L'AI entra nel cuore delle imprese, da tecnologia diventa infrastruttura critica
Anteprima di futuro all'AI World 2025 di Las Vegas, l’intelligenza artificiale plasmerà presto ogni aspetto di un'azienda
4' di lettura
4' di lettura
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - «L’addestramento dell’intelligenza artificiale è il business più grande e in più rapida espansione della storia dell’umanità, più dell’avvento delle ferrovie e della rivoluzione industriale. E’ una rivoluzione che avrà effetti più dirompenti di Internet». Le parole pronunciate da Larry Ellison a Las Vegas hanno il sapore di una profezia ma in realtà segnano l’ingresso in una nuova era che è già alle porte. L’evento mondiale «AI World 2025» ha infatti rappresentato per Oracle molto più che un consueto lancio di prodotto: è stato l’annuncio di un cambio di paradigma, una svolta strategica che punta a integrare l’AI in ogni livello dell’architettura aziendale: dalla gestione dei dati - oggi più che mai fondamentale per addestrare l’AI - , alle applicazioni, fino ai processi operativi quotidiani. E’ stato anche il manifesto di una trasformazione compiuta. L’azienda, storicamente sinonimo di database, ha mostrato di aver completato la propria metamorfosi in un ecosistema integrato e interamente “AI-driven”, dove l’intelligenza artificiale non è più un modulo aggiuntivo, ma il motore stesso dell’innovazione aziendale.
Al centro della strategia c’è la nuova Oracle AI Data Platform, definita dai vertici come la spina dorsale dell’intelligenza artificiale per l’impresa moderna. Questa piattaforma consente di rendere i dati “AI-ready” — cioè già predisposti per l’addestramento, l’inferenza e l’automazione — senza passaggi intermedi o complessi processi di integrazione. Grazie a un’architettura unificata, i dati provenienti da diversi ambienti (cloud pubblici, sistemi on-premise o ibridi) vengono orchestrati in tempo reale, consentendo all’AI di agire in modo dinamico, predittivo e trasversale a tutti i reparti aziendali. Si tratta in pratica della visione Oracle sintetizzata all’evento come “AI for Data”, ovvero portare l’AI dove risiedono i dati, e non viceversa. In parallelo, infatti, Oracle ha presentato Oracle Database 26ai, la nuova generazione del suo storico database, completamente ripensata in chiave AI. Grazie alla nuova versione, le aziende potranno costruire e interrogare sistemi di intelligenza artificiale direttamente all’interno del database, senza dover trasferire o duplicare i dati, con un enorme guadagno in velocità, sicurezza (anche perché ogni duplicazione e spostamento di dati comporta un rischio maggiore di intrusioni) e risparmio operativo. Un’altra novità chiave riguarda la “proliferazione” degli AI Agents – la buzzword del momento -, oggi giunti alla rispettabile cifra di 400, ma presto a quota 600, che nel caso di Oracle sono già integrati e resi disponibili senza costi aggiuntivi all’interno della suite delle Oracle Fusion Applications, i software gestionali in cloud che coprono i processi di amministrazione finanza e controllo, risorse umane, supply chain e customer experience. Questi agenti intelligenti — sviluppati sulla base dei ruoli e dei task aziendali, e personalizzabili per settore con un tool sempre già integrato nella suite, AI Agent Studio — possono gestire in autonomia processi come l’approvazione delle spese, la riconciliazione contabile, la selezione di candidati o l’elaborazione di ordini complessi. Oracle ha spiegato che ogni agente AI può apprendere dalle interazioni con l’utente e adattarsi al contesto aziendale, diventando un vero e proprio “assistente operativo” interno. Anche perché, grazie all’approccio Oracle di un modello dati unificato tra database e applicazioni, gli agenti AI, inizialmente resi disponibili con un training basato su dati pubblici, possono poi essere addestrati direttamente sui dati privati dell’azienda, conservandone la privacy – cosa, questa, che può costituire un fattore competitivo vincente.
«L'essere umano con l'utilizzo dell'AI andrà a sostituire quello senza l'utilizzo dell'AI» ha spiegato Andrea Sinopoli, Vice President and Country Leader Cloud Tech di Oracle per l'Italia. Ovvero l’intelligenza artificiale rafforzerà la componente umana con l’obiettivo di rendere la sua vita migliore e la sua attività più efficiente. Ma le innovazioni non si fermano qui. Oracle ha anche annunciato un’espansione delle funzionalità multi-cloud, frutto della collaborazione con Microsoft Azure, Google Cloud e AWS, per consentire alle aziende di eseguire carichi di lavoro AI ovunque risiedano i propri dati, che siano già su OCI (Oracle Cloud Infrastructure) o nel cloud degli altri hyperscaler. E per facilitarlo, ha introdotto dei Multicloud Universal Credits, una sorta di moneta spendibile su tutti i cloud per la gestione dati con Oracle.
L’integrazione nativa dell’AI nelle funzioni di business consente poi di automatizzare processi ripetitivi, liberando tempo e risorse per attività a più alto valore aggiunto. Nei reparti finance, ad esempio, gli agenti AI possono analizzare pattern di spesa e prevenire errori contabili; nelle risorse umane, suggerire percorsi di carriera o ottimizzare i processi di recruiting; nella logistica, anticipare le interruzioni della catena di fornitura e proporre alternative operative in pochi secondi. In prospettiva, la scommessa di Oracle è quella di rendere l’uso dell’intelligenza artificiale accessibile non solo ai team IT, ma a chiunque operi in azienda. Grazie a interfacce naturali e comandi in linguaggio semplice, l’AI diventa uno strumento quotidiano, trasversale, che accompagna le decisioni anziché complicarle. Per le aziende tutto ciò significa quindi più efficienza, meno complessità e maggiore capacità decisionale in tempo reale.
Come ha sottolineato un analista, «Oracle non parla più di AI come tecnologia, ma come infrastruttura del lavoro moderno». Una frase che riassume perfettamente la portata di questa evoluzione: l’AI non è più un obiettivo da raggiungere, ma una condizione di partenza per competere. In definitiva, il messaggio arrivato da Las Vegas è chiaro: le imprese che vorranno restare competitive dovranno ripensare i propri processi non in funzione del software, ma dell’intelligenza che lo muove. Per l’Italia, dove il tessuto imprenditoriale è ricco di piccole e medie imprese, questa rivoluzione dell’AI – già incorporata nei processi di business e gestione dati e pronta per essere utilizzata, secondo Oracle – può rappresentare una straordinaria opportunità di semplificazione e salto di scala.



