Banga (Banca Mondiale): «Creare lavoro per i giovani è la soluzione migliore contro la povertà»
di Gianluca Di Donfrancesco
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La Commissione Europea ha approvato nei giorni scorsi il nuovo decreto Fer2 che incentiva la realizzazione di impianti di produzione di fonti rinnovabili non pienamente mature o con costi elevati di esercizio. Ma l’ok ha sollevato un immediato polverone collegato al costo, quantificato dalla stessa Bruxelles in 35,3 miliardi di euro, degli incentivi destinati a questo tipo di tecnologie, a cominciare dall’eolico offshore (al quale è destinato il grosso delle risorse previste dal provvedimento). È bene quindi fare un po’ di chiarezza sull’impatto atteso sulle nostre bollette che arriverà comunque non in tempi rapidi ma solo quando il decreto comincerà a dispiegare i suoi effetti, non prima cioè del 2029.
Partiamo ricordando innanzitutto che il riverbero sulle bollette collegato a meccanismi incentivanti delle rinnovabili non è una novità. E questo perché le nostre bollette già includono i costi di meccanismi esistenti, alcuni dei quali peraltro andranno a scadenza nei prossimi anni trattandosi di incentivi messi in campo ormai da tempo e arrivati praticamente a fine vita. Questi incentivi vengono pagati in bolletta attraverso gli oneri generali di sistema - e, in particolare, dalla componente Asos - attraverso cui vengono finanziati i costi per attività di interesse generale per il sistema elettrico nazionale.
Venendo al nuovo decreto, dunque, è necessario innanzitutto chiarire che quella soglia, indicata da Bruxelles, rappresenta un’asticella massima anche perché il reale costo da sostenere per finanziare quegli incentivi varierà a seconda dei futuri prezzi dell’energia. Perchè? La risposta va ricercata nello stesso meccanismo con cui saranno remunerate le fonti green elencate nel decreto che sono, oltre all’eolico offshore, il fotovoltaico galleggiante e il solare termodinamico, ma anche gli impianti alimentati da energia maremotrice, dal moto ondoso e da altre forme di energia marina, come pure biomasse e biogas.
L’aiuto previsto dal Dl sarà erogato tramite un contratto bidirezionale per differenza per ogni kilowattora di energia elettrica prodotta e immessa in rete e sarà assicurato per una durata pari alla vita utile delle centrali (25 anni, per esempio, per gli impianti eolici in mare aperto). In pratica il Gse, regista degli incentivi, calcolerà la differenza tra la tariffa spettante (che varia a seconda della tecnologia considerata) e il prezzo dell’energia elettrica zonale orario (cioè il prezzo dell’energia elettrica nel momento in cui avviene l’immissione in rete e nell’area di mercato in cui è localizzato l’impianto): se positiva, il Gse erogherà gli incentivi applicando una tariffa premio pari a tale differenza; se negativa, procederà a conguaglio o richiederà al soggetto gli importi corrispondenti.
Bisognerà, quindi, tener conto di una serie di variabili per capire quale sarà l’impatto definitivo sulle casse dello Stato degli incentivi coperti dal Fer2 e, di conseguenza, il riflesso in bolletta. I 35,3 miliardi vanno quindi considerati come un livello massimo peraltro distribuito, vale la pena di ricordarlo su 20 anni (la vita utile stimata degli impianti). Ergo: per ogni anno l’esborso si attesterà sugli 1,85 miliardi, sempre che si raggiunge quell’asticella massima.