Leader in diversità e inclusione

Ripensare gli spazi e la formazione per aziende più inclusive

Aumentare la partecipazione lavorativa delle persone con disabilità è anche un obiettivo del progetto di vita della riforma

di Silvia Pasqualotto e Greta Ubbiali

3' di lettura

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Abbattimento delle barriere architettoniche e digitali, rimodulazione degli ambienti di lavoro, formazione a tutti i livelli, istituzione di manager dedicati e creazione di collaborazioni tra imprese ed enti del terzo settore. Sono queste le misure che le aziende italiane stanno mettendo in campo per favorire l’inclusione delle persone con disabilità.

In Italia per le imprese con più di 15 dipendenti l’assunzione di persone con disabilità è un obbligo, come prescrive la Legge 68/99, la normativa nazionale di riferimento per l’integrazione delle persone con disabilità nel mercato del lavoro. Obbligo facilmente aggirabile pagando le sanzioni previste dalla normativa in caso di non adempimento degli obblighi d legge. Ci sono, però, molte aziende che vanno ben oltre con programmi strutturati di inclusione di persone con disabilità fisica o intellettiva, perché è in crescita la consapevolezza che porti vantaggi legati all’acquisizione di talenti, al miglioramento del clima aziendale oltre che della reputazione.

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La riforma della disabilità

Aumentare la partecipazione lavorativa delle persone con disabilità è anche un obiettivo del progetto di vita: cuore pulsante della riforma in materia di disabilità (D.Lgs. 62/2024 del 3 maggio) che punta a favorire l’inclusione e la partecipazione nei diversi ambiti di vita, compreso quello occupazionale. Dopo un primo blocco di sperimentazione partito a gennaio in 9 province, su questo fronte, si registra un rallentamento.

L’entrata in vigore della Riforma della Disabilità è stato rimandato di un anno al 2027 e nel frattempo dal prossimo 30 settembre altre 11 province saranno interessate dalla sperimentazione del nuovo sistema. A quel punto la nuova riforma coinvolgerà circa 8 milioni di abitanti per poi arrivare a una sua applicazione su tutto il territorio nazionale tra 2 anni.

Sul fronte degli impegni finanziari, per il 2025 il ministero per le Disabilità ha previsto un fondo da 300 milioni per finanziare progetti d’inclusione lavorativa promossi dagli enti del terzo settore. Annunciato per la prima volta a Bruxelles nell’estate del 2024, l’impegno è stato reiterato dalla ministra Locatelli nei giorni scorsi in occasione di un evento pubblico a Rimini. Si tratta di fondi che dovrebbero aiutare anche a creare sinergie con le imprese che negli ultimi anni stanno mostrando più attenzione verso questo aspetto. Un esempio è la scelta di diverse aziende di dotarsi della figura del disability manager: un professionista formato sulle tematiche relative alla gestione della disabilità in azienda.

Nelle imprese

Secondo un’indagine promossa da Fondazione Accenture, l’inclusione delle persone con disabilità viene affrontata soprattutto con programmi di inserimento ad hoc e piani di welfare aziendali. Solo poche aziende adottano un piano per lo sviluppo della carriera. Nei casi più virtuosi la gestione del percorso lavorativo di chi ha una disabilità è un obiettivo previsto persino nel piano strategico, perseguito fin dalla fase di recruiting e che si snoda per tutta la vita lavorativa della persona.

Spesso i percorsi di inserimento lavorativo partono da partnership con enti del terzo settore che avvicinano imprese e lavoratori, affiancandosi al sistema di collocamento pubblico. Un canale questo che, secondo il presidente dell’Agenzia nazionale disabilità e lavoro (Andel) Marino Bottà, non sempre funziona come dovrebbe: «Il problema non è nella Legge 68, ma nella sua applicazione disomogenea tra le regioni, che causa difficoltà sia per chi cerca lavoro sia per le imprese».

Le buone prassi

Le buone prassi nel talent management però non mancano e partono fin dall’assunzione. «C’è stata un’evoluzione positiva - spiega Bottà - negli ultimi 25 anni nelle aziende in termini di inclusione. Tra le modalità istituite per assolvere gli obblighi di legge c’è la creazione di academy, l’attivazione di tirocini fino alle adozioni lavorative». Sempre più imprese vogliono andare in questa direzione ma, dice il presidente di Andel, «andrebbe favorita la messa a sistema e diffusione di esperienze efficaci. Con gli strumenti adeguati e un collocamento mirato, la persona con disabilità rappresenta un’occasione di crescita per l’azienda».

Eppure l’inclusione lavorativa e, in particolare, il passaggio dalla scuola alle professioni resta fragile. Al 2023, ultimi dati disponibili, meno di 1 persona su 2 con disabilità risulta occupata. La situazione è particolarmente critica per le persone con limitazioni gravi.


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