Innovazione

Robot, economia circolare e novel food: ecco 10 start up (quasi) pronte a entrare nel sistema agroindustriale

Il Foodtech Incubator di Vaih tra 78 progetti pervenuti ha selezionato quelli che possono maggiormente aiutare a risolvere i problemi del sistema produttivo agroindustriale

di Natascia Ronchetti

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Dai robot per maneggiare con estrema precisione alimenti freschi e delicati, riducendo gli sprechi e abbassando il costo della manodopera, alla tecnologia che valorizza gli scarti della produzione dell’olio, innestando economia circolare nella filiera. Passando per ingredienti innovativi realizzati con la trasformazione di oli vegetali. E ancora: coltivazioni in serra a prova di parassiti h24. Nuovi ingredienti naturali e senza additivi per creare dessert, creme e alternative ai latticini. Recupero e valorizzazione degli sprechi. Nuove tecnologie non termiche a C02 ad alta pressione per estendere naturalmente la shelf life degli alimenti freschi, senza comprometterne qualità, gusto e proprietà nutrizionali.

Tra i progetti ammessi c’è quello che sviluppa nanocapsule biodegradabili per fertilizzanti e biostimolanti che rilasciano i principi attivi solo quando la pianta ne ha bisogno. È basata invece sull’intelligenza artificiale l’idea della digitalizzazione del quaderno di campagna che integra dati di campo e di magazzino, etichetta e disciplinari, generando piani di trattamento conformi alla normativa europea.

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C’è un fil rouge che lega le dieci idee di impresa che hanno superato la selezione – tra 78 progetti – di Foodtech Incubator, il programma di scouting a livello nazionale promosso da Verona Agrifood Innovation Hub (Vaih). Questo fil rouge è dato da tecnologie che possono avere un reale impatto sul mercato.

«Le idee che abbiamo privilegiato sono quelle che possono risolvere maggiormente i problemi del sistema agroindustriale», dice Carlotta Candelaresi, senior program associate e incubation manager di Eatable Adventures (quartiere generale in Spagna, uno dei principali acceleratori foodtech a livello globale) partner di Vaih insieme a un gruppo di realtà industriali, istituti di credito e istituzioni del Veneto.

Gli startupper selezionati da Food Tech Incubator

Ora questi dieci progetti di impresa sono entrati nel percorso di incubazione che si concluderà in febbraio con la presentazione a una platea di imprese e potenziali investitori. Un percorso articolato che combina mentorship scientifica, sviluppo del business e accompagnamento imprenditoriale, grazie al sistema di affiancamento messo a punto dal Vaih per trasformare idee innovative in start up agroalimentari con le carte in regola per scalare il mercato.

Idee che sono arrivate soprattutto dal Nord Italia ma anche dal Lazio e dalla Toscana. Complessivamente le candidature sono arrivate da tredici regioni italiane, Veneto, Lombardia e Piemonte in testa. Tutte caratterizzate da un livello tecnico e scientifico elevato. Con la maggioranza (oltre il 58%) che si colloca tra la fase della prototipazione e quella della ideazione, mentre circa il 60% proviene dal mondo universitario, da gruppi di studenti o di ricercatori. Alcuni sono già spin-off, altri stanno seguendo la procedura. Gli altri quattro progetti che hanno superato l’esame sono invece due start up e due idee di impresa presentate da giovani imprenditori che hanno già alle spalle una storia di startupper.

«Per quanto riguarda il profilo degli aspiranti imprenditori siamo perlopiù nel campo dell’ingegneria e della biotecnologia, con una età media sotto i 30 anni e con una discreta presenza femminile, pari al 37% dei founder o co-founder – spiega Candelaresi -. Non siamo ancora al 50% ma vediamo, sulla base delle altre call che realizziamo, che le donne sono in costante aumento».

Il 30% dei progetti riguardava la produzione delle colture e l’agricoltura, il 17,5% gli alimenti salutari e funzionali, il 15,8% le attrezzature per l’industria alimentare. Per scremarle sono stati utilizzati quattro criteri: il team, l’innovazione tecnologica, l’unicità del progetto e la scalabilità.
«In una fase di incubazione non è facile valutare il team, nel quale spesso mancano le conoscenze e le figure più legate al business – prosegue Candelaresi -. Per questo ci siamo concentrati sulle potenzialità di sviluppo delle competenze economiche e finanziarie. Il contributo che possiamo dare alle idee che abbiamo selezionato è dato anche dal confronto con la realtà. Spesso ci troviamo di fronte a tecnologie molto interessanti che però fuori dal laboratorio difficilmente riescono ad avere un impatto concreto sul mondo produttivo. Si tratta allora di verificare se il progetto è il più adeguato a rispondere a un determinato problema».

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