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Sanremo 2026, le pagelle della terza serata: Maria Antonietta e Colombre, la (nostra) felicità e basta

I nostri voti e i giudizi alla finale delle Nuove proposte e alle esibizioni degli altri 15 Big

di Francesco Prisco

Maria Antonietta & Colombre aprono la terza serata di Sanremo 2026

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La terza serata del 76esimo Festival di Sanremo, che ha assegnato il primo riconoscimento di questa edizione, il premio per le Nuove proposte, ospita le performance degli ultimi 15 dei 30 Big in gara. Ecco le pagelle e i nostri giudizi a tutte le esibizioni.

Angelica Bove, «Mattone» 6

Arpeggio di piano coldplayiano e intepretazione alla maniera di chi medita sui misteri dell’universo sopportandone il peso per Angelica Bove. La canzone chiamata Mattone non ci fa impazzire, ma è il meglio che passa il convento in questa finale delle Nuove proposte di Sanremo.

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Nicolò Filippucci, «Laguna» 5

Pop che vorrebbe essere contemporaneo. Uno aspetta che succeda qualcosa, ma alla fine non succede niente. A parte l’assegnazione del premio per le Nuove proposte che, fosse stato per noi, avremmo inviato altrove.

Maria Antonietta e Colombre, «La felicità e basta» 8

A cosa si può ambire per combattere contro il logorio della vita moderna e uscirne vivi? La felicità e basta, tra le cose migliori di questo Festival di transizione. O meglio: la (nostra) felicità e basta.

Leo Gassmann, «Naturale» 3

Di questa canzone abbiamo capito tutto, tranne il titolo: Naturale. Che c’è di naturale in tutto questo?

Malika Ayane, «Animali notturni» 6

Tutto sommato gradevole la svolta dancefloor di Malika Ayane, abito che non aveva mai indossato prima a Sanremo.

Sal Da Vinci, «Per sempre sì» 4.5

Un grande umanista napoletano, Giovanni Gioviano Pontano, scrisse De amore coniugali, un elogio dell’istituzione del matrimonio che, con la sua eleganza, fece innamorare le corti quattrocentesche. Sicuramente suonava parecchio diversa dalla hit matrimoniale di Sal Da Vinci che fa impazzire l’Ariston.

Tredici Pietro, «Uomo che cade» 5

Lui è un ragazzo simpatico. Facendo una media tra la strofa (bruttina) e il ritornello, il voto è 5.

Raf, «Ora e per sempre» 4.5

Questa canzone apre un varco dimensionale che ci riporta riporta indietro, al Sanremo del 1986. Effetto serata revival.

Francesco Renga, «Il meglio di me» 5-

Altra Polaroid uscita fuori dalla capsula del tempo, a ricordarci che ventina d’anni fa o giù di lì eravamo più giovani e più in forma. Ma in fondo gridavamo tale e quale.

Eddie Brock, «Avvoltoi» 5

Non si può dire che canti male, anzi. Ma infastidisce questo cantautorato scolastico applicato agli amori adolescenziali.

Serena Brancale, «Qui con me» 7.5

C’è più di un indizio che porta a pensare che questo brano chiuderà alto nella classifica di Sanremo 2026.

Samurai Jay, «Ossessione» 3

Il reggaeton non è esattamente la nostra tazza di tè. Ma tra Samurai Jay e quella cosa che ha fatto Bad Bunny all’half time show del Super Bowl ci sarebbero infiniti mondi, innumerevoli possibilità da esplorare, tante cose che si possono fare. Un po’ triste fermarsi alla prima fermata. Niente aggiunge il cameo di Belèn Rodriguez in playback.

Arisa, «Magica favola» 6

La svolta fiabesca di Arisa non è per tutti, però la sufficienza ci sta.

Michele Bravi, «Prima o poi» 4.5

Il pezzo non ci piace e l’interpretazione non è precisa.

Luchè, «Labirinto» 5-

Certe cose Luchè sa farle solo lui. A Sanremo però non si capisce perché voglia fare come tutti gli altri.

Mara Sattei, «Le cose che non sai di me» 4.5

Mezzo voto in più per il Mellotron beatlesiano. Tutto il resto è noia.

Sayf, «Tu mi piaci tanto» 6-

Il pezzo ci piace tanto. Un vero peccato che l’artista sia scivolato all’inizio dell’interpretazione.

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