La strategia

Sanchez, il tour africano e le polemiche (bipartisan) sulle espulsioni

Il primo ministro spagnolo ha visitato Mauritania, Gambia e Senegal per siglare accordi sulla migrazione legale, scatenando critiche dall’opposizione

di Silvia Martelli (Il Sole 24 Ore, Italy) e Ana Belén Ramos (El Confidencial, Spagna)

Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez con il presidente del Gambia Adama Barrow.  (Photo by Fernando CALVO / LA MONCLOA / AFP) / RESTRICTED TO EDITORIAL USE - MANDATORY CREDIT "AFP PHOTO / LA MONCLOA " - NO MARKETING NO ADVERTISING CAMPAIGNS - DISTRIBUTED AS A SERVICE TO CLIENTS

5' di lettura

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Le politiche migratorie sono tornate al centro di un acceso dibattito politico in Spagna a fronte del tour del primo ministro Pedro Sánchez in Africa, mirato a contenere l’immigrazione irregolare.

Il 27 agosto, Sánchez ha iniziato un viaggio che lo ha portato in Mauritania, Gambia e Senegal, accompagnato da Elma Saiz, ministro dell’Inclusione, della Sicurezza Sociale e della Migrazione. La prima tappa è stata la Mauritania, dove il primo ministro ha annunciato un accordo per permettere l’ingresso legale di 250mila lavoratori mauritani. Ha poi raggiunto il Gambia, dove ha siglato accordi simili. L’ultima tappa è stata il Senegal, dove ha incontrato il presidente Bassirou Diomaye Faye. I due leader hanno firmato intese per promuovere opportunità di lavoro temporaneo in Spagna per i cittadini senegalesi e per avviare programmi di formazione professionale in Senegal.

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Mauritania, Gambia e Senegal sono diventati i principali punti di partenza dei migranti che tentano di raggiungere le Isole Canarie, l’arcipelago spagnolo vicino alla costa africana spesso usato come trampolino verso l’Europa continentale. Secondo i dati del Ministero dell’Interno spagnolo, oltre 22mila persone sono sbarcate sulle coste delle Canarie dall’inizio del 2024, più del doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

A inizio anno, l’UE ha firmato un accordo da 210 milioni di euro con la Mauritania per impedire ai contrabbandieri di vendere viaggi verso la Spagna, ma ad oggi l’accordo non è stato particolarmente efficace.

Tra coloro che partono per le Canarie ci sono numerosi rifugiati maliani in fuga dalla violenza nel Sahel, oltre a giovani di Senegal, Mauritania e altri Paesi dell’Africa occidentale in cerca di opportunità lavorative migliori. È cresciuto anche il numero di minori non accompagnati, comportando un sovraccarico delle autorità locali che secondo la legge spagnola diventano responsabili della loro tutela. Il governo delle Isole Canarie afferma infatti di essere sopraffatto e parla di «crisi umanitaria» con quasi 6mila minori, ben oltre la sua capacità di 2mila.

La rotta atlantica dall’Africa occidentale alle Isole Canarie è una delle più letali al mondo. Sebbene non esista un bilancio preciso delle vittime a causa della scarsità di informazioni sulle partenze africane, il gruppo spagnolo per i diritti dei migranti Walking Borders stima che le vittime siano state migliaia solo quest’anno. Le imbarcazioni di migranti che si perdono in mare aperto o che riscontrano problemi spesso scompaiono nell’Atlantico. Alcune vanno alla deriva per mesi e vengono ritrovate nei Caraibi e in America Latina con a bordo solo resti umani. Ma la pericolosità della rotta non è un deterrente per chi cerca disperatamente una vita migliore in Europa.

Il presidente Faye ha espresso preoccupazione per l’elevato numero di partenze dalle coste senegalesi verso la Spagna e ha sottolineato che, oltre alle misure repressive, è necessario affrontare le cause della migrazione. Gli accordi firmati con Sánchez prevedono programmi di «migrazione circolare», offrendo ai senegalesi opportunità di lavoro temporaneo in Spagna per un massimo di nove mesi all’anno, con permessi validi fino a quattro anni.

Nel 2023, circa 17.200 lavoratori stranieri hanno partecipato ai programmi di migrazione circolare in Spagna, ma solo 140 erano senegalesi; la maggior parte proveniva da Marocco e da altri Paesi dell’America Latina.

Il leader socialista ha evidenziato i benefici di un’immigrazione «sicura, ordinata e regolare», mentre il Partito Popolare ha criticato il governo accusandolo di aver fornito un cosidetto «pull factor», rendendo più attraente la migrazione. Sánchez ha ribadito che «il fenomeno migratorio non conosce frontiere» e che è essenziale una collaborazione tra Paesi di origine, transito e destinazione per affrontare la sfida migratoria in modo efficace.

Ha inoltre sottolineato la necessità di combattere le reti di trafficanti di persone, che sono spesso legate a gruppi terroristici e al traffico di droga, e ha evidenziato l’importanza del rimpatrio dei migranti arrivati illegalmente in Spagna per lanciare un messaggio forte e scoraggiare le organizzazioni criminali a capo dei traffici.

La strategia spagnola

Secondo Gonzalo Fanjul, direttore dell’Area Ricerca della Fondazione PorCausa, la Spagna sta applicando la «stessa strategia di esternalizzazione del controllo delle migrazioni che ha implementato per anni». Allo stesso tempo, però, c’è la novità dei percorsi per una migrazione legale. «Non c’è mai stato un tentativo di rispondere al bisogno di migrazione dell’Africa con una possibilità seria e reale di creare una coda che permetta alle persone di aspirare a ottenere un visto di lavoro in un tempo ragionevole», ha aggiunto Fanjul.

Il direttore ha però sottolineato le difficoltà che comportano questi percorsi. In primo luogo, si deve trattare di una misura di portata sufficiente per rispondere alle sfide della regione. «In altre parole, non può limitarsi a decine di persone, o alle poche centinaia che in passato hanno partecipato ad accordi di questo tipo nei Paesi dell’Africa subsahariana, ma deve arrivare alle decine di migliaia o addirittura alle centinaia di migliaia che saranno necessarie nei prossimi anni». Bisogna poi assicurarsi che non sia «un mero impegno a vuoto da parte del governo, come ce ne sono stati tanti a questo proposito, in cui si dicono le cose giuste, ma poi tutto crolla perché si tratta di una misura molto impopolare». Fanjul ha sottolineato che bisogna quindi «avere il coraggio di accettare che l’approccio adottato finora è stato fallimentare».

Le critiche

Il Partito Popolare ha duramente accusato Sánchez di non aver sfruttato la visita in Africa per «combattere le reti di trafficanti di esseri umani». Il primo a reagire è stato il presidente del partito Alberto Núñez Feijóo che, sui social media, ha detto che il primo ministro «promuove la Spagna come destinazione» per gli immigrati irregolari e agisce «in modo opposto rispetto al resto dell’Unione Europea». «rColoro che arrivano dovrebbero avere un contratto nel loro Paese d’origine e un impegno a rispettare le nostre leggi», ha dichiarato il leader dell’opposizione.

Il portavoce parlamentare del partito, Miguel Tellado, si è spinto oltre, affermando poco dopo che per il PP «l’immigrazione irregolare non ha posto in Spagna». Durante un’intervista a esRadio, il leader del Partito Popolare ha esortato il governo a «iniziare a parlare di deportazioni di massa invece che di regolarizzazioni di massa», in linea con la strategia seguita da Paesi come la Germania o l’Italia.

Anche il governo spagnolo è entrato nel dibattito, criticando il fatto che il partito PP si stia posizionando a fianco di Vox e accusando Feijóo di «abbracciare la retorica xenofoba e allarmista di Vox». Questo è quanto detto dal ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, che, durante un’intervista, ha messo in dubbio la mancanza di «responsabilità e umanità» da parte del Partito Popolare riguardo alla massiccia crisi migratoria che colpisce anche le loro amministrazioni di Ceuta e Melilla, oltre che quelle delle Canarie. «Il PP insegue Vox con un discorso xenofobo e allarmista che mira soprattutto a dividere la società spagnola», ha dichiarato.

Le somiglianze con Giorgia Meloni

Il recente viaggio in Africa del premier spagnolo ha messo in luce una somiglianza con la premier italiana Giorgia Meloni. Sebbene i due leader appartengano a ideologie opposte – Sanchez è socialdemocratico, Meloni conservatrice – le loro politiche migratorie presentano infatti alcune somiglianze. Entrambi puntano su accordi con i Paesi d’origine, espulsioni e promozione della migrazione regolare, nonostante le differenze teoriche: Sanchez difende il diritto a migrare, mentre Meloni sostiene i respingimenti. Tuttavia, nella pratica le politiche non sono poi così distanti, in particolare sull’immigrazione regolare.

*Questo articolo rientra nel progetto Pulse ed è stato scritto da Silvia Martelli (Il Sole 24 Ore, Italia), Lola García-Ajofrín (El Confidencial, Spagna)

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