Leader in diversità e inclusione

La crescita sostenibile delle imprese si gioca anche sull’inclusione

In Europa il quadro normativo è solido e accompagna le imprese nelle nuove sfide di composizione delle diversità che emergono nella società

di Monica D'Ascenzo

3' di lettura

3' di lettura

Si apre una nuova era per l’inclusione. Gli ordini esecutivi del neo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, contro la diversity hanno dato il via a una riflessione profonda su temi che negli ultimi anni sembravano assodati. Mettere in discussioni valori che ormai sembravano parte integrante non solo della società ma anche e soprattutto delle strategie aziendali ha dato avvio, dopo una prima reazione di spaesamento, a una nuova fase, in cui le istituzioni, le organizzazioni, il terzo settore e le università prima degli altri si troveranno anche in Europa a testare le basi di concetti ritenuti acquisiti. Questo porterà inevitabilmente a una selezione naturale tra quanti avevano aderito in modo consapevole e vero a una visione del mondo basata sull’integrazione della complessità della realtà e quanti invece avevano fatto scelte di convenienza su temi ritenuti fino all’inizio di questo 2025 di moda.

Cosa succede negli Usa

Negli Stati Uniti, di fronte alle novità normative, le aziende hanno provveduto ad adeguarsi molto spesso soprattutto formalmente, ma non nella sostanza, tanto che la maggior parte dei gruppi multinazionali ha deciso di cambiare nome al dipartimento di riferimento, con titolazioni quali inclusion & belonging, people & culture, Merit & inclusion, facendo di fatto scomparire la parola diversità dalle comunicazioni aziendali. Dal management, però, è arrivata in molti casi la rassicurazione, attraverso comunicazioni interne, sulla conferma delle strategie e dei valori finora perseguiti.

Loading...

Un’inchiesta, realizzata a gennaio da Resume.org su un panel di mille leader aziendali statunitensi, ha evidenziato come solo una società su otto stia effettivamente eliminando le iniziative di DEI e abbia in programma di tagliare i fondi a riguardo. Nel dettaglio il 5% afferma di aver eliminato i propri programmi DEI, mentre un altro 8% sta riducendo il proprio budget su questo fronte. Nel contempo, però, il 65% degli intervistati afferma che il budget DEI rimarrà invariato e il 22% prevede addirittura di aumentare i finanziamenti in questo ambito.

Il quadro normativo europeo

Da questa parte dell’Atlantico, le multinazionali americane hanno chiarito fin da subito che le normative seguite sarebbero state quelle europee e le leggi dei singoli Paesi in cui operano attraverso divisioni locali. C’è chi lo ha fatto più esplicitamente e chi invece ha preferito non entrare in rotta di collissione con quanto la casamadre sta decidendo negli States. D’altra parte il quadro normativo europeo è talmente definito, che non è possibile derogare. I principi di uguaglianza e di non discriminazioni sono fondanti per l’Unione Europea.

Inoltre la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea all’articolo 23 sancisce che il principio della parità non osta al mantenimento o all’adozione di misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato. Le cosiddette azioni positive che vengono oggi ritenute illegali negli Stati Uniti a seguito degli ordini esecutivi di Trump. Per fare un esempio concreto in Italia: la legge Golfo-Mosca, approvata nel 2011, che prevede il 40% dei posti dei board delle società quotate riservato al genere meno rappresentato.

Alla fine del 2022, poi, nell’Unione Europea è stato adottato un piano di azione organico per l’inclusione e la diversità nei luoghi di lavoro che rispecchia i principi di una comunità sovranazionale che affonda le radici in una cultura costituzionale condivisa e basata sull’eguaglianza non solo formale ma sostanziale. Le direttive anti-discriminazione dell’Unione Europea, quindi, forniscono una solida base giuridica e rendono la marcia indietro in tema di diversity da parte delle aziende in Europa più complessa, rispetto a quanto invece sta avvenendo negli Usa.

In particolar modo due recenti norme vanno in questa direzione: la direttiva 2022/2381 sul miglioramento dell’equilibrio di genere fra gli amministratori delle società quotate già recepita dall’Italia, e la direttiva 2023/970, che mira a promuovere la parità di retribuzione tra uomini e donne, ufficialmente in vigore a giugno 2026. Misure queste a cui si devono adeguare anche le grandi multinazionali americane che hanno sede in Europa, non potendo far riferimento al foro competente del Paese di origine.

Le sfide future

In questo contesto i veri campioni saranno le imprese che sapranno cogliere le sfide di questa nuova era della diversità e dell’inclusioni e sapranno continuare a innovare tenendo il passo dei cambiamenti sociali e culturali che per le nuove generazioni sono valori fondanti. Le aziende che vorranno attrarre talenti, incontrare il favore dei consumatori ed essere i leader non solo del mercato ma anche della società tutta non potranno prescindere dall’inclusione.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti