Sanremo

Sanremo 2025, le pagelle della serata cover: Fedez riscrive «Bella stronza», Bresh ri-canta tre volte

Voti e giudizi alle esibizioni da Rose Villain con Chiello a Shablo con Neffa

di Francesco Prisco

Sanremo 2025, le pagelle della serata cover: Fedez riscrive «Bella stronza», Bresh ri-canta tre volte

4' di lettura

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La serata delle cover è un po’ come «l’argomento a piacere» dell’esame di maturità. Una grande opportunità (anche se quest’anno non pesa nella classifica finale), ma anche un potenziale rischio. Il meglio e il peggio delle 26 esibizioni della serata delle cover nelle pagelle e nei giudizi di Francesco Prisco.

Rose Villain e Chiello, «Fiori rosa, fiori di pesco» 5,5

Lei precisissima (la canzone di Battisti, evidentemente, le piace molto), lui arrabbiato e dadaista. Il mix funzionerebbe anche, ma c’è un carico eccessivo di improvvisazione da parte dell’ospite che fa a cazzotti con quello che è uno standard quasi inviolabile della musica leggera italiana. Peccato.

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Modà e Francesco Renga, «Angelo» 4

Se indossi un capo di 40 anni fa, sei classico. Se lo indossi di 20 anni fa, sei fuori moda. E se ti chiami Modà, la cosa rappresenta un problema.

Clara e Il Volo, «The Sound of Silence» 2

Prendi quel capolavoro di semplicità che Paul Simon scrisse, lo armonizzi a quattro voci e lo imbottisci di acuti. E sai perché? Perché non l’hai capito: la canzone si chiama The Sound of Silence e tu gridi come Figaro qua, Figaro là.

Noemi e Tony Effe, «Tutto il resto è noia» 6,5

Omaggio ar Califfo, coerente cor Califfo. Ahò. E il primo team-up tra due concorrenti della serata cover può dirsi riuscito.

Francesca Michielin e Rkomi, «La nuova stella di Broadway» 6

Lei mezza infortunata al pianoforte, lui in total black seduto alle sue spalle. L’obiettivo - la canzone di Cesare Cremonini - è alla loro portata. La sufficienza ci sta.

Lucio Corsi e Topo Gigio, «Nel blu dipinto di blu» 7

Un duetto con Topo Gigio lo aveva già fatto Valerio Lundini (su Brividi). Il contesto sanremese, tuttavia, dona solennità all’operazione. E Lucio ci mette un tocco di blues. Molto divertente.

Serena Brancale e Alessandra Amoroso, «If I ain’t got you» 8

Pezzo di Ailcia Keys incantabile per un buon 85% delle voci femminili in circolazione. Ma non per le due signore in questione. Interpretazione notevole. Questo deve fare Serena Brancale nella vita!

Irama e Arisa, «Say something» 8

Altro pezzo che richiede fondamentali notevoli, quello di A Great Big World e Christina Aguilera. Irama e Arisa ne escono benissimo, a testimonianza del fatto che per molti nostri cantanti il problema non sono certo le doti canore ma il repertorio.

Gaia e Toquinho, «La voglia la pazzia» 6

Questa è una delle nostre canzoni preferite. Adoriamo Toquinho da sempre e per Gaia - chiamata a fare la parte di Ornella Vanoni - il compito non doveva essere facile. Lui meriterebbe un 7, lei 5: la media fa 6.

The Kolors e Sal Da Vinci, «Rossetto e caffè» 4

Momento nemelodico del quale salviamo una sola cosa: la giacca del batterista ricavata da sciarpe del Napoli cucite tra loro. Vero è che la fede salva, ma non ne abusiamo.

Marcella Bella e Twin Violins, «L’emozione non ha voce» s.v.

Una delle cose che abbiamo meno capito al Festival di Sanremo di quest’anno è la partecipazione di Marcella Bella. Del pezzo in gara abbiamo già detto, la sviolinata della serata cover purtroppo non migliora il quadro d’insieme. L’omaggio al fratello Gianni, autore della canzone e presente in platea, è un momento da pomeriggio di Rai 2.

Rocco Hunt e Clementino, «Yes I know my way» 5,5

Si parte con il video della «benedizione ufficiale» di Pino Daniele ai due. La parte rappata ci potrebbe pure stare, quella cantata è ai limiti del karaoke. Ma l’immagine e la voce di Pino commuovono l’Ariston e suscitano la standing ovation.

Francesco Gabbani e Tricarico, «Io sono Francesco» 9

Bella l’idea di recuperare Tricarico e questa sua canzone che è importante e parla a ciascuno di noi, perché parla di tutti noi. A un certo punto salgono i bambini sul palco, Tricarico si emoziona e noi con lui. Perché in fondo siamo tutti Francesco. Compreso chi scrive.

Giorgia e Annalisa, «Skyfall» 8,5

Ancora un pezzo incantabile, quello di Adele per la colonna sonora dell’omonimo film di 007. Annalisa è brava, Giorgia una forza della natura e nel confronto si esalta. Operazione di grande classe. Pubblico in piedi.

Simone Cristicchi e Amara, «La cura» 7,5

Si apre con il Salmo 51 in aramaico cantato da Amara, la cover di questo capolavoro della popular music purtroppo usurato da innumerevoli concertini matrimoniali. L’omaggio al Maestro è sentito, la performance riuscita.

Sarah Toscano e Ofenbach, «Overdrive» 5

Esibizione da festa dei 18 anni in discoteca.

Coma_Cose e Johnson Righeira, «L’estate sta finendo» 6

«La» canzone degli anni Ottanta parte bene, con un sontuoso arrangiamento orchestrale. Le aspettative si alzano. Poi arriva Johnson e l’effetto è un po’ villaggio vacanze. «L’estate sta finendo/ Sanremo sta finendo» ma comunque una sufficienza la scuce.

Joan Thiele e Fra’ Quintale, «Che cosa c’è» 7.5

Pezzo sacro trattato con i guanti. Grande gusto.

Olly e Goran Bregovic, «Il pescatore» 4

E all’improvviso arriva una canzone tipo Bregovic... In realtà arriva proprio Bregovic e l’idea di arrangiare alla balcanica Il pescatore sarebbe bella, ma qualcuno dovrebbe spiegare a Olly che la parte importante del testo di Faber è quella che sta tra i Lalalalàllalalalà, non il contrario.

Elodie e Achille Lauro, «A mano a mano/ Folle città» 7

Convincente il primo pezzo, con l’interpretazione decadente del classico di Rino Gaetano, un po’ meno -ma comunque sufficiente - l’omaggio Bertè.

Massimo Ranieri e Neri per caso, «Quando quando» 6

L’omaggio a Pino Daniele più originale della serata: il mash-up Ranieri-Neri per caso è suggestivo, ma forse si complica un po’ troppo, a livello ritmico, nel ritornello.

Willie Peyote, Tiromancino e Ditonellapiaga, «Un tempo piccolo» 6,5

Il brano di Califano è molto bello, le intenzioni sono buone ma l’impasto vocale tra i tre interpreti (timbri, volumi e sensibilità molto diverse) non funziona sempre bene.

Brunori Sas, Dimartino e Riccardo Sinigallia, «L’anno che verrà» 6-

Tre artisti che stimiamo omaggiano un artista che non stimiamo: di più. Le aspettative, con questi presupposti, sono altissime. Effetto falò. Ne esce fuori una cosa troppo semplice. Magari, piuttosto che andare sulla Yesterday di Lucio Dalla, sarebbe stato il caso di pescare nel suo repertorio meno noto.

Fedez e Marco Masini, «Bella stronza» 6,5

Una delle innumerevoli puntate della serie web sui Ferragnez. Fedez rappa sulla fine della sua storia d’amore con Chiara Ferragni (o forse sulla storia con Angelica: agli appassionati del genere l’ardua sentenza) e alla fine conclude con una: «Ti ho dato tutte le ragioni/ per essere una bella stronza».

Bresh e Cristiano De André, «Creuza de mä» 10

Bresh deve fare i conti con l’handicap della falsa partenza (il microfono alla prima non gli funziona). A Cristiano De André cade il kit di microfonazione e glielo recuperano gli assistenti di scena. La canzone, causa problemi tecnici, sarà insomma eseguita due volte e mezzo. Tutto questo non ci impedisce di assistere a un capolavoro. Nel nome del Padre ma anche un po’ del Figlio.

Shablo ft. Guè, Joshua, Tormento, Neffa e «Amor de mi vida/Aspettando il sole» 7

Sottotono versus Neffa e i Messaggeri della Dopa. Una specie di all star del rap italiano. Bello vederli insieme.

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