Il profilo

Chi è Gavin Newsom, il governatore della California rivale di Trump

Il leader dei Dem californiani studia da presidente. Sfida il governo centrale e attacca il tycoon: è «un bugiardo» e «un dittatore». Liberal, di famiglia non ricca, ha costruito negli anni forti legami con i protagonisti del business dello Stato

Angela Manganaro

Articolo aggiornato il 9 giugno 2025

Il governatore della California, Gavin Newsom

5' di lettura

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Donald Trump non lo sopporta e lo ha soprannominato scum, spazzatura. Fosse per lui, lo liquiderebbe subito come fa di solito con un alleato caduto in disgrazia ma non può, deve convivere con Gavin Newsom, il governatore della California che in queste ore si oppone alle iniziative senza precedenti della Casa Bianca per placare le proteste contro le politiche migratorie a Los Angeles e a San Francisco.

Trump invia la Guardia Nazionale e Newsom lo accusa su X di essere un «bugiardo sfacciato» («Non mi ha mai parlato di Guardia nazionale ma dice di averlo fatto») e un «dittatore»: «Incitare e provocare la violenza, creare caos di massa, militarizzare le città, arrestare gli oppositori. Questi sono atti di un dittatore, non di un presidente». Il governatore, che guida la quarta economia al mondo, ha detto che l’invio della Guardia Nazionale è «illegale» e ha chiesto alla Casa Bianca di ritirare i soldati.

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Tra i repubblicani, il democratico Newsom è sinonimo di liberal che più liberal non si può: in un dibattito tra gli sfidanti per la corsa alla Casa Bianca Nikky Haley e Ron DeSantis, quest’ultimo ha detto che la sua avversaria è «più liberal del governatore della California», e tale paragone si spiega con la manifesta antipatia fra DeSantis e lo stesso Newsom.

In un clamoroso faccia a faccia di novembre 2024 su Fox News, i due hanno infatti litigato su tutto (aborto, controllo delle armi, diritti dei transgender) e si è palesata l’ambizione presidenziale di DeSantis e l’ambizione più ambigua di Newsom che non ha smentito una candidatura nel 2028 e che molti vedevano pronto a sostituire Joe Biden in caso di improvvisa rinuncia.

Newsom, 57 anni, laureato in scienze politiche, sposato con la documentarista femminista Jennifer Siebel, quattro figli, ex sindaco di San Francisco, è stato definito «un bel ragazzo con il righello». Cerca di incarnare il fascino di Kennedy, ha scritto il New Yorker (ma lui sostiene che non è uno di quei democratici cresciuti con la foto di Kennedy attaccata al muro), e si propone di dare chiarezza morale in un’ora sconcertante. L’ora è quella del trumpismo davanti al quale Newsom si presenta come nuova politica.

Il governatore della California ha sempre parlato bene della sua dislessia, dicendo che è la cosa migliore che gli potesse accadere perché ha aiutato la sua grande memoria e le sue capacità oratorie che gli hanno sempre fatto evitare qualsiasi gobbo.

Figlio di divorziati, è cresciuto con la madre che ha fatto i più svariati lavori per mantenere lui e la sorella. Non è nato ricco, ma ha sempre potuto contare sul sostegno di ricche famiglie californiane tra cui i Getty che lo hanno trattato come un figlio e lo hanno sostenuto da quando, ristoratore e proprietario di una azienda vinicola, muoveva i suoi primi passi in politica.

Un minuzioso articolo del Los Angeles Times racconta tutti gli appoggi delle più influenti famiglie di cui il governatore gode da tempo e illustra bene come Newsom sia sinonimo di connections nel suo Stato.

Da sindaco di San Francisco ha promosso i matrimoni dello stesso sesso nel 2004. È un campione dell’energia pulita e delle rinnovabili (recentemente ha approvato una legge che richiede alle grandi aziende di rendere pubbliche le emissioni di gas serra, ma soprattutto a ottobre è volato a Pechino dove ha incontrarto Xi Jinping con l’ambizioso progetto di fare della Cina un partner nella lotta alla crisi climatica, coniando anche lo slogan «il divorzio non è un’opzione»).

Per quanto riguarda l’endemica emergenza californiana, si è dedicato ai 170mila senzatetto dello stato prevedendo cure sanitarie anche per chi non ha il regolare permesso di soggiorno e ha lavorato a una misura per costringere chi ha problemi mentali a curarsi e non rimanere in strada (misura che è stata apertamente contestata dagli attivisti per i diritti civili e esperti della salute mentale). Ha investito per cercare di risolvere la crisi abitativa che affligge lo stato. È stato l’unico politico dello Stato nel 2014 ad approvare una misura elettorale che riduceva una serie di crimini a reati minori. Ha anche guidato un’iniziativa per richiedere controlli sui precedenti quando si acquistano munizioni e, neanche a dirlo, è stato forza politica trainante quando si è deciso di legalizzare la marijuana. Nel 2019 ha sospeso la pena di morte in tutto lo Stato sostenendo che non è da paese civile. Recentemente ha firmato una legge che rende responsabili siti come Tik Tok, Instagram e altri social media se non riescono a combattere la diffusione di contenuti pedopornografici. Ha firmato anche una legge che impedisce alle scuole di bandire libri di testo i cui insegnamenti provengono da persone con diversi background razziale, orientamento sessuale o identità di genere. Riguardo alle questioni sociali è un progressista, riguardo al fisco è un moderato. Davanti al deficit di bilancio degli ultimi anni, Newsom non si è tirato indietro e nell’ultima manovra statale presentata a inizio gennaio ha previsto tagli ai programmi abitativi, climatici e alle scuole.

Accusato di essere un politico creato per Hollywood e un narcisista, Newsom ha dovuto affrontare dure critiche da parte dei suoi avversari politici per la sua promessa di mantenere la California uno “stato santuario” per gli immigrati, così come per la sua gestione della pandemia di COVID-19, che ha visto chiudere le attività commerciali in tutto lo stato mentre lui cenava con i lobbisti in un ristorante chic della Napa Valley. C’è chi fa notare che le sue ambizioni presidenziali s’infrangono di fronte ad alcune considerazioni: Newsom ha vinto il suo secondo mandato con il 60 per cento dei voti in uno stato prevalentemente democratico e non ha mai affrontato un repubblicano tosto; il California dream è in crisi; l’ultimo governatore della California eletto presidente è stato il repubblicano Ronald Reagan.

A gennaio Newsom ha illustrato la sua manovra per il 2024 e ha ribadito che nessuna tassa sui ricchi sarebbe stata varata, smentendo così il Wall Street Journal: questi giornalisti sono «guerrieri ideologici» e l’editorial board «un orologio rotto», ha detto. È da tempo che i media vedono il governatore in corsa per guidare l’America e non solo la California. Lui ha sempre ripetuto che lavorava per Biden e quando l’anziano presidente si è ritirato dalla corsa alla Casa Bianca non si è certo fatto avanti e ha lasciato campo libero a Kamala Harris. Ma i suoi impegni nazionali sono noti e hanno alimentato a lungo speculazioni. Ha passato l’estate scorsa a viaggiare in sei Stati a guida repubblicana. Ha sfidato DeSantis in tv, anzi sulla Fox News, la televisione nemica per definizione (anche se lui ha buoni rapporti con qualche anchorman). Ha messo insieme un piccolo staff di consiglieri politici e creato un comitato per la raccolta fondi (PAC) che in autunno aveva raccolto 3,5 milioni di dollari per i democratici. Il piano per far crescere il proprio profilo senza danneggiare Biden, ha scritto il New York Times, riguarda anche il governatore dell’Illinois J. B. Pritzker e la governatrice del Michigan Gretchen Withmer, ma il telegenico Newsom ha reso se stesso il più visibile del gruppo. Lui assicurava che tutto quello che faceva lo faceva consultando e avendo l’approvazione della Casa Bianca, cosa che i funzionari della Casa Bianca confermavano. Dallo staff di Biden assicuravano che il leader californiano era «un enorme asset organizzativo e per la raccolta fondi».

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