Sanremo 2025, gli stessi 11 autori hanno scritto il 66,6% dei brani in gara
Federica Abbate firma sette canzoni e Davide Simonetta cinque, Ettorre, Petrella e Lazzarin quattro. Apriamo l’Antitrust della canzonetta? Esposto Codacons
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«Chi ha intelligenza, calcoli il numero della Bestia, perché è un numero d’uomo: questo numero è 666», recita l’Apocalisse di Giovanni. Un numero enigmatico, oscuro, diabolico che ha ispirato tanta musica eccellente, dal prog degli Aphrodite’s Child al metal degli Iron Maiden. Nessuno avrebbe mai scommesso che ce lo saremmo ritrovati tra i piedi alla vigilia di Sanremo 2025, eppure: il 66,6% dei brani in gara alla prossima edizione del Festival della canzone italiana è stato scritto dagli stessi 11 autori. Venti pezzi su trenta, per essere più precisi: quelli di Clara, Rose Villain, Serena Brancale, Sarah Toscano, Fedez, Emis Killa, Joan Thiele, Francesco Gabbani, Rocco Hunt, Achille Lauro, Elodie, Francesca Michielin, Rkomi, The Kolors, Tony Effe, Gaia, Noemi, Giorgia, Irama e Shablo.
I magnifici 11
Il fenomeno non è nuovo, lo sapete: quando c’è Sanremo e metà Italia si accapiglia per dire la sua su se è meglio la canzone di Tizio o quella di Caio, mentre l’altra metà gioca a Fantasanremo, lontano dai riflettori c’è un ristretto club di autori che vince sempre. In termini di diritto d’autore, uno degli asset che contano di più quando parliamo di economia della musica: l’anno scorso constatammo che 13 autori avevano scritto dalle due alle quattro canzoni in gara a Sanremo 2024. Quest’anno il perimetro del club si è ristretto a 11 elementi, ma in cinque superano la barriera delle tre canzoni firmate. Vediamo di chi si tratta.
Il settebello di Federica Abbate
In testa troviamo Federica Abbate, nipote del paroliere del leggendario Mambo italiano, che quest’anno ha addirittura scritto sette canzoni: quelle di Clara, Rose Villain, per cui ha collaborato alle musiche, Serena Brancale, Sarah Toscano, Fedez, Emis Killa e Joan Thiele. Decisamente in rialzo le sue quotazioni, se consideriamo che l’anno scorso di brani in gara ne aveva scritti soltanto due. Segue Davide Simonetta che mette la firma su Francesco Gabbani, Rocco Hunt, Achille Lauro, Elodie e Francesca Michielin. Anche lui l’anno scorso si era fermato a quota due canzoni. Sul terzo gradino del podio, con quattro canzoni firmate a testa, troviamo a parimerito Jacopo Ettorre (Clara, Rkomi, Serena Brancale e Sarah Toscano), Davide «Tropico» Petrella (The Kolors, Elodie, Tony Effe e Gaia), tutti e due stabili rispetto all’anno scorso, e Nicola Lazzarin detto Cripo (Rose Villain, Serena Brancale, Fedez e Emis Killa).
Occhio a Blanco
Non passa inosservato Blanco, al secolo Riccardo Fabbriconi: nel 2022 vinse con Brividi, nel 2023 prese a calci le rose sul palco dell’Ariston beccandosi un esposto del Codacons e quest’anno firma tre canzoni (Noemi, Giorgia e Irama). A quota tre anche Luca Faraone (Rkomi, Tony Effe e Shablo), Michele «Michelangelo» Zocca (Noemi, Giorgia e Irama) e il producer Stefano «Zef» Tognini (The Kolors, Rocco Hunt e Gaia). A due, in ultimo, Paolo Antonacci (Rocco Hunt e Achille Lauro), figlio di cotanto Biagio un po’ calato rispetto all’anno scorso, quando ne firmava tre, ma anche Shablo che, in quanto artista in concorso, ha scritto ovviamente la sua canzone e quella del suo assistito Rkomi. Poi dice che i pezzi si assomigliano un po’ tutti.
La versione di Carlo Conti
Incalzato sul tema in conferenza stampa, il direttore artistico Carlo Conti ha dichiarato: «Non ho scelto i brani guardando chi li avesse scritti, ma solo ascoltandoli. Solo ora, leggendo la lista, mi sono reso conto di questa concentrazione. Credo che sia una dimostrazione del fermento creativo che coinvolge sia autori che artisti, spesso pronti a collaborare o a scambiarsi le canzoni». A voler pensar male, forse sarebbe il caso di introdurre una specie di Antitrust dell’Italica canzonetta. Alcune delle massime cariche dello Stato, in questo momento impegnate a riformare il burraco, potrebbero essere sensibili alla causa. Ma siccome siamo degli inguaribili ottimisti, rinnoviamo ai tanti giovani che aspirano a lavorare nella musica lo stesso consiglio dell’anno scorso: mettetevi a scrivere canzoni. Non è che questi stessi 11 ragazzi possono continuare ad ammazzarsi così di lavoro.








