Leader in diversità e inclusione

Le politiche Dei nelle imprese migliorano le performance

Nel nuovo ranking creato da Statista e Sole 24 Ore le aziende che hanno creato valore anche sociale puntando sulla valorizzazione di tutte le persone

di Laura La Posta

(ILLUSTRAZIONE DI CHIARA LANZIERI)

9' di lettura

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«Le imprese che investono nelle politiche di diversità e inclusione (Dei), all’interno della gestione delle risorse umane, tendono a essere più etiche, favoriscono un maggiore senso di appartenenza tra i dipendenti e accrescono la competitività aziendale; le politiche di Dei non solo attraggono e fidelizzano i talenti, ma contribuiscono anche a migliorare le performance complessive delle aziende». Non ha alcun dubbio sul tema Valentina Marcazzan, del team di Statista, in Germania che ha condotto la ricerca alla base della nuova lista creata dal colosso mondiale dell’analisi dati e dal Sole 24 Ore: Leader in diversità e inclusione. Una iniziativa nata per valorizzare le aziende (con più di 250 dipendenti) che si distinguono in Italia per il loro impegno in ambito Dei e per la capacità di essere un laboratorio di sviluppo e di innovazione sociale.

Il contesto

«Il valore tangibile delle buone pratiche Dei è confermato non solo da questo studio, ma anche da altre ricerche analoghe condotte da Statista in altri Paesi e dalla quasi totalità dei paper scientifici sul tema», aggiunge Marcazzan. Le risultanze positive restano nel tempo – fanno notare da Statista – e non sono al momento influenzate dal recente dietrofront del governo federale americano sulle politiche Dei, innescate dai due ordini esecutivi del presidente Trump che ha dichiarato addirittura illegali le politiche Dei e le azioni di discriminazione positiva per riequilibrare squilibri.

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Una mossa che potrà di sicuro rallentare l’operato in materia da parte delle grandi società fornitrici del Governo americano, che saranno depennate dall’elenco dei fornitori se non cancelleranno le odiate politiche Dei in favore delle donne, dei gay, dei trans, delle persone di colore e delle minoranze. Questo fino a nuovo ordine, vale a dire finché qualche giudice non bloccherà anche questi ordini esecutivi presidenziali in quanto illegittimi, come avvenuto già di recente in altri casi. Insomma, l’incertezza regna sovrana sulle politiche Dei. Di certo, Corporate America andrà in modalità greenhushing (vale a dire, si fa il buono ma non si dice) per non scatenare le ire del presidente. Ma molte imprese continueranno con discrezione nelle loro politiche di gestione del personale migliorate rispetto al passato. In ogni caso, le aziende europee andranno avanti sul sentiero tracciato, protette e obbligate dallo scudo delle normative Ue sul tema.

Identikit delle imprese premiate

Ciò premesso, la lista Leader in diversità e inclusione 2025 di Statista e del Sole 24 Ore offre una mappatura delle 275 società con le più alte valutazioni negli indicatori sulla diversità in generale, sulla parità di genere, di età e orientamento sessuale e sulle diversità etnico–culturali presenti in azienda e sull’inclusione dei lavoratori con disabilità. La ricerca non intende dare giudizi sull’operato delle imprese ma valuta le policy dichiarate in ambito Dei (in report di sostenibilità, piani industriali e siti web) all’interno di un quadro di riferimento Esg, ponderate con i risultati di un sondaggio effettuato su un campione di lavoratori italiani. Tra queste aziende emerge una volontà esplicita di intraprendere il sustainability journey avendo come stella polare il rispetto delle persone. Un viaggio che sarà lungo e non privo di inciampi e ostacoli, lungo il quale il dialogo con tutti gli stakeholder e anche eventuali incidenti di percorso - se affrontati correttamente - aiuteranno a migliorare il clima aziendale.

Le imprese del ranking operano in 22 settori, dal manifatturiero ai servizi, dalle tecnologie alla Sanità, dalla finanza alle costruzioni, dal commercio ai media, dai trasporti alla logistica. «In evidenza nei punteggi ci sono i settori IT e tecnologia (12,7%), servizi generali (8,7%), farmaceutica (6,9%) e banche (6,2%) – spiega Marcazzan -. Le regioni più rappresentate nella lista sono Lombardia (55%), Lazio (15%) e Emilia Romagna (8%)».

Da segnalare che molte imprese dell’elenco hanno migliorato le politiche Dei nel percorso per ottenere la certificazione per la parità di genere secondo la UNI/PdR 125 oppure la certificazione Iso 30145 dedicata alla diversità e inclusione.

Le aziende in evidenza nel ranking

Alcuni Leader in diversità e inclusione 2025 sono citati come case studies significative anche dalle Linee guida dell’Osservatorio D&I dello UN Global compact network Italia, l’iniziativa (creata in ambito Onu) di cittadinanza d’impresa più ampia al mondo: si tratta di A2A (che nel piano strategico ha fissato l’obiettivo di affidare il 70% degli ordini a fornitori che adottano pratiche Dei entro il 2035, con target intermedio al 30% per il 2025), Leroy Merlin (che ha un piano strutturato Dei gestito dal team Pluralità, con cinque aree d’intervento e dei corrispondenti piani di azione specifici), Tper (Trasporto Passeggeri Emilia-Romagna, che ha fatto della certificazione per la parità di genere una leva di miglioramento), Unicredit (che ha puntato sulla certificazione Edge, Economic dividends for gender equality, nota a livello internazionale per il suo rigore), poi Edison, Enel, Gruppo FS.

Diverse aziende della lista Statista-Sole 24 Ore sono state premiate negli anni passati anche per l’inclusione dei rifugiati nella propria forza lavoro e riconosciute come migliori pratiche all’interno del progetto Welcome di Unhcr, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati: tra di loro spiccano Barilla, Lavazza, Decathlon e di nuovo A2A e Leroy Merlin Italia.

Altre imprese del nuovo ranking sono state premiate anche nei Diversity brand awards 2025 (individuati nell’ambito del Diversity brand index). In questo ambito ci sono Ikea (premiata per “Quiet hours”, shopping experience per le persone con neurodivergenze progettata con l’Associazione nazionale genitori persone con autismo), Fastweb (per i podcast e vodcast sulla Dei), Tim (per la app Women Plus per supportare le donne nella ricerca di lavoro e+ nei percorsi di carriera) e di nuovo Ferrovie dello Stato (per il progetto di accessibilità dei servizi di vendita e assistenza per le persone sorde).

Da segnalare, tra i Leader in diversità e inclusione 2025, anche Tp (Teleperformance) Italia, che nella nota celebrativa del primato nel recente ranking Best workplaces 2025 di Great place to work segnala di avere come punto di forza un pacchetto completo di politiche a favore delle risorse umane, con focus specifico su diversity & inclusion (in evidenza 20 giorni di ferie pagate alle neomamme e ai neopapà e smart working strutturale per l’85% del monte ore lavorative, di cui usufruisce la popolazione aziendale composta per oltre il 70% da donne). Un piano che ha portato all’abbattimento del tasso di assenteismo, passato dal 12% al 2% (contro una media del settore del 10%). «Da call center con difficoltà di gestione del personale siamo diventati un contact center omnicanale che sviluppa intelligenza artificiale», ha commentato nella nota l’amministratore delegato Diego Pisa.

In evidenza, nell’elenco, primarie aziende del settore energia come Snam, Terna, Eni e la filiale italiana della francese Engie, banche come Intesa Sanpaolo, Unicredit e Sella, imprese dell’alimentare come Ferrero, fra le altre.

La metodologia dello studio di Statista

Quanto alla metodologia dello studio sui Leader in diversità e inclusione, la ricerca si è basata su dati e opinioni raccolti in tre differenti modalità, poi aggregati e ricondotti a un numero indice finale su cui si basa la lista delle 275 migliori imprese della classifica. Come di consueto per quanto riguarda le iniziative lanciate da Statista e dal Sole 24 Ore, le aziende in lista o che si sono candidate non hanno dovuto pagare alcun gettone d’ingresso per essere analizzate.

La prima modalità di raccolta dei dati si è svolta mediante il bando elaborato da Statista e Sole 24 Ore, cui è stata data ampia pubblicità sui media. I responsabili Dei o gli imprenditori di aziende con un minimo di 250 dipendenti hanno potuto candidarsi e compilare un questionario con dati e indicatori di prestazione della propria azienda su diversità e inclusione.

La seconda parte dell’analisi ha riguardato i dati forniti dal partner di Statista Denominator. La società americana ha creato negli anni il più ampio database internazionale di società attive nella diversity, equity & inclusion, con dati relativi a tre milioni di aziende in 195 Paesi. È stato analizzato quindi l’ampio database di aziende che operano in Italia, con indicatori tratti da bilanci aziendali, piani industriali, piani Esg, report di sostenibilità, siti web aziendali. I dati sono stati aggregati da Denominator, che ha poi calibrato le performance delle aziende e determinato punteggi di performance Dei.

Una validazione ulteriore è stata poi effettuata con un sondaggio svolto in Italia (mediante online access panel) su un campione significativo di lavoratori sia a tempo pieno sia in part time. Ai partecipanti, ben 14mila, è stato inizialmente chiesto in che misura ritengano che il datore di lavoro promuova la diversità, utilizzando una scala da 0 a 10. Nelle domande successive, i dipendenti sono stati invitati a esprimere la propria opinione su una serie di affermazioni relative a temi come età, genere, equità, etnia, disabilità e orientamento sessuale (LGBTQ+). Il grado di accordo o disaccordo con le affermazioni è stato misurato utilizzando una scala Likert a 5 punti. Per tenere conto delle opinioni di gruppi diversi, le valutazioni di donne, anziani e minoranze etniche sono state ponderate significativamente più rispetto a quelle dei gruppi non appartenenti alla diversità.

Il team di ricerca di Statista ha analizzato i dati nel quartier generale ad Amburgo (in Germania) ed elaborato un punteggio finale per ogni azienda, che scaturisce dall’incrocio della validazione interna (effettuata tramite il sondaggio) e dei dati raccolti ed elaborati.

I risvolti delle politiche Dei

«Dall’analisi dei dati ci siamo resi conto che la diversità e l’inclusione restano temi centrali per il mondo del lavoro, influenzando non solo l’etica aziendale ma anche la produttività e l’innovazione, come dimostrato da diversi studi oltre che dal nostro; dare visibilità alle aziende italiane che si distinguono in questo ambito è fondamentale per promuovere una cultura del lavoro più inclusiva e stimolare un cambiamento positivo nel tessuto economico italiano - argomenta Valentina Marcazzan -. L’inclusione non è solo un valore etico, ma anche un motore di crescita e innovazione. Le aziende che investono nella diversità registrano un miglior clima aziendale, maggiore creatività e una più alta attrattività per i talenti. L’ottima performance delle aziende premiate dimostra che i risultati sono possibili e che l’impegno concreto porta a un vantaggio competitivo. Per questo, è essenziale continuare a monitorare i progressi e dare visibilità alle imprese che guidano il cambiamento».

Focus sui risultati del sondaggio

Elementi significativi della ricerca di Statista emergono in particolare dal sondaggio effettuato su 14mila lavoratori italiani. «Uno degli aspetti più rilevanti emersi dallo studio riguarda la parità di genere, un’area in cui le aziende italiane presentano ancora margini di miglioramento – racconta Marcazzan -. La soddisfazione media su questo tema è risultata inferiore di 0,7 punti rispetto alla media generale. Tuttavia, le aziende che adottano politiche efficaci di parità di genere tendono a ottenere punteggi di prestazione più elevati. Domande chiave come “Uomini e donne hanno le stesse opportunità di avanzamento di carriera” e “Le donne sono una forza lavoro rispettata” hanno mostrato una correlazione superiore a 0,5 con il punteggio di prestazione aziendale. Ciò dimostra che un ambiente di lavoro equo, dove le opportunità di crescita sono bilanciate tra uomini e donne, contribuisce a migliorare l’efficacia operativa e la produttività complessiva».

Un’altra dimensione fondamentale della diversità aziendale riguarda la diversità etnico-culturale. «In questo ambito, la soddisfazione media è risultata inferiore di 0,6 punti rispetto alla media generale – rileva l’analista di Statista -. La gestione efficace della diversità etnico-culturale è risultata strettamente legata alla performance aziendale. Domande come “Apprezzo il modo in cui il mio datore di lavoro gestisce la diversità etnica” e “I pool di talenti (cioè le persone designate a diventare manager nell’organizzazione) sono diversificati” hanno mostrato una correlazione superiore a 0,45 con i punteggi aziendali complessivi. Questo suggerisce che le imprese che promuovono attivamente la diversità etnico-culturale e garantiscono un accesso equo alle opportunità di crescita ottengono benefici in termini di engagement dei dipendenti e risultati finanziari».

Nonostante i progressi, queste aree rimangono ambiti in cui molte aziende italiane possono migliorare, evidenziando la necessità di azioni più incisive per superare stereotipi e barriere strutturali. «Il superamento di questi ostacoli richiede interventi mirati, come politiche di equità salariale, percorsi di carriera inclusivi e una maggiore rappresentanza delle minoranze nei ruoli di leadership – rileva Marcazzan -. Tuttavia, le aziende che si sono distinte nello studio hanno superato significativamente le altre proprio su queste dimensioni, dimostrando che il cambiamento è possibile e porta benefici concreti».

Un altro aspetto emerso dallo studio riguarda il ruolo della diversità legata all’inclusione dei lavoratori con disabilità. «Le aziende che hanno ottenuto premi e riconoscimenti per il loro impegno nell’inclusione di persone con disabilità hanno registrato un punteggio superiore di 0,7 rispetto alla media – racconta l’analista -. Le risposte alla domanda “Il mio datore di lavoro incoraggia gli adeguamenti e i miglioramenti sul posto di lavoro per migliorare l’accessibilità e l’ambiente di lavoro per le persone diversamente abili” hanno mostrato una correlazione di quasi 0,6 con il punteggio complessivo di performance aziendale. Questo dimostra che un ambiente di lavoro accessibile e inclusivo non solo favorisce il benessere dei dipendenti, ma contribuisce anche a una maggiore efficienza operativa e produttività. Ciò suggerisce inoltre che rispetto ad altri elementi Dei, l’inclusione delle persone con disabilità ha ricevuto una maggiore attenzione e che le aziende stanno implementando politiche più efficaci per garantire accessibilità e pari opportunità».

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