La strategia spagnola
Secondo Gonzalo Fanjul, direttore dell’Area Ricerca della Fondazione PorCausa, la Spagna sta applicando la «stessa strategia di esternalizzazione del controllo delle migrazioni che ha implementato per anni». Allo stesso tempo, però, c’è la novità dei percorsi per una migrazione legale. «Non c’è mai stato un tentativo di rispondere al bisogno di migrazione dell’Africa con una possibilità seria e reale di creare una coda che permetta alle persone di aspirare a ottenere un visto di lavoro in un tempo ragionevole», ha aggiunto Fanjul.
Il direttore ha però sottolineato le difficoltà che comportano questi percorsi. In primo luogo, si deve trattare di una misura di portata sufficiente per rispondere alle sfide della regione. «In altre parole, non può limitarsi a decine di persone, o alle poche centinaia che in passato hanno partecipato ad accordi di questo tipo nei Paesi dell’Africa subsahariana, ma deve arrivare alle decine di migliaia o addirittura alle centinaia di migliaia che saranno necessarie nei prossimi anni». Bisogna poi assicurarsi che non sia «un mero impegno a vuoto da parte del governo, come ce ne sono stati tanti a questo proposito, in cui si dicono le cose giuste, ma poi tutto crolla perché si tratta di una misura molto impopolare». Fanjul ha sottolineato che bisogna quindi «avere il coraggio di accettare che l’approccio adottato finora è stato fallimentare».
Le critiche
Il Partito Popolare ha duramente accusato Sánchez di non aver sfruttato la visita in Africa per «combattere le reti di trafficanti di esseri umani». Il primo a reagire è stato il presidente del partito Alberto Núñez Feijóo che, sui social media, ha detto che il primo ministro «promuove la Spagna come destinazione» per gli immigrati irregolari e agisce «in modo opposto rispetto al resto dell’Unione Europea». «rColoro che arrivano dovrebbero avere un contratto nel loro Paese d’origine e un impegno a rispettare le nostre leggi», ha dichiarato il leader dell’opposizione.
Il portavoce parlamentare del partito, Miguel Tellado, si è spinto oltre, affermando poco dopo che per il PP «l’immigrazione irregolare non ha posto in Spagna». Durante un’intervista a esRadio, il leader del Partito Popolare ha esortato il governo a «iniziare a parlare di deportazioni di massa invece che di regolarizzazioni di massa», in linea con la strategia seguita da Paesi come la Germania o l’Italia.
Anche il governo spagnolo è entrato nel dibattito, criticando il fatto che il partito PP si stia posizionando a fianco di Vox e accusando Feijóo di «abbracciare la retorica xenofoba e allarmista di Vox». Questo è quanto detto dal ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, che, durante un’intervista, ha messo in dubbio la mancanza di «responsabilità e umanità» da parte del Partito Popolare riguardo alla massiccia crisi migratoria che colpisce anche le loro amministrazioni di Ceuta e Melilla, oltre che quelle delle Canarie. «Il PP insegue Vox con un discorso xenofobo e allarmista che mira soprattutto a dividere la società spagnola», ha dichiarato.