Roma e Firenze all’attacco: cambi d’uso e vincoli per limitare gli affitti
Tra i paletti ci sono requisiti di superficie e l’obbligo di iscriversi in un registro
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Categorie urbanistiche differenziate, obbligo di effettuare il cambio di destinazione d’uso e molti divieti. L’ultimo in ordine di tempo è il Comune di Firenze, che ha appena approvato la variante al Piano operativo che conferma il blocco delle locazioni turistiche brevi nel centro Unesco e, quasi contemporaneamente, ha licenziato un regolamento che pone un lungo elenco di paletti a queste attività. Una stretta che è solo l’ultima di molte iniziative prese dall’amministrazione guidata da Sara Funaro per contrastare il proliferare dei bed and breakfast.
La scelta dei sindaci
In Italia sono, però, molti i sindaci che stanno imboccando una strada simile. Proprio da loro, più che a livello regionale o nazionale, sta partendo l’azione politica di contrasto più netto alla diffusione di questa tipologia di affitto nei centri storici. All’elenco si sta aggiungendo in queste settimane il Comune di Roma, che ha da poco approvato e messo in consultazione la variante alle norme tecniche del Prg. In diversi passaggi di quel corposo testo si vede la volontà di limitare le locazioni brevi. Viene, ad esempio, introdotta una nuova destinazione residenziale speciale (A/3, abitazioni ad uso ricettivo), viene introdotto il divieto di cambio uso da non residenziale ad A/3 in zona Unesco. Soprattutto, però, vengono annunciati dei regolamenti attraverso i quali saranno limitati «i cambiamenti di destinazione d’uso o l’insediamento di specifiche attività», con particolare riguardo, tra le altre, proprio alle abitazioni ad uso ricettivo.
La strada delle limitazioni urbanistiche è quella percorsa da amministrazioni come quella di Bologna. In quel caso una norma del Piano urbanistico generale ha creato una destinazione d’uso apposita (la B3), ma ha anche fissato uno standard minimo di dimensione dell’immobile affittato. Il principio è che il cambio d’uso sia, comunque, un aggravio burocratico per dissuadere chi vuole affittare questi immobili. Un principio appena confermato dal Tar. A regolare queste attività sta provando anche Venezia, che ha lanciato un regolamento che impone una serie di adempimenti, come l’iscrizione a un registro e il deposito di una Scia, a chi affitta con questa formula per almeno 120 giorni all’anno.
Ma è il Comune di Firenze che, ancora una volta, si mette in testa alla battaglia contro le locazioni brevi. Un regolamento approvato ieri dalla giunta stabilisce che questi affitti potranno avere luogo esclusivamente «in civili abitazioni di almeno 28 metri quadri, con camere singole di 9 metri quadri e doppie di 14 metri quadri come superfici minime, cucine abitabili da almeno 9 metri quadri, servizi igienici di almeno 2,5 metri quadri». Per chi non si adegua ci saranno sanzioni da mille a 10 mila euro. Verrà anche istituito un Registro comunale delle locazioni turistiche, con autorizzazioni valide cinque anni. Inoltre, una task force metterà in pista controlli sempre più capillari, anche per contrastare il lavoro irregolare in queste strutture, con decadenza dell’autorizzazione in ogni caso di violazione.
La posizione dei gestori di affitti brevi
Tutte iniziative sulle quali il presidente di Aigab (l’associazione italiana gestori affitti brevi), Marco Celani ha molte perplessità: «I Comuni - commenta - stanno impedendo un’attività economica ai privati, rendendola sempre più difficile e costosa, ma attraverso le regole è possibile forzare fino a un certo punto». La sua idea è che quest’attività di contrasto non produrrà gli effetti sperati: «Costringere ai cambi d’uso è sbagliato, perché si tratta di modifiche che potrebbero non essere reversibili o, comunque, potrebbero esserlo a caro prezzo. Al posto degli affitti brevi non ci sarà il 4+4, come pensano molti sindaci, ma resteranno gli immobili sfitti».








