Rivoluzione AI: per le aziende imperativo prepararsi fin d'ora per non restare indietro
Secondo l’ex presidente della Bce, Mario Draghi, l’Europa rischia un futuro di stagnazione se perderà il treno dell’innovazione e dell'intelligenza artificiale
4' di lettura
4' di lettura
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Le grandi rivoluzioni industriali non partono mai con un fragore: nascono come segnali che pochi colgono davvero. Il vapore nell’Ottocento, l’elettricità nel Novecento, internet negli anni ’90: ogni volta i meccanismi hanno iniziato a ingranare piano, quasi in sordina. Poi, all’improvviso, arriva la soglia critica: la tecnologia diventa matura, i costi crollano e le applicazioni si moltiplicano senza preavviso. Chi ha saputo intravedere i presagi del futuro e si è mosso per tempo guadagna allora un vantaggio competitivo che lo pone davanti alla concorrenza mentre chi resta indietro rischia di scivolare nell’irrilevanza. Un rischio su cui ha di recente richiamato l’attenzione anche l’ex presidente della Bce Mario Draghi secondo cui l’Europa rischia un futuro di stagnazione se perderà il treno dell’innovazione e in particolare dell’AI. L’imperativo è quello di agire già sin ora senza perdere altro tempo visto che negli Stati Uniti gli incrementi di produttività sono tornati ai livelli degli anni 80 e dei primi anni 90 mentre in Europa si ha un rallentamento della crescita e l'ultima volta che la produttività europea ha eguagliato i livelli statunitensi è stato nel 1995.
Uno sviluppo che potrebbe stimolare guadagni è l’arrivo degli agenti AI a cui possono essere assegnati compiti specifici. Essi sono in grado di esaminare il contesto, agire in base al ruolo loro assegnato e adattarsi in base all’esperienza per prevedere le intenzioni degli utenti, completare codici e moduli e scegliere i migliori strumenti per compiere il lavoro loro assegnato. Gli agenti di intelligenza artificiale, pur essendo ancora in una fase iniziale di sviluppo, stanno acquisendo un ruolo centrale nella trasformazione digitale delle imprese: secondo Boston Consulting Group, due terzi dei dirigenti delle principali aziende globali li considerano elementi chiave delle loro strategie. Tuttavia, gli standard che permetteranno la comunicazione tra agenti sviluppati da fornitori diversi sono ancora in via di definizione. Per questo motivo le aziende devono prepararsi fin d’ora, garantendo che i propri dati siano strutturati e pronti per essere utilizzati efficacemente dall’AI. Gli agenti AI possono interagire con i sistemi IT, conservare informazioni e supportare dipendenti e clienti nello svolgimento delle attività, con applicazioni trasversali: nei dipartimenti HR possono generare annunci di lavoro o definire obiettivi; nel marketing possono creare e-mail personalizzate e pagine web; nella supply chain possono redigere istruzioni per le ispezioni dei prodotti. Per sfruttare appieno queste potenzialità, è fondamentale che i dati conservino i loro metadati descrittivi quando vengono trasferiti nei data warehouse perché la loro perdita compromette la qualità delle operazioni e l’efficienza complessiva. Anche la tecnologia RAG (retrieval augmented generation), che consente ai modelli linguistici di accedere ai dati proprietari delle aziende, richiede informazioni pulite, coerenti e unificate.
Accanto agli aspetti tecnici, è cruciale la qualità dei processi aziendali: flussi di lavoro integrati e ben organizzati permettono di raccogliere dati affidabili, necessari per ottenere output accurati dagli agenti Ai. Le aziende possono inoltre personalizzare e addestrare i propri agenti grazie a strumenti dedicati forniti dai vendor. Un esempio è Oracle AI Agent Studio, che mette a disposizione decine di agenti preconfigurati e consente di crearne di nuovi con facilità. L’ascesa degli agenti AI sta già trasformando attività aziendali critiche, e in futuro essi potranno gestire intere funzioni come logistica e inventario, sostituendo molte interfacce tradizionali. L’adozione dell’AI è in crescita: nel 2024 il 13,5% delle aziende europee la utilizzava, con valori più alti in Svezia, Danimarca e Belgio; negli Stati Uniti la percentuale varia tra il 20% e il 40%. Tuttavia, solo l’1% dei top manager considera oggi “maturi” i propri progetti di GenAI.
«L’AI permette di trovare in modo molto più rapido personale di talento, migliora gli indicatori delle performance finanziare, rende molto più accurate le previsioni e i processi di completamento degli ordini e sostiene una crescita continuativa dei ricavi grazie alla capacità di coinvolgere i clienti in modo assolutamente mirato – spiega il VP Cloud Application di Oracle Italia, Giovanni Ravasio -. Si agisce più rapidamente, si prendono decisioni più intelligenti e si riducono i costi. Un esempio perfetto è Amplifon. L’azienda utilizza da tempo la funzionalità AI di Oracle Intelligent Document Recognition per velocizzare la gestione delle fatture di tutti i suoi punti vendita nel mondo. La documentazione del fornitore ora è trasmessa direttamente al sistema ERP e questo consente un monitoraggio centralizzato». Il discrimine del futuro, ma già anche del presente, non sarà dunque tra chi usa o meno l’intelligenza artificiale, ma tra chi saprà integrarla nel proprio modello operativo e chi invece la tratterà come un semplice accessorio tecnologico. La nuova rivoluzione industriale premierà le organizzazioni capaci di ripensare processi, competenze e cultura aziendale, trasformando l’AI in un moltiplicatore strutturale di efficienza e innovazione. Chi sa cogliere i segnali del tempo e prepararsi per tempo sarà in grado di costruire ecosistemi produttivi più rapidi, trasparenti e resilienti, pronti a sostenere la prossima ondata di crescita alimentata dall’intelligenza artificiale.



