Ripensare gli spazi e la formazione per aziende più inclusive
Aumentare la partecipazione lavorativa delle persone con disabilità è anche un obiettivo del progetto di vita della riforma
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Abbattimento delle barriere architettoniche e digitali, rimodulazione degli ambienti di lavoro, formazione a tutti i livelli, istituzione di manager dedicati e creazione di collaborazioni tra imprese ed enti del terzo settore. Sono queste le misure che le aziende italiane stanno mettendo in campo per favorire l’inclusione delle persone con disabilità.
In Italia per le imprese con più di 15 dipendenti l’assunzione di persone con disabilità è un obbligo, come prescrive la Legge 68/99, la normativa nazionale di riferimento per l’integrazione delle persone con disabilità nel mercato del lavoro. Obbligo facilmente aggirabile pagando le sanzioni previste dalla normativa in caso di non adempimento degli obblighi d legge. Ci sono, però, molte aziende che vanno ben oltre con programmi strutturati di inclusione di persone con disabilità fisica o intellettiva, perché è in crescita la consapevolezza che porti vantaggi legati all’acquisizione di talenti, al miglioramento del clima aziendale oltre che della reputazione.
La riforma della disabilità
Aumentare la partecipazione lavorativa delle persone con disabilità è anche un obiettivo del progetto di vita: cuore pulsante della riforma in materia di disabilità (D.Lgs. 62/2024 del 3 maggio) che punta a favorire l’inclusione e la partecipazione nei diversi ambiti di vita, compreso quello occupazionale. Dopo un primo blocco di sperimentazione partito a gennaio in 9 province, su questo fronte, si registra un rallentamento.
L’entrata in vigore della Riforma della Disabilità è stato rimandato di un anno al 2027 e nel frattempo dal prossimo 30 settembre altre 11 province saranno interessate dalla sperimentazione del nuovo sistema. A quel punto la nuova riforma coinvolgerà circa 8 milioni di abitanti per poi arrivare a una sua applicazione su tutto il territorio nazionale tra 2 anni.
Sul fronte degli impegni finanziari, per il 2025 il ministero per le Disabilità ha previsto un fondo da 300 milioni per finanziare progetti d’inclusione lavorativa promossi dagli enti del terzo settore. Annunciato per la prima volta a Bruxelles nell’estate del 2024, l’impegno è stato reiterato dalla ministra Locatelli nei giorni scorsi in occasione di un evento pubblico a Rimini. Si tratta di fondi che dovrebbero aiutare anche a creare sinergie con le imprese che negli ultimi anni stanno mostrando più attenzione verso questo aspetto. Un esempio è la scelta di diverse aziende di dotarsi della figura del disability manager: un professionista formato sulle tematiche relative alla gestione della disabilità in azienda.


