Usa

Repubblicani all’ultima sfida: DeSantis esce e appoggia Trump, Haley sola rivale

Dietro lo spettacolare fallimento del governatore della Florida errori, scarso carisma e la cresciuta fedeltà della base del partito all’ex Presidente

di Marco Valsania

Usa 2024, Trump attacca Nikki Haley: "Non è in grado di fare la presidente"

4' di lettura

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Un addio in video. Ron DeSantis (video), un tempo considerato il candidato con le migliori chance di spodestare Donald Trump dal dominio sul partito repubblicano, ha gettato la spugna, ponendo fine a quella che invece di una corsa verso la nomination alla Casa Bianca è diventata la parabola di uno spettacolare fallimento politico. Lo ha fatto con un messaggio registrato, dietro un sorriso forzato che ha cercato di nascondere l’umiliazione ma non ha potuto celare la delusione.

Certo non ha mascherato il significato del suo abbandono: un rafforzamento di Donald Trump, che DeSantis si è affrettato ad appoggiare con ardore e dimenticando ogni acrimonia, definendolo un leader “nettamente superiore” per la Casa Bianca rispetto all’attuale Presidente democratico in cerca di rielezione Joe Biden.L’altra, immediata conseguenza è stata trasformare la sfida per la nomination conservatrice in uno scontro a due: l’unica rivale interna è rimasta l’ex ambasciatrice all’Onu ed ex governatrice della South Carolina Nikki Haley.

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Usa 2024: DeSantis lascia corsa a nomination repubblicana, sosterrà Trump

Ha anche e forse soprattutto chiarito meglio i contorni delle due strategie rimaste a confronto, quella da anni ascendente incarnata dal populismo radicale di destra di Trump e quella più moderata cui presta oggi il volto Haley, in cerca di riscatto dopo anni in affanno e e ritirata nel partito. Ci sono, tra i due, toni da scontro personale: con Trump che liquida Haley come debole e troppo progressista (quando non straniera, sfoderando venature razziste quando fa riferimento alle origini indiane della sua famiglia). E con Haley che cita invece, accant alle amicizie pericolose di Trump con i dittatori, le sue ripetute gaffe quale segno di diminuite capacità cognitive con l’età che avanza. Ma soprattutto ci sono due approcci: quello appunto di Trump, con DeSantis accodato, che evoca apertamente venature autoritarie e promesse lo “stato amministrativo”. E quello di Haley, che pare sforzarsi di resuscitare un’immagine più flessibile e “normale” del partito, corteggiando anche elettori indipendenti.

Nelle ultime ore Haley si è spinta a criticare Trump e Biden come “egualmente pessimi per il Paese”. L’interrogativo di fondo, per Haley: se la presa di Donald Trump sul partito e la base a lui fedele sia già da tempo troppo forte. E se lei abbia aspettato troppo a sfidarla davvero, ad affilare le critiche a Trump, proprio per timore di alienare militanti repubblicani considerati necessari ad essere competitivi per la nomination.

La prima e forse ultima prova incalza: domani, martedì, alle primarie del New Hampshire. Non potrebbe esserci terreno sulla carta più favorevole a Haley: l’elettorato dello stato del New England è da sempre ritenuto ricco di indipendenti, fino al 40% del totale. E alle primarie qui possono votare anche loro, i non iscritti al partito. I sondaggi danno ugualmente Trump avvantaggiato: 50% a 39% oppure 54% a 36 per cento. Un vantaggio in realtà cresciuto dopo il suo schiacciante successo in Iowa, che ha di fatto liquidato DeSantis. E normalmente non più di un terzo di chi vota alle primarie repubblicane in New Hampshire si considera moderato.

Un nuovo, netto successo di Trump potrebbe spegnere ogni vera speranza di alternative. Un riscatto di Haley, una vittoria a sorpresa o un risultato comunque da testa a testa potrebbe prolungare le sue ambizioni e incoraggiare quel che resta dell’anima anti-Trump tra i conservatori.Anche una prova di forza di Haley, va detto, sarebbe men che risolutiva per il suo futuro e dimostrarsi tardiva. I successivi stati in gioco appaiono oggi più socialmente e culturalmente conservatori e favorevoli a Trump, dal Nevada alla stessa South Carolina e a alle tante urne del Super Martedì di inizi marzo. E Trump ha oltretutto a questo punto accumulato il sostegno di circa 200 notabili e esponenti del partito, compreso nei fatti l’intero establishment della South Carlina.

Repubblicani Usa: l’ascesa di Nikki Haley, l’alternativa a Trump

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La caduta di Santis aiuta Trump perché il governatore della Florida aveva fatto campagna come un portatore più giovane, disciplinato e senza scandali e processi dello stesso messaggio ultra-conservatore, dall’immigrazione ai valori familiari più tradizionali e al nazionalismo isolazionista da America First. DeSantis poteva restare un elemento di disturbo anzitutto per Trump, anche se non ha però mai saputo dar prova di avere la stoffa per una campagna nazionale, è parso rigido e privo di carisma in pubblico, svanendo nell’ombra dell’ex Presidente.

La sua stessa, spettacolare fine quale candidato può dare smalto all’dea di inevitabilità di Trump. Sondaggi che un anno fa davano DeSantis addirittura avanti sull’ex Presidente sono evaporati nei mesi scorsi. La sua campagna è stata scossa da ripetute crisi, passi falsi e ribaltoni ai vertici, il contrario della macchina di precisione che aveva promesso. I caucus molto conservatori dell’Iowa hanno dimostrato la sua fragilità, nonstante avesse investito enormi risorse e fatto comizi in ogni contea: Trump lo ha battuto con un vantaggio storico di 30 punti e lui è a malapena arrivato a parimerito con Haley, che tra l’ elettorato evangelico Iowa poteva sperare poco. E’ stato il colpo di grazie: ha abbandonato la campagna in New Hampshire, dove era nei sondaggi al 6%, poi cancellato apparizione in Tv e infine annunciato l’uscita di scena e l’affiancamento in tutto e per tutto a Trump e al “suo” partito repubblicano.

La grande sfida americana

“Mi è chiaro che una maggioranza degli elettori alle primarie repubblicane vuole dare a Donald Trump un’altra opportunità”, ha detto quale commiato dalla corsa. “Io ho promesso di sostenere chi ottiene la nomination e rispetterò questo impegno”. Non basta. Ha aggiunto che gli americani hanno visto la precedente presidenza Trump “ostacolata da incessanti resistente” e che i democratici “tuttora gli dichiarano guerra usando la legge”. E ha continuato: “Ha il mio appoggio perché non possiamo tornare alla vecchia guardia repubblicana, a rispolverate forme di corporativismo rappresentate da Nikki Haley ”. Ieri il New York Times ha pubblicato un’inchiesta sui problemi etici e di conflitti di interessi nella carriera pubblica e di business di Haley, che se impallidiscono di fronte alle incriminazioni di Trump minacciano di scuotere la sua immagine riformatrice e di trasformarla in un simbolo più debole di alternative all’ex Presidente che continua, oggi come ieri, a scioccare la politica americana.

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