Sanremo 2026, in testa Arisa, Sayf, Luchè, Brancale e Da Vinci. Filippucci vince tra i Giovani
Eros Ramazzotti e Alicia Keys superospiti. Poi cantanti che in annate diverse non avresti visto, comici che non fanno ridere e spennellate di retorica
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«Sono loro stasera i migliori che abbiamo?» La domanda arriva dal passato, da una delle canzoni più belle dell’immenso Fabrizio De André, ma ci sta a pennello come commento fuori campo, davanti a ogni passaggio (a vuoto) di questo Sanremo 2026 tutt’altro che fortunato. La terza serata non fa eccezione: cantanti che in annate diverse non avresti neanche visto in Riviera, comici che non fanno ridere, spennellate di retorica patriottica e/o buonista qua e là.
E poi c’è la gara che emette i primi verdetti: Nicolò Filippucci vince il premio della categoria Nuove proposte con il brano Laguna, battendo in finale Angelica Bove che cantava Mattone. La Bove si consola portandosi a casa il premio della critica Mia Martini e quello della sala stampa Lucio Dalla. «Sono contentissimo, non so cosa dire. Grazie davvero, grazie maestro, grazie orchestra, grazie a tutti, è un sogno, davvero», commenta istituzionale Filippucci. Il direttore artistico Carlo Conti, per l’occasione affiancato dal conduttore di Sanremo Giovani Gianluca Gazzoli, annuisce.
Quanto al concorso dei Big, che ha visto esibirsi i rimanenti 15 artisti in gara, al termine della terza serata i cinque più votati da Televoto (50%) e Giuria delle Radio (50%) in ordine randomico sono Arisa, Sayf, Luchè, Serena Brancale e Sal Da Vinci.
Co-conduttori della serata sono la top model russa Irina Shayk e Ubaldo Pantani nella parodia di Lapo Elkann, l’ennesimo comico che non fa ridere di un’edizione che - Lillo a parte - sembra avere un problema serio con la comicità.
Abbiamo capito come mai il comico d’area meloniana Andrea Pucci era destinato a co-condurre proprio questa terza serata di Sanremo 2026. Tra il premio alla carriera a Mogol con tanto di passaggio un po’ forzato sulla cucina italiana patrimonio Unesco, i bambini di Caivano, luogo simbolo dello storytelling governativo, gli appelli alla pace che coesistono con la presenza di modelle russe che, per loro stessa ammissione, non parlano di politica, Pucci si sarebbe sentito tutto sommato a suo agio.
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