetera.Sta anche modificando Whatsapp per consentire agli utenti di comunicare con utenti di altre app di chat, mantenendo la crittografia. Perché l’utente possa in effetti fruire di questa novità, serve però anche che le altre app, come Telegram, siano d’accordo. E non è scontato. Loro, a differenza di Meta, non sono soggetti al Dma.

Google, tre novità

Questi limiti sulla pubblicità personalizzata valgono anche per Google, che in più attua tre novità. Riduzione della visibilità dei propri servizi: renderà meno visibili i propri servizi nei risultati di ricerca, offrendo quindi maggiore spazio ai concorrenti. Un punto su cui è già stato bastonato dall’Antitrust Ue. In modo analogo, nei risultati di ricerca per categorie specifiche come voli e ristoranti, Google garantirà un collegamento maggiore ai siti dei concorrenti.Terzo punto, la limitazione della condivisione dei dati: Gli utenti europei avranno l’opzione di limitare la condivisione dei dati personali tra i vari servizi di Google, come la ricerca, YouTube e Chrome.

Microsoft, l’IA può attendere

Microsoft sta facendo modifiche al proprio Windows per rispettare il Dma, tra l’altro consentendo di disinstallare tutte le proprie applicazioni dal sistema – incluso Edge e Bing - e rafforzando le scelte degli utenti sulle app da mettere come default. Al momento, inoltre, l’integrazione di Windows con l’intelligenza artificiale Copilot non può partire in Europa proprio per via delle regole del Dma; nell’attesa che Microsoft completi, anche su questo fronte, il processo di adeguamento.

Amazon, più trasparenza sull’adv

Amazon ha risposto alle preoccupazioni dei regolatori antitrust dell’UE impegnandosi a trattare tutti i venditori in modo equo e a migliorare la visibilità dei prodotti dei rivali sulla propria piattaforma (tema contestato da due indagini dell’UE). Offre quindi, tra l’altro, servizi di spedizione alternativi ai venditori oltre al proprio servizio Prime, con prezzi e tempi di consegna che definisce competitivi. Per il Dma sta aumentando inoltre la trasparenza del proprio sistema pubblicitario, dando così a venditori e utenti una maggiore leva di controllo.


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