Spazio

Ritorno alla Luna, partita la missione Artemis II: tutti i suoi segreti

Alle 2:39 ora italiana da Cape Canaveral il lancio del vettore Nasa che porterà quattro astronauti a sorvolare il satellite

di Leopoldo Benacchio

La missione Artemis II della Nasa decolla dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida  REUTERS

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Rumore, fuoco dai motori, fumo come se ne vede raramente e la missione Artemis II è partita, alle 2:39 italiane del 2 aprile. Ha fatto penare parecchio recentemente, per le solite valvole che perdevano carburante, situazione ovviamente pericolosissima in un vettore quasi 100 metri che, per oltre 60, è costituito da un gigantesco serbatorio di carburante altamente esplosivo.

Tutto è però andato bene: giornata splendida e i quattro nuovi eroi lunari, Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch di Nasa e il canadese Jeremy Hansen, sono partiti per il viaggio di dieci giorni che li porterà oltre la Luna, dove mai nessun umano è arrivato, e poi di nuovo a casa. Faranno esperimenti, rilasceranno dei piccoli satelliti che hanno obiettivi precisi e vedranno la Luna da molto vicino, ma solo dal finestrino. Comunque, non è poco, anzi: probabilmente è quanto ricorderanno per il resto della loro vita. Ci manderanno una nuova immagine del nostro azzurro pianeta da quella distanza, facendo il verso alla foto storica che conosciamo come «Earthrise», scattata il 24 dicembre 1968, in cui si vede la Terra sorgere sull’orizzonte lunare.

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È andato tutto bene, forse non troppa gente a Cape Canaveral, con ombrelloni e sedie a sdraio, a godersi il mostruoso rombo del motore, a debita distanza, e la ripartenza di quello che Nasa vuole, a tutti i costi, proporre come nuovo «sogno americano». Il primo lo fece partire il presidente J.F. Kennedy che, come sappiamo, non arrivò a vedere il compimento del programma con Apollo 13 e lo sbarco del primo uomo sulla Luna.

Oggi non c’è lo stesso spirito ma probabilmente, se tutto andrà bene in questa e nelle prossime missioni, la voglia di ritornare alla Luna riprenderà anche nel pubblico, nello stesso modo in cui è esplosa nel programma Apollo.

Lo stesso amministratore di Nasa, Iared Isaacman, ha dichiarato al personale interno, il 24 marzo, che «gli Stati Uniti non rinunceranno mai più alla Luna». Poche parole, molto chiare, con cui è iniziata la ridefinizione del programma lunare americano, l’ennesima, facendo chiaramente capire che la corsa, questa volta, è con la Cina, e non è solo per rimettere piede sul suolo lunare. Quel tema c’è, certamente, e questa volta si tratterà del piede di una donna, ma stavolta è tutta un’altra storia: si tratta di stare sulla Luna, abitarla, con robot e astronauti, aprire laboratori, forse miniere, in altre parole far partire una vera e propria «economia lunare», che al momento si può solo immaginare in parte.

Artemis II, le immagini del lancio della nuova missione per la luna

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Da dicembre, quando è stato insediato come amministratore, Isaacman ha introdotto una buona dose di realismo e pragmaticità nel piano lunare, in ritardo cronico, sempre più costoso e complesso. Non è detto che riescano a rispettare i tempi: il 2028 è domani praticamente e le cose da fare sono tante e importanti, ma per il momento auguriamo il massimo al programma Artemis.

Certo, nel nuovo piano chi ci perde è l’Europa, che già ha una parte fondamentale nella missione Artemis con il sofisticato Modulo di servizio della capsula Orion, con i quattro astronauti a bordo. I nove Paesi europei, che hanno contribuito al Modulo di servizio, dalla Germania, alla Francia, dall’Italia all’Olanda, forniscono con questo tutto quel che serve per la sopravvivenza degli astronauti e il funzionamento della capsula.

Forti dubbi, invece sul Gateway, la stazione cislunare che doveva servire per il transito degli astronauti da e per la Luna. Non si farà, probabilmente, e i soldi risparmiati saranno messi direttamente sulla prima città lunare americana. Dalla Terra alla Luna direttamente, insomma.

Resta l’ipoteca sul razzo vettore che dovrebbe fare decine di voli con astronauti e materiali, dato che Sls, appena partito, è un razzo secondo molti mal concepito, troppo costoso e non affidabile, se usato decine di volte, dato che una produzione in serie sembra molto problematica.

Tutta la missione verrà ovviamente seguita da terra e a questo contribuisce l’italiana Telespazio con la sua rete globale di antenne, mentre Thales Alenia Space, l’altra importante partecipata di Leonardo, ha contribuito ai sistemi di sopravvivenza del Modulo di servizio: ossigeno e azoto e acqua. Leonardo infine contribuisce con i pannelli fotovoltaici e le unità di gestione e controllo della potenza per tutti i moduli.

Per tornare alla missione Artemis II, il programma per i dieci giorni è fittissimo per i quattro astronauti. Dovranno come prima cosa accendere i motori propri, visto che il resto del razzo si è distaccato da tempo, per immettere in un’orbita ellittica molto alta la navicella

Il programma di sonno dell’equipaggio di Artemis II è stabilito in base all’orario di decollo, ma almeno 8,5 ore al giorno sono riservate al riposo. Il secondo giorno, al risveglio, gli astronauti dovranno effettuare la delicata manovra per immettersi nell’orbita che li porterà verso la Luna. Una manovra a motore acceso di 30 minuti che inizierà il vero e proprio viaggio verso il nostro satellite naturale.

Fra esperimenti, riposo, allenamento per tenere i muscoli al meglio e anche foto che i nostri dovranno scattare, arriviamo al sesto giorno, quello in cui sorvoleranno la Luna, a una distanza fra 6440 e 9650 chilometri. Sarà il clou della missione e anche il momento di maggior fascino per gli astronauti.

Dal settimo giorno inizia la discesa, diciamo così, visto che nello spazio non c’è né alto né basso, verso la Terra, e l’ultimo problema vero da affrontare sarà l’entrata in atmosfera di Orion a una velocità di decine di migliaia di chilometri al secondo. L’equipaggio indosserà le tute spaziali, aprirà i sedili e si allaccerà le cinture per un rientro letteralmente infuocato. Il modulo di servizio verrà staccato e la capsula punterà lo scudo termico verso terra, per proteggere Orion dall’attrito che farà raggiungere temperature di 1650 gradi. L’ammaraggio avverrà a una velocità di 27 chilometri all’ora solamente, grazie ai paracaduti, nell’Oceano Pacifico, al largo di San Francisco. Si inizia insomma a fare sul serio con la Luna.

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