Sanchez, il tour africano e le polemiche (bipartisan) sulle espulsioni
Il primo ministro spagnolo ha visitato Mauritania, Gambia e Senegal per siglare accordi sulla migrazione legale, scatenando critiche dall’opposizione
di Silvia Martelli (Il Sole 24 Ore, Italy) e Ana Belén Ramos (El Confidencial, Spagna)
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Le politiche migratorie sono tornate al centro di un acceso dibattito politico in Spagna a fronte del tour del primo ministro Pedro Sánchez in Africa, mirato a contenere l’immigrazione irregolare.
Il 27 agosto, Sánchez ha iniziato un viaggio che lo ha portato in Mauritania, Gambia e Senegal, accompagnato da Elma Saiz, ministro dell’Inclusione, della Sicurezza Sociale e della Migrazione. La prima tappa è stata la Mauritania, dove il primo ministro ha annunciato un accordo per permettere l’ingresso legale di 250mila lavoratori mauritani. Ha poi raggiunto il Gambia, dove ha siglato accordi simili. L’ultima tappa è stata il Senegal, dove ha incontrato il presidente Bassirou Diomaye Faye. I due leader hanno firmato intese per promuovere opportunità di lavoro temporaneo in Spagna per i cittadini senegalesi e per avviare programmi di formazione professionale in Senegal.
Mauritania, Gambia e Senegal sono diventati i principali punti di partenza dei migranti che tentano di raggiungere le Isole Canarie, l’arcipelago spagnolo vicino alla costa africana spesso usato come trampolino verso l’Europa continentale. Secondo i dati del Ministero dell’Interno spagnolo, oltre 22mila persone sono sbarcate sulle coste delle Canarie dall’inizio del 2024, più del doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
A inizio anno, l’UE ha firmato un accordo da 210 milioni di euro con la Mauritania per impedire ai contrabbandieri di vendere viaggi verso la Spagna, ma ad oggi l’accordo non è stato particolarmente efficace.
Tra coloro che partono per le Canarie ci sono numerosi rifugiati maliani in fuga dalla violenza nel Sahel, oltre a giovani di Senegal, Mauritania e altri Paesi dell’Africa occidentale in cerca di opportunità lavorative migliori. È cresciuto anche il numero di minori non accompagnati, comportando un sovraccarico delle autorità locali che secondo la legge spagnola diventano responsabili della loro tutela. Il governo delle Isole Canarie afferma infatti di essere sopraffatto e parla di «crisi umanitaria» con quasi 6mila minori, ben oltre la sua capacità di 2mila.


