Imposte locali

Dalla tassa di soggiorno gettito record nel 2024

L’imposta di scopo applicata da sempre più comuni ma resta l’incognita sul reale impiego delle risorse raccolte. Zacchera: «Deve essere destinata per gli scopi previsti».

di Enrico Netti

Roma. Eccezionale afflusso di turisti al Parco archeologico del Colosseo (Mimmo Frassineti / AGF)

5' di lettura

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L’annata record del turismo italiano, con 458,4 milioni di presenze, +2,5% sul 2023c, mette le ali alle casse dei comuni che hanno adottato la tassa di soggiorno dovuta da chi soggiorna in una struttura alberghiera ed extra alberghiera. Nel 2024, infatti, il gettito di questa «imposta di scopo» ha «dato a livello nazionale un incasso di 1.024 milioni di euro con un significativo +29,1% rispetto agli introiti dell’anno precedente - spiega al Sole-24 Ore Massimo Feruzzi, responsabile dell’Osservatorio nazionale sulla tassa di soggiorno e amministratore unico di JFC, società di marketing turistico -. Gli incassi dell’imposta aumenteranno anche quest’anno e JFC stima un incremento molto vicino al 16% che porterà il gettito a 1.186 milioni mentre il numero dei comuni che l’applicheranno sarà di 1.389».

Introiti record per i comuni toccati dal turismo che quasi mai non destinano queste risorse ai servizi per il turismo. «L’area di destinazione dei proventi dell’imposta di soggiorno risulta essere di interpretazione estensiva da parte di tutti gli enti locali sia in relazione ai beni culturali ambientali quanto in relazione ai relativi servizi pubblici locali per i quali sarebbe stato opportuno che, almeno parzialmente, si avesse riguardo ai servizi destinati del turismo - premette Antonio Zacchera, vice presidente esecutivo di Confindustria Alberghi -. Risulta che la stessa pur essendo una tassa di scopo venga destinata per scopi turistici da parte dei comuni solo per una minima parte che e’ inferiore al 20% del totale incassato nonostante un incremento, in taluni casi anche del 50%, degli incassi nel solo 2024. Auspichiamo l’adozione di un regolamento unitario su scala nazionale, evitando la babele di valori che ogni comune attualmente applica, e che la stessa venga destinata agli scopi previsti dalla normativa che l’ha istituita. Infatti secondo i dati Jfc attualmente serve solo a sanare i ’capitoli’ dei bilanci dei comuni che non trovano diversa copertura».

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Le destinazioni

In termini assoluti, secondo i calcoli di JFC, la regione dove l’imposta ha dato i migliori incassi è il Lazio dove si sono superati di poco i 300 milioni contro i 189 del 2023. Seguono la Toscana con quasi 122 milioni e la Lombardia con 114 milioni. Non a caso gli stessi capoluoghi di regione svettano nella classifica delle città d’arte: per Roberto Gualtieri il gettito è stato di 292 milioni con un +61% sul 2023, Sara Funaro (Firenze) supera i 76,5 milioni (+9,9%) mentre Giuseppe Sala (Milano) raggiunge i 76,5 milioni (+23,2%). Ognuna di queste amministrazioni, per effetto del Giubileo 2025, ha varato per quest’anno una serie di aumenti. Milano, per esempio, ha varato rincari che arrivano fino al 40%.

Tra le destinazioni prettamente vacanziere si afferma Rimini con circa 14 milioni di euro e un aumento di quasi un terzo. L’amministrazione di Sorrento, perla del golfo di Napoli, ha incassato circa 9,2% (+31,6%) mentre Jesolo, la seconda spiaggia d’Italia, rimane stabile con 5,7 milioni di euro. Passando alla montagna le casse di Castelrotto, sull’Alpe di Siusi, hanno ricevuto 5,1 milioni con un +43,5% sul 2023. Nella stessa zona ecco Selva di Val Gardena con circa 3,5 milioni (+39%) seguita da Corvara in Badia con 2,8 milioni (+41%).

Il “piccolo” lago di Como batte il Garda. Infatti a Como la tassa di soggiorno raggiunge quota 4,1 milioni con un importante aumento dell’88% mentre i turisti che hanno scelto Peschiera del Garda, la cui fortezza fa parte del patrimonio dell’umanità Unesco insieme ai suoi due antichi insediamenti palafitticoli, hanno pagato 2,8 milioni mentre Lazise, comune con grandi campeggi si ferma a 2,3 milioni. Per finire ecco il turismo termale: ad Abano con i suoi hotel a 4 e 5 stelle con fonti da cui sgorga un’acqua nota fino dai tempi romani per le sue proprietà ha superato i 3,7 milioni (+22%) mentre a Merano l’introito è di 3,2 milioni (+37,2%) e a Ischia è poco più di 2,2 milioni (+12,4%).

I comuni che l’adottano per la prima volta

Nell’arco di 15 anni il numero dei comuni che adottano l’imposta di soggiorno si è moltiplicato. Nel 2011, sempre secondo le rilevazioni di JFC, il primo anno solo 13 amministrazioni con un gettito di soli 77 milioni hanno fatto da apripista mentre a fine anno si arriverà a quasi 1.400. Infatti nei primi mesi del 2025 già 51 comuni hanno introdotto o approvato l’introduzione della tassa. Si può iniziare con parecchi capoluoghi di provincia come Udine, Caserta, Pavia ed Ascoli Piceno. Tra le località balneari che hanno introdotto l’imposta di soggiorno a partire dal 2025 troviamo Bellaria Igea Marina, Quartu Sant’Elena, Castel Volturno, Gela, Montesilvano, Termoli, Bagheria, Torre del Greco. Più in generale le località spaziano da Crema a Ponti sul Mincio, da Livigno a Pregnana, da Valdieri a Limbiate, da Boscoreale a Garbagnate, da Uscio a Pieve a Nievole, da Domodossola a Tirano, ma anche Ronco Canavese, Venosa, Vezzano, Duino Aurisina, Casalmaggiore, Petralia Sottana, Bastia Umbria, Azzano San Paolo (in provincia di Bergamo), Santo Stefano Magra, Nocera Inferiore, Sesta Godano, Genzano, Valvarrone, Castel del Piano, Maslianico (nel comasco), Pioppi, Zone, Montecchio, Bosisio, Venaria Reale, Bedizzole.

In altri 39 comuni si discute sul da farsi mentre sono molti di più, ben 81, quelli che hanno deciso di aumentare il contributo a carico dei turisti. Questa la scelta delle amministrazioni di Capaccio Paestum, Novara, Oulx e Marsala che sostanzialmente raddoppiano le tariffe ma aumenti di vario genere che si dovranno pagare per soggiornare a Milano, Bologna, Bolzano, Pesaro, Perugia, Vicenza, Viterbo, Limone, Gargnano, Cesenatico, Sirmione, Poggibonsi, Chiavari, Bardolino, Rapallo, Salò, ma anche a Monterosso al Mare, Budoni, Cervia, Bibione, Alberobello, Fiumicino, Ferrara, Costermano.

Il comune di Brescia ha invece approvato di «diminuire, a decorrere dal 1° luglio, le tariffe dell’imposta di soggiorno del 50% per tutte le tipologie di strutture ricettive (con un valore minimo di un euro giornaliero) a partire dal sesto pernottamento consecutivo per persona». Secondo JFC la permanenza media dei turisti a Brescia è decisamente inferiore alle sei notti, la media è di quasi 2,3 notti. Più che altro è una mossa tattica di nessuna efficacia.

Tra motivazioni e scopi

Il ritocco all’insù delle aliquote sono motivate in diversi modi, dalla necessità di fare fronte «ai tagli imposti dalla manovra di Bilancio» alla necessità di «fronteggiare le problematiche dell’overtourism» senza spiegare quali misure verranno adottare. Altri ricorrono alle indicazioni della legge 213 del 30 dicembre 2023, che «in occasione del Giubileo 2025, i comuni capoluogo di provincia hanno infatti la facoltà di incrementare l’ammontare dell’imposta a carico dei turisti che alloggiano nelle strutture ricettive situate sul proprio territorio».

imposta di soggiorno, nelle intenzioni, serve a promuovere il turismo e migliorare le strutture o i servizi offerti ai visitatori ma a quanto pare, ricorda Feruzzi, non si riesce ad avere una precisa rendicontazione del denaro raccolto. «Sono ancora troppo poche le amministrazioni che presentano un chiaro e preciso rendiconto sull’uso di queste risorse - rimarca Feruzzi - non avendo alcun vincolo contabile specifico comunicano solo quanto incassato e non il dettaglio dei reali investimenti effettuati». Così la tassa sui turisti in parecchi comuni non serve per rendere più accogliente la località, curare il verde pubblico, migliorare la sicurezza, collocare cartelli turistici o preparare una app multilingue che racconta la destinazione e le sue attrattive.

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