Le politiche Dei nelle imprese migliorano le performance
Nel nuovo ranking creato da Statista e Sole 24 Ore le aziende che hanno creato valore anche sociale puntando sulla valorizzazione di tutte le persone
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I punti chiave
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«Le imprese che investono nelle politiche di diversità e inclusione (Dei), all’interno della gestione delle risorse umane, tendono a essere più etiche, favoriscono un maggiore senso di appartenenza tra i dipendenti e accrescono la competitività aziendale; le politiche di Dei non solo attraggono e fidelizzano i talenti, ma contribuiscono anche a migliorare le performance complessive delle aziende». Non ha alcun dubbio sul tema Valentina Marcazzan, del team di Statista, in Germania che ha condotto la ricerca alla base della nuova lista creata dal colosso mondiale dell’analisi dati e dal Sole 24 Ore: Leader in diversità e inclusione. Una iniziativa nata per valorizzare le aziende (con più di 250 dipendenti) che si distinguono in Italia per il loro impegno in ambito Dei e per la capacità di essere un laboratorio di sviluppo e di innovazione sociale.
Il contesto
«Il valore tangibile delle buone pratiche Dei è confermato non solo da questo studio, ma anche da altre ricerche analoghe condotte da Statista in altri Paesi e dalla quasi totalità dei paper scientifici sul tema», aggiunge Marcazzan. Le risultanze positive restano nel tempo – fanno notare da Statista – e non sono al momento influenzate dal recente dietrofront del governo federale americano sulle politiche Dei, innescate dai due ordini esecutivi del presidente Trump che ha dichiarato addirittura illegali le politiche Dei e le azioni di discriminazione positiva per riequilibrare squilibri.
Una mossa che potrà di sicuro rallentare l’operato in materia da parte delle grandi società fornitrici del Governo americano, che saranno depennate dall’elenco dei fornitori se non cancelleranno le odiate politiche Dei in favore delle donne, dei gay, dei trans, delle persone di colore e delle minoranze. Questo fino a nuovo ordine, vale a dire finché qualche giudice non bloccherà anche questi ordini esecutivi presidenziali in quanto illegittimi, come avvenuto già di recente in altri casi. Insomma, l’incertezza regna sovrana sulle politiche Dei. Di certo, Corporate America andrà in modalità greenhushing (vale a dire, si fa il buono ma non si dice) per non scatenare le ire del presidente. Ma molte imprese continueranno con discrezione nelle loro politiche di gestione del personale migliorate rispetto al passato. In ogni caso, le aziende europee andranno avanti sul sentiero tracciato, protette e obbligate dallo scudo delle normative Ue sul tema.
Identikit delle imprese premiate
Ciò premesso, la lista Leader in diversità e inclusione 2025 di Statista e del Sole 24 Ore offre una mappatura delle 275 società con le più alte valutazioni negli indicatori sulla diversità in generale, sulla parità di genere, di età e orientamento sessuale e sulle diversità etnico–culturali presenti in azienda e sull’inclusione dei lavoratori con disabilità. La ricerca non intende dare giudizi sull’operato delle imprese ma valuta le policy dichiarate in ambito Dei (in report di sostenibilità, piani industriali e siti web) all’interno di un quadro di riferimento Esg, ponderate con i risultati di un sondaggio effettuato su un campione di lavoratori italiani. Tra queste aziende emerge una volontà esplicita di intraprendere il sustainability journey avendo come stella polare il rispetto delle persone. Un viaggio che sarà lungo e non privo di inciampi e ostacoli, lungo il quale il dialogo con tutti gli stakeholder e anche eventuali incidenti di percorso - se affrontati correttamente - aiuteranno a migliorare il clima aziendale.
Le imprese del ranking operano in 22 settori, dal manifatturiero ai servizi, dalle tecnologie alla Sanità, dalla finanza alle costruzioni, dal commercio ai media, dai trasporti alla logistica. «In evidenza nei punteggi ci sono i settori IT e tecnologia (12,7%), servizi generali (8,7%), farmaceutica (6,9%) e banche (6,2%) – spiega Marcazzan -. Le regioni più rappresentate nella lista sono Lombardia (55%), Lazio (15%) e Emilia Romagna (8%)».



