Festival della canzone italiana

Sanremo 2025, pagelle seconda serata: Lucio Corsi poetico, Rose Villain di plastica

Le nostre valutazioni alle esibizioni di Nuove proposte e Big da Rocco Hunt a Willie Peyote

di Francesco Prisco

Sanremo 2025, pagelle seconda serata: Lucio Corsi poetico, Rose Villain di plastica

3' di lettura

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Le pagelle e i giudizi di Francesco Prisco alle esibizioni delle quattro Nuove proposte e dei 15 Big in scena per la seconda serata di Sanremo 2025.

NUOVE PROPOSTE

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Alex Wyse, «Rockstar» 6.5

Ballata glam abbastanza gradevole con qualche reminiscenza beatlesiana. Il pezzo è costruito bene e lui lo interpreta alla perfezione. Non c’è male.

Vale Lp e Lil Jolie, «Dimmi tu quando sei pronto per fare l’am0re» 6.5

Rocchettino che si regge sulla linea di basso imbottita di compressore, testo ammiccante, interpretazione occhieggiante. Sul finale messaggio sul consenso: «Se io non voglio, tu non puoi».

Maria Tomba, «Goodbye, (Voglio good vibes)» 5

«Guardami negli occhi e non le poppe oppure goodbye» è il tema portante di questo r’n’b giocato molto sul personaggio della ex concorrente di X Factor. La si butta troppo sulla simpatia.

Settembre, «Vertebre» 5

Ballata noiosetta per questo epigono di Michele Fragola che, al contrario di Michele Fragola, non è precisissimo nell’interpretazione. Alla prima semifinale dei giovani meritavano di passare entrambi, alla seconda nessuno.

IL RACCONTO DELLA SECONDA SERATA

BIG

Rocco Hunt, «Mille vote ancora» 6-

Il racconto mainstream di Napoli o è Gomorra o è Scugnizzi. Rocco Hunt discende dal secondo phylum. Non è colpa nostra, ma lo zucchero nel caffè non ci piace.

Elodie, «Dimenticarsi alle 7» 4.5

«Quando prendi a calci la poesia/ ma che bella sei», canta una Elodie piena di sovrastrutture pop e furbizia. Se c’è un mainstream che ci piace, sicuro non è questo.

Lucio Corsi, «Volevo essere un duro» 7.5

In questo festival c’è chi la poesia la prende a calci e chi la incarna. Come per esempio fa Lucio Corsi, un cantautore con una storia, un eroe glam, la sopresa (speriamo) dell’edizione. Uno autentico, sincero, persino troppo: «Scusate il sol scordato della chitarra», dirà a fine esibizione. Eppure nessuno se n’era accorto.

The Kolors, «Tu con chi fai l’amore» 6-

Disco music, disco music, io ti amo, poi ti odio, poi ti amo, poi ti odio, poi ti apprezzo. Non un capolavoro di originalità, ma canzone che punta a prendersi l’airplay. La specialità in casa The Kolors.

Serena Brancale, «Anema e core» 3

Tanta, troppa ruspantezza a buon mercato nel reggaeton che «s’adda vede’, s’adda vede’, s’adda vede’».

Fedez, «Battito» 5

Questo Fedez dalle pupille dilatate, come fosse posseduto da Venom, ci inquieta parecchio. Evidentemente la finalità quella era. Pezzo costruito bene, in ogni caso.

Francesca Michielin, «Fango in paradiso» 4-

Al termine dell’esibizione, la Michielin scoppia in lacrime: «Grazie di cuore a tutti e a tutte», ha detto lasciando il palco. Sarà che s’è fatta male, sì, no, boh. Il suo pezzetto, in ogni caso, si conferma assai moscio.

Simone Cristicchi, «Quando sarai piccola» 6

La canzone la sente, si emoziona, si vede. Resta il nostro dubbio iniziale: quando si parla di certi temi, così veri, così terribilmente complessi, bisognerebbe avere la capacità di essere meno espliciti, meno «sgamati». Ma all’Ariston basta così com’è: pubblico tutto in piedi. Quando agli italiani gli tocchi la mamma...

Marcella Bella, «Pelle diamante» 2

«Forte, tosta, indipendente, non mi tocca niente». Pezzo che aggiorna il concetto di cringe.

Bresh, «La tana del granchio» 6

La conversione cantautorale del rapper genovese suona giorno dopo giorno più credibile.

Achille Lauro, «Incoscienti giovani» 5-

Campionario di varia romanità quello ostentato sotto l’abito bianco da un Achille Lauro tirato a lucido. Ci verrebbe da porgli una domanda: caro Lauro, ma come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati?

Giorgia, «La cura per me» 7

Giorgia fa Giorgia. Il pubblico dell’Ariston chiama il suo nome come quello di Massimo Decimo Meridio nell’Arena. Un grido che sembra avere la forza di un destino già scritto.

Rkomi, «Il ritmo delle cose» 4

Abbiamo finalmente scoperto che il pezzo di Rkomi si porta dentro una riflessione sulla terza età. Almeno questo sembrano suggerire i due ballerini over che calcano il palco durante il «violento decrescendo» della canzone. Che a onor del vero si conferma piuttosto modesta.

Rose Villain, «Fuorilegge» 3

Per un giorno abbondante si è discusso dei complimenti in napoletano che la cantante avrebbe ricevuto dalla platea dell’Ariston dopo la prima serata. Qualcuno le avrebbe urlato: «Si ’na pret’», sei una pietra, nel senso del fisico scultoreo. La canzone, in compenso, è di plastica. Mio tool d’intelligenza artificiale con 30mila token la faceva meglio.

Willie Peyote, «Grazie ma no grazie» 7

Groove che ti prende alla pancia, giro armonico che «trasudamerica», l’ironia giusta e un pizzico d’impegno civile: Willie è un altro dei nostri preferiti, quest’anno. Bello!

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