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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
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La serata delle cover da quando esiste è uno degli appuntamenti più attesi di ogni edizione del Festival di Sanremo. Fa storia a sé in termini di classifica, ma spesso e volentieri appassiona persino di più del concorso vero e proprio. Qui di seguito riportiamo le nostre pagelle e i giudizi a tutte le performance.
La Lamborghini la butta subito in caciara con una hit internazionale dei primi anni Duemila: Aserejé delle spagnole Las Ketchup. Sono in quattro ma cantano all’unisono. C’è l’imperdibile coreografia celebre quasi quanto Il ballo del qua qua che Elettra fa riprodurre tal quale al pubblico dell’Ariston. Il mondo è un grande villaggio turistico, ma ormai c’è rimasto poco da animare.
Difficile metabolizzare l’accoppiata Eddie Brock-Fabrizio Moro. L’insostenibile pesantezza di certo pop.
È difficile immaginare questa canzone interpetata da altri artisti che non siano Carmen Consoli. Il mash up di Mara Sattei e Mecna, con violoncelli a portata di mano, vorrebbe essere elegante ma è sciantoso.
L’idea sarebbe interessante: coreografare un classico della musica leggera italiana con i volteggi di un ballerino classico, il lettone Timofej Andrijashenko. L’esecuzione lascia a desiderare: Patty Pravo è imprecisa e l’interpretazione difetta di intensità. Peccato.