Festival della canzone italiana

Sanremo 2025, le pagelle della prima serata: dalla favoritissima Giorgia alla prosa di Cristicchi

I nostri voti a tutte le esibizioni da Gaia a The Kolors

di Francesco Prisco

Sanremo 2025, le pagelle della prima serata: dalla favoritissima Giorgia alla prosa di Cristicchi

4' di lettura

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Qual è stata la migliore esibizione della prima serata di Sanremo 2025? Quale la peggiore? Dopo l’udienza preliminare dei pre-ascolti, si accede finalmente al rito ordinario: ecco i giudizi del Sole 24 Ore nelle pagelle di Francesco Prisco.

LA CRONACA DELLA PRIMA SERATA

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Gaia, «Chiamo io chiami tu» 4.5

La cantante latina latineggia nel tentativo di seguire l’onda lunga della Noia di Angelina Mango che l’anno scorso sbancò. L’effetto è Latin Tamarro ma conquisterà l’airplay, statene certi. Caccia al tormentone facile quanto è facile la coreografia.

Francesco Gabbani, «Viva la vita» 6

È il Gabbani meno originale che sia passato per Sanremo. In nero, elegante ma ottimista: «Su tutti i lividi/ farà l’anestesia». Sarà per questo che non ci ha emozionato particolarmente.

Rkomi, «Il ritmo delle cose» 3

Della sua precedente partecipazione a Sanremo ricordiamo gli arrangiamenti rock and roll. Questa mezza ballata sul «violento decrescendo» non la abbiamo capita troppo, confessiamo.

Noemi, «Se ti innamori, muori» 5-

La voce di Noemi è una macchina del tempo. Ascolti questa canzone e torni indietro di 20 anni, quando si portava il neo Soul. Pezzo vecchio, quanto la sua interpretazione esageratamente graffiata.

Irama, «Lentamente» 3-

Lentamente ma inesorabilmente si fa strada l’ennesima ballata cantata dall’ennesimo cantante urban che chissà perché, anziché rappare, canta e chissà ancora perché indossa il paltò di Napoleone.

Coma_Cose, «Cuoricini» 6-

Messa in scena Belle Epoque per questo pezzo furbetto che se la prende e occhieggia con l’era social.

Simone Cristicchi, «Quando sarai piccola» 6.5

Il pezzo più esplicito sull’Alzheimer che sia mai stato scritto fa alzare in piedi l’Ariston ma continua a suonare un po’ troppo sgamato. Versione in prosa di una bella poesia.

Marcella Bella, «Pelle diamante» sv

Dai a un’icona della musica leggera anni Ottanta un pezzo sul neo femminismo contemporaneo e ne esce fuori una specie di sigla dei cartoni animati di quelli che andavano in onda subito dopo Gerry Scotti. Si conferma ingiudicabile.

Achille Lauro, «Incoscienti giovani» 4

Indossando un frac alla Ettore Petrolini, Lauro De Marinis romaneggia come se si volesse far adottare da Antonello Venditti. Servirebbe un pelino di voce in più, ma quella è come il coraggio di don Abbondio.

Giorgia, «La cura per me» 7

Favoritissima, non porterà certo un pezzo innovativo, ma la performance è notevole. E anche qui l’Ariston si alza in piedi. Che le vuoi dire?

Willie Peyote, «Grazie ma no grazie» 7.5

«Ma che storia triste, avevo aspettative basse/ E sai già come finisce visto da dove si parte», comincia così il bossa nova rap di Willie ed è già una sintesi meravigliosa di questa edizione del Festival.

Rose Villain, «Fuorilegge» 4

Si candida a diventare tormentone streaming, ma sembra generato da un tool di intelligenza artificiale. Titolo cattivone compreso.

Olly, «Balorda nostalgia» 3

Un’altra ballata malinconica cantata da un altro che si agita. La ascolti e pensi: la serata è ancora lunga.

Elodie, «Dimenticarsi alle 7» 4

Tutto terribilmente già visto.

Shablo fet. Guè, Joshua & Tormento, «La mia parola» 6.5

Urban fatto bene, ritornello assai accattivante. Omaggio sincero alla cultura di strada americana (coro Gospel compreso).

Massimo Ranieri, «Tra le mani un cuore» 5.5

Autori illustri (Ferro & Nek) per quello che non è certo il miglior pezzo che abbia portato a Sanremo il Massimo nazionale. Poi, sui fondamentali del Nostro, ovviamente non si discute.

Tony Effe, «Damme ’na mano» 2

Abito total white di due taglie più grandi, guanti da killer rossi. Ma chi è: un cattivo di Batman? Ah, no: canta romanesco. Trattasi di Tony Effe. Svolta neomelodica di un’icona trap. Nessuno si meravigli: dopo tutto la trap è un po’ la prosecuzione con altri mezzi della musica neomelodica.

Serena Brancale, «Anema e core» 3

La terza canzone della storia a intitolarsi Anema e core, quella di cui non sentivamo il bisogno. È un reggaeton. Per restare in tema: ma comme se fa...

Brunori Sas, «L’albero delle noci» 8

Abbigliato come il chitarrista di una backing band degli anni Sessanta (Gretsch semiacustica compresa), dieci minuti prima di mezzanotte qualcuno porta finalmente l’Arte in mezzo al circo dell’Ariston. La reference è il miglior De Gregori ma le reference non sarebbero niente se non ci fosse qualcuno in grado di farle proprie. Qualcuno che di mestiere fa l’Artista. Grazie, Brunori, grazie.

Modà, «Non ti dimentico» 4

Premio alla coerenza: oh, gli anni passano ma i Modà restano sempre quella roba là.

Clara, «Febbre» 3

Cavalcata electro urban come se ne sentono tante in giro.

Lucio Corsi, «Volevo essere un duro» 7

Bella in studio, funziona anche eseguita live la ballatona glam che Lucio Corsi ha scelto per questa boccata di mainstream che ha deciso di darsi partecipando al Festival. Speriamo gli porti fortuna.

Fedez, «Battito» 4-

Che ansia questo urban farmacologico. Tutto questo canto, forse mi ritiro, forse no, forse provoco.

Bresh, «La tana del granchio» 6-

Ancora un rapper che canta pop, un po’ la caratteristica di questa edizione. Nemmeno quello che se la cava peggio, tocca dire.

Sarah Toscano, «Amarcord» 3

Ci sono tre o quattro cantanti che avrebbero potuto scambiarsi le canzoni. Sarah Toscano è la concorrente più giovane tra i Big in gara, ma rientra a pieno titolo nel club. Mamma che noia, queste cavalcate electro pop un tanto al chilo!

Joan Thiele, «Eco» 4,5

Ballata dal gusto un po’ retrò, con quella chitarra imbottita di tremoloso Sixties, ma su tutto purtroppo vince un’impostazione di base un po’ ingenua.

Rocco Hunt, «Mille vote ancora» 5.5

Il rap buonista Made in Naples con tutti gli ingredienti al posto giusto («’o cafè din’t ’e canzone»). Mezzo voto in più per le buone intenzioni, ma lo zucchero nel caffè alla lunga infastidisce.

Francesca Michielin, «Fango in paradiso» 5

La ballata è scolastica, lei prova a metterci un po’ di soul ma senza graffiare.

The Kolors, «Tu con chi fai l’amore» 6-

Manufatto di artigianato disco music di quelli che piacciono agli amanti dei motivetti orecchiabili e strizzano l’occhio ai palati fini (vedi la citazione iniziale dei Supertramp).

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