Russo: un nuovo reato per contrastare gli “inchini” alla mafia e i funerali in pompa magna dei boss
Il disegno di legge è assegnato alla commissione Giustizia di palazzo Madama in sede redigente
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Un disegno di legge, che sta iniziando il suo cammino al Senato, vuole introdurre il reato di apologia e istigazione al fenomeno della criminalità organizzata o mafiosa. Obiettivo dichiarato: contrastare gli inchini davanti alle residenze di personaggi legati alla malavita, i funerali in pompa magna dei boss locali, i messaggi sui social di esaltazione della mafia. Il disegno di legge è assegnato alla commissione Giustizia di palazzo Madama in sede redigente, che è una formula che prevede una rapida procedura, che riserva all’Aula solo la votazione finale. Primo firmatario il senatore Raoul Russo di Fratelli d’Italia, protagonista della puntata di Parlamento24.
Troppi “inchini” alla mafia
Un disegno di legge, spiega il senatore Russo, sollecitato dai «troppi episodi sul territorio in cui ancora avvengono omaggi alla cultura mafiosa, anche sui social e in alcuni fenomeni culturali. Mafiosi che hanno devastato la nostra nazione che vengono esaltati come eroi. Ecco, per combattere tutto questo, per combattere gli omaggi, per esempio, di alcuni cantanti a boss mafiosi, abbiamo ritenuto fondamentale introdurre questo nuovo reato di apologia e di istigazione alla mafia».
Le sanzioni previste
Il disegno di legge, in un solo articolo, introduce nel Codice penale l’articolo 416-bis2. «Il nuovo reato di apologia e istigazione alla mafia prevede sostanzialmente che chi, con atti concreti, con comunicazioni, in tutte le forme possibili e se non costituisce reato ancor più grave, sia punito con una pena che va da sei mesi a tre anni e con una pena pecuniaria da 1.000 a 10mila euro. Quindi una sanzione abbastanza pesante per coloro i quali, con intento specificatamente apologetico, compiano atti che esaltino la cultura mafiosa o che esaltino, peggio ancora, i gesti di alcuni esponenti mafiosi», spiega Russo nel corso della video intervista.
Per Russo non è un reato censorio
Un disegno di legge, quello di Russo, simile a quello presentato alla Camera dalla deputata Carolina Varchi (Fdi), che aveva suscitato critiche per il riferimento, nella relazione illustrativa, «alla produzione e alla diffusione di serie televisive che mitizzano personaggi reali o immaginari delle varie associazioni criminali di stampo mafioso conosciute nel territorio nazionale». Testo che aveva fatto pensare a una volontà censoria con l’obiettivo di eliminare serie Tv come Gomorra e Mare Fuori, che non compare nel disegno di legge Russo. Il testo di Russo prevede, però, come quello di Varchi, che il nuovo reato non punirebbe soltanto chi «pubblicamente esalta fatti, metodi, princìpi o comportamenti propri delle associazioni criminali di tipo mafioso», ma anche chi «ne ripropone atti o comportamenti con inequivocabile intento apologetico ovvero istiga taluno a commettere i medesimi delitti». «Non è un reato censorio», chiarisce il senatore Russo. «Un dubbio che si può tranquillamente fugare. È un reato specifico, che perseguita chi dichiaratamente e specificatamente esalta i disvalori della cultura criminale. Non va certamente a ridurre le libertà di espressione in questa nazione. Perché noi per difendere le libertà dobbiamo contrastare lo strapotere della criminalità organizzata».
Incardinato in commissione Giustizia al Senato
Russo spera che la sede redigente del disegno di legge assicuri una rapida approvazione. «L’articolato è molto semplice, chiaro, netto. È stato incardinato nei giorni scorsi in commissione Giustizia. Io personalmente, anche se non sono in commissione Giustizia, seguirò i lavori. Penso - sottolinea Russo - che sia una proposta che possa avere un largo consenso, bipartisan, perché realmente non è una norma che introduce casualmente questo reato. È una norma che serve, in questo caso specifico, a contrastare una deriva che purtroppo le giovani generazioni stanno vivendo, cioè quella di vedere esaltati dei valori che sono unanimemente considerati negativi per tutta la società civile».








