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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
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Un gruppo armato ha chiuso la valvola numero 7 dell’oleodotto che trasporta il greggio dal campo di Sharara, nel Sud-Ovest della Libia, verso il porto di Zawia, provocando un forte calo della produzione e inducendo la National Oil Corporation (NOC) a minacciare la dichiarazione di «forza maggiore» se il blocco dovesse persistere. Secondo il comunicato della NOC, la chiusura della valvola ha causato un aumento di pressione nella linea di trasporto gestita da Akakus Oil Operations, con conseguente «notevole riduzione» dell’output di Sharara. Fonti tecniche sul campo indicano una caduta della produzione di circa 200.000 barili al giorno, con l’output sceso a 100.000–105.000 bpd rispetto a una capacità ordinaria intorno ai 300.000–340.000 bpd. La NOC ha precisato di aver contattato il dispositivo di guardia alle installazioni petrolifere nel Sud-Ovest perché intervenisse, senza ottenere risultati, e ha aggiunto che le squadre tecniche non sono riuscite ad accedere all’area delle valvole 6 e 7.
Sharara, situato nel deserto di Murzuq a circa 800 chilometri a Sud di Tripoli, è uno dei principali giacimenti libici e un pilastro delle esportazioni verso Ovest. La Libia dipende per circa il 90% dalle entrate petrolifere per finanziare il bilancio statale, perciò ogni interruzione prolungata si riverbera rapidamente sul gettito fiscale e sulla capacità di importare carburanti raffinati. La NOC ha avvertito che, se il blocco continuerà, si rischiano non solo lo stop alla produzione e al trasporto da Sharara, ma anche l’interruzione delle operazioni della raffineria di Zawia, con un ulteriore aggravio della fattura per l’importazione di prodotti raffinati dall’estero.
La «forza maggiore» nel settore petrolifero è uno strumento giuridico che esonera le parti contrattuali da penali e obblighi di consegna quando eventi imprevedibili ed esterni alla loro volontà impediscono l’adempimento. Dichiararla consentirebbe alla NOC di sospendere senza sanzioni gli impegni relativi alle partite di greggio interessate dal blocco, ma al tempo stesso segnalerebbe ai mercati un deterioramento della sicurezza operativa delle infrastrutture. La corporation ha sottolineato che potrebbe essere «costretta» a ricorrere a questa misura se la chiusura della linea non verrà revocata in tempi brevi.
L’episodio si inserisce in un quadro di ricorrenti tensioni attorno alle infrastrutture energetiche libiche. Da tempo le guardie delle installazioni petrolifere chiedono aumenti salariali, in una stagione di proteste che ha coinvolto diversi settori. Solo pochi giorni prima, la NOC aveva denunciato la chiusura illegale, da parte di un gruppo di guardie, di una valvola sulla linea principale Hamada–Zawia, con fermi di produzione in alcuni giacimenti minori e rischi per la raffineria di Zawia. In passato, Sharara e le sue linee sono stati più volte interessati da blocchi legati a proteste, azioni armate, contese politiche e guasti tecnici, contribuendo alla volatilità dell’output libico nonostante le ingenti riserve accertate del Paese. Ad agosto, il complesso di Zawia è stato colpito da attacchi con droni, uno dei quali ha provocato il collasso di un serbatoio con circa 4,5 milioni di litri di benzina; anche allora la NOC aveva ipotizzato la forza maggiore in caso di prosecuzione delle ostilità.
La NOC sta cercando di stabilizzare la produzione nazionale vicino a 1,5 milioni di barili al giorno, con l’obiettivo di portarla a 1,6 milioni nella prima fase e poi a 2 milioni nel medio termine. Raggiungere questi target richiede finanziamenti regolari, investimenti e, soprattutto, la protezione di giacimenti, porti e oleodotti da nuovi blocchi. Sul mercato, la riduzione dell’output libico si è fatta sentire immediatamente: secondo fonti di settore, la produzione di Sharara è scesa di circa 200.000 bpd, contribuendo a una lieve tensione sull’offerta che ha sostenuto i prezzi del greggio nelle sedute recenti.