Numerose pubblicazioni in vista del voto

Referendum, i libri a favore del Sì e quelli a favore del No

Da Nordio a Spataro, da Caiazza a Parodi, da Di Pietro a Colombo: sfida anche editoriale

di Raffaella Calandra

(Imagoconomica)

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La verità, vi prego, sulla riforma. Tra chi la dipinge nelle piazze come la panacea di tutti i mali e chi – al contrario – vi vede l’origine di quelli futuri, una prolifica produzione editoriale consente almeno di andare oltre slogan e comizi. Oltre lo spazio anche della stampa. E approfondire in vista del referendum confermativo, le ragioni del sì e del no alla modifica costituzionale su separazione delle carriere tra pm e giudici, doppio Consiglio superiore della magistratura e istituzione dell’Alta corte disciplinare. Perché il primo punto sta qui, chiamare le cose con il proprio nome. E così i due schieramenti si sfidano anche dagli scaffali delle librerie, visto che tutti i (numerosi) libri pubblicati negli ultimi mesi hanno un’esplicita e dichiarata posizione pro o contro. Raggiungeranno anche il crescente popolo degli astenuti o gli indecisi in cerca di ulteriore studio su questioni tanto importanti quanto tecniche? Saranno le urne a dirlo, oltre alle vendite.

Tutti i libri sulla riforma

Il fronte del offre le pagine innanzitutto del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, padre della riforma, ma anche quelle a cura degli avvocati Gian Domenico Caiazza, già presidente dell’Unione delle Camere Penali, e Lorenzo Zilletti; l’analisi di Antonio Di Pietro, ex pm di Mani Pulite; l’excursus sulle fake news dell’avvocatessa Emilia Rossi, e ancora pagine a cura di Ermes Antonucci, firma de Il Foglio.

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Dichiaratamente per il No è il libro di due toghe dalla lunga esperienza, Armando Spataro e Nello Rossi, come il pamphlet di altri due magistrati, Cesare Parodi, attuale presidente dell’Anm, e Carlo Maria Pellicano. Per il No un altro ex pm di Mani Pulite, Gherardo Colombo, da anni appassionato osservatore a tutela dei diritti costituzionali. E contro la riforma sono ancora gli scritti del direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio e del politologo Stefano Passigli,

Referendum giustizia: separazione carriere, perché sì e perché no

Carlo Nordio

Il saggio “Una nuova giustizia” (Ed Angelo Guerini e associati) del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è di fatto un manifesto delle ragioni della riforma costituzionale. Prima di analizzarne punto per punto contenuti e motivazioni, l’autore inserisce l’intervento normativo in una dimensione storica più ampia, come il completamento necessario di un cammino iniziato dall’insigne giurista Giuliano Vassalli, eroe della Resistenza: «La separazione delle carriere è consustanziale al processo accusatorio anglosassone che noi abbiamo introdotto, con il codice Vassalli, nel 1989», scrive il Guardasigilli secondo cui il sistema attuale è come una «Ferrari con il motore della Cinquecento», dove un rito accusatorio moderno deve convivere con un’impalcatura costituzionale obsoleta.

Il pensiero di Vassalli è stato al centro di polemiche e discussioni durante la campagna elettorale, come pure l’opinione di altri autorevoli giuristi o nomi simbolici, come quello di Giovanni Falcone, la cui posizione viene letta da una parte e dall’altra in modo diverso.

Nello Rossi e Armando Spataro

Sulla cultura della giurisdizione si concentrano gli autori di “Le ragioni del No” (Ed. Laterza) in pagine che sono un’analitica critica alla riforma del governo Meloni. La vera posta in gioco del referendum costituzionale – dichiarano fin dall’introduzione i due magistrati - è «la sorte del governo della magistratura e della giurisdizione, in un contesto istituzionale nel quale cresce la spinta del governo ad aumentare i suoi poteri a scapito delle istituzioni di garanzia». Gli autori collocano la modifica costituzionale in un contesto politico più ampio e si soffermano in particolare sulla separazione delle carriere - «ciò che si dice e ciò che è» - con uno sguardo agli altri Paesi e le ragioni a sostegno di un governo e di una formazione unitari della magistratura.

Referendum giustizia: sdoppiamento Csm, perché sì e perché no

Gian Domenico Caizza e Lorenzo Zilletti

Nel volume , “La verità sulla riforma della magistratura: perché è giusto votare sì” (ed Liberilibri) i due curatori, due avvocati, partono dalla riflessione sulle «gravi anomalie e distorsioni» che- a loro dire- hanno da subito segnato il dibattito referendario. E in una raccolta di contributi di professori universitari e penalisti, spiegano tra l’altro perché, secondo loro, «il processo accusatorio ha reso necessario l’intervento» sulla Costituzione e perché non basti la separazione delle funzioni tra pm e giudice. Con uno sguardo anche alle esperienze di altri Paesi e al tema dell’indipendenza della magistratura dalla politica e da sé stessa.

Cesare Parodi e Carlo Maria Pellicano

È innanzitutto la descrizione, per non addetti ai lavori, del funzionamento del sistema giudiziario il libro scritto dai magistrati, Cesare Parodi, attuale presidente dell’Associazione nazionale magistrati, e Carlo Maria Pellicano, “Riforma della giustizia e dintorni” (ed Aliberti). La parola chiave è proprio “dintorni”: prima di arrivare ai punti oggetto del referendum, il libro accompagna il lettore-cittadino nei luoghi e nei meccanismi base del lavoro del magistrato, con focus su alcuni dei temi più ricorrenti, a torto o a ragione, nella campagna elettorale, dagli errori giudiziari all’autonomia del giudice alla sezione disciplinare.

Antonio Di Pietro

In “La giustizia vista da vicino” (edito da Piemme), Antonio Di Pietro, ex pm simbolo della stagione di Tangentopoli, passa in rassegna le criticità del sistema giudiziario italiano, per sostenere le motivazioni del suo sì alla riforma. In un excursus, confuta dalla sua prospettiva alcune delle contestazioni mosse al disegno riformatore, valorizza le garanzie, a suo parere, presenti nel testo rispetto all’indipendenza della magistratura, («l’articolo 104 della Costituzione – scrive - rimane tale e quale») e considera il sorteggio unica strada efficace contro il correntismo. Il volume si conclude con un appello al voto.

Gherardo Colombo

Ha un’impostazione divulgativa il saggio di un altro ex pm del pool di Mani Pulite, Gherardo Colombo: intitolato “La giustizia italiana in 10 risposte” (edito da Garzanti). L’autore spiega e inserisce le sue ragioni del No alle modifiche costituzionali all’interno dell’architettura complessiva della Costituzione, che è «un sistema unitario», scrive, in cui ogni modifica ha ripercussioni sull’insieme. La tesi è che la riforma non risolva i problemi del servizio giustizia che interessa tutti i cittadini, ma al contrario – è il rischio che paventa – ha in sé il pericolo della sottomissione all’esecutivo della magistratura.

Referendum giustizia: Alta Corte disciplinare, perché sì e perché no

 Emilia Rossi

Sulle fake news si concentra soprattutto l’avvocata Emilia Rossi, che nel volume “Certo che sì! Il referendum tra realtà e propaganda (Castelvecchi editore)”, punta a smontarne alcune, ad esempio, sui rischi della democrazia. Dagli scritti di Victor Hugo, “Le Dernier jour d’un condamné – più spesso tradotto in italiano come “L’ultimo giorno di un condannato a morte” parte l’introduzione di Mattia Feltri, direttore dell’Huffington Post, per arrivare – passando anche per un episodio personale di giovane cronista – fino alle sue ragioni a favore della riforma : «non è mai buona o cattiva, migliorabile o cassabile, non è mai argomento di dibattito, mai disputa filosofica. Ogni riforma - scrive - è sacrilegio. Perché con la magistratura abbiamo rimesso in piedi una casta sacerdotale che trae potere da qualche forza divina».

Stefano Passigli

Il libro “Nordio, ragioni e pericoli di una riforma (Passigli editore)” del politogolo, già politico, Stefano Passigli analizza la riforma e i suoi effetti partendo dal principio fondamentale dell’equilibrio tra poteri, messo in discussione, secondo l’autore dall’attuale Esecutivo. In questo contesto, la riforma non migliora, secondo l’autore, i problemi della giustizia, ma «assomiglia più a una resa dei conti tra due poteri dello Stato» avverte nella prefazione Ferruccio de Bortoli: «la rivincita della politica su una magistratura che non raramente ha dato prova e anche impressione (e l’impressione conta, eccome) di esondare dai propri confini costituzionali».

Ermes Antonucci

È un’intervista col Presidente emerito della Corte costituzionale, Augusto Barbera, il libro “Cambiare la giustizia è giusto e non è di destra” (Il Foglio letture) firmato dal giornalista Ermes Antonucci. Da «uomo di sinistra», Barbera spiega il suo appoggio alla riforma Nordio «perché rafforza l’indipendenza e l’autonomia della magistratura» – spiega - e «si colloca nel solco di una lunga battaglia portata avanti proprio dal centrosinistra in favore della separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici e dell’istituzione di un’Alta Corte disciplinare».

Marco Travaglio

Nella riforma costituzionale sottoposta a referendum confermativo, vede una «rivalsa di certa politica contro certa magistratura per spostare gli equilibri costituzionali a favore dell’impunità della prima e a danno dell’autonomia dell’indipendenza della seconda» Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte costituzionale, nella prefazione al libro di Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano: “ Perché NO. Guida al referendum su magistratura e politica in poche e semplici parole” Paper first. «Questa controriforma – rincara Nicola Gratteri, Procuratore di Napoli nel suo contributo al volume – apre la strada al controllo del governo sul pm. Non è una battaglia di categoria, ma di democrazia». Tra le obiezioni, Travaglio prospetta che in caso di vittoria del sì «il pm separato dal giudice sarà meno imparziale, più interessato ad accusare che a cercare la verità». E pone l’attenzione anche sui costi: «Il lavoro del Csm lo faranno tre organismi, con un enorme e inutile aumento delle spese».

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