Sette regioni al voto
Sono 7 le Regioni in cui si vota questo autunno: Calabria, Campania, Marche, Puglia, Toscana, Valle d’Aosta e Veneto. Come detto, si parte con la Valle d’Aosta il 28 settembre e le Marche (28 e 29 settembre). Poi tocca alla Calabria (5 e 6 ottobre) e alla Toscana (12 e 13 ottobre). In Campania, in Veneto e in Puglia le date scelte sono il 23 e 24 novembre. L’esito del voto nelle Marche e in Valle d’Aosta potrà fare da traino negli altri territorio
I candidati nelle Marche
La sfida nelle Marche si gioca tra il governatore uscente Francesco Acquaroli (Fdi e fedelissimo della premier Giorgia Meloni) e lo sfidante di centrosinistra Matteo Ricci, europarlamentare dem ed ex sindaco di Pesaro. Il Pd punta a riconquistare insieme agli alleati del campo largo (da Iv al M5s, ma senza Azione) l’ex regione rossa finita per la prima volta a destra cinque anni fa. La campagna elettorale ha avuto una chiara impronta nazionale, con la stessa Meloni, insieme ai suoi vice Antonio Tajani (Fi) e Matteo Salvini (Lega) andati nelle Marche a sostenere direttamente Acquaroni. Anche la segretaria Pd Elly Schlein e il presidente del partito Stefano Bonaccini sono saliti a dare una mano a Ricci.
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Regionali nelle Marche, Acquaroli ha votato a Potenza Picena

Regionali nelle Marche, Ricci ha votato nel seggio a Pesaro
Il nodo del Veneto
Per il centrodestra, l’esito del voto nelle Marche è strettamente legato alla scelta del candidato in Veneto. La sconfitta di Acquaroli, aumenterebbe su Meloni la pressione per indicare un candidato del suo partito in Veneto: Fdi, nonostante sia di gran punga il primo partito della colazione dal 2022, ha solo due governatori di Regione (appunto nelle Marche e in Abruzzo). Se invece dovesse confermare Acquaroli, potrebbe lasciare campo libero a un candidato della Lega, rimandando al 2028 (quando si voterà in Lombardia) la partita per conquistare una regione del Nord.
Campo largo nel centrosinistra
Schlein ha già ottenuto tanto, riuscendo a stringere l’intesa con il M5S in tutte le regioni al voto, con un’alleanza che coinvolge tutti i partiti di centrosinistra tranne Azione. L’occhio è soprattutto alle politiche del 2027: l’unica speranza per impedire la vittoria al centrodestra è chiudere una alleanza la più larga possibile soprattutto per conquistare quanti più collegi uninominali al Sud (a meno che non cambi la legge elettorale). Una vittoria nelle Marche, ma anche una sconfitta dopo un confronto all’ultimo voto, rafforzerebbe questa strategia
In Valle d’Aosta
Grande incertezza in Valle d’Aosta. Nella piccola regione alpina non è prevista l’elezione diretta del governatore, che viene eletto dal rinnovato Consiglio regionale (35 membri) alla prima riunione, in questo caso prevista a fine ottobre. Nel caso in cui vincesse il centrodestra, a meno di sorprese (legate al numero di preferenze ottenute), il favorito a occupare la poltrona di presidente è Alberto Zucchi, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, regista e il collante del “centrodestra unito” in Valle d’Aosta, operazione che non è stata facile visto il sistema proporzionale. Una spinta unitaria venuta anche da Roma, che in caso di vittoria sarebbe una ulteriore freccia nell’arco di Meloni. L’altro scenario è la vittoria di una maggioranza o solo autonomista (Union valdotaine e Autonomisti di centro) oppure autonomista-progressista (con il sostegno anche del Pd). L’Union valdotaine punta a confermarsi leader della coalizione e a prendersi la presidenza della Regione.