Il punto

Niente voto per i fuorisede al referendum. Perché è stato bocciato e a che punto siamo con la legge

di Lorenzo Pace

ELEZIONI SEGGIO ELETTORALE SCHEDA ELETTORALE SCHEDE ELETTORALI VOTO  VOTAZIONI URNA

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Una doppia bocciatura, sia in Senato che alla Camera, per il voto dei «fuorisede» al referendum sulla Giustizia del prossimo marzo. Anche a Montecitorio, dove mercoledì è stato approvato il decreto elezioni - in cui viene confermata la doppia data alle urne -, le richieste delle opposizioni sono state respinte.

Nel frattempo, però, prosegue l’iter del disegno di legge di iniziativa popolare per rendere strutturale il voto per i fuorisede, invece di ricorrere, per ogni occasione, a misure apposite con dei decreti. Norme che comunque non arriveranno in tempo per la consultazione referendaria del 22 e 23 marzo.

Loading...

Gli emendamenti dell’opposizione (in linea con le ultime due votazioni)

Proprio il decreto sull’election day per il quesito referendario sulla separazione delle carriere, entrato in vigore il 28 dicembre scorso, non prevedeva il voto al di fuori del proprio Comune di residenza.

Tutte le opposizioni hanno presentato emendamenti diversi, più o meno simili, per garantire il voto a distanza, alcuni riprendendo le normative degli scorsi anni. Nel 2024, per le elezioni europee, è stata data la possibilità ai soli studenti: le iscrizioni sono state 23mila.

Lo scorso anno, per il referendum abrogativo su lavoro e cittadinanza, la platea è stata allargata anche a lavoratori e persone in cura fuori dal proprio Comune e le iscrizioni sono state 67mila, di cui 38mila da parte di studenti (facendo emergere che molti hanno appreso dopo della possibilità di votare a distanza).

Tra gli emendamenti dell’opposizione, Movimento cinque stelle e +Europa hanno chiesto anche di ridurre le tempistiche per preparare la macchina per il voto, dato che l’approvazione finale in Parlamento arriverà con ogni probabilità a fine febbraio (va fatta entro due mesi dall’entrata in vigore).

Perché è stato bocciato il voto fuori sede

È questo il tema. Per il governo, oltre a una questione di costi/benefici, c’è un problema riguardante i tempi tecnici, cioè quelli che servono per garantire una macchina amministrativa capace di garantire il voto anche a distanza.

Come sarà il voto: solo chi vive all’estero vota per corrispondenza

Così, si torna a come era prima. Il paradosso, insomma, è che sarà più «facile» la situazione di chi vive all’estero rispetto ai cittadini che albergano in una città diversa dalla propria residenza. Lo ha ricordato il ministero dell’Interno il 16 gennaio: «Come esplicitato nella Circolare DAIT n.1/2026 della Direzione centrale per i servizi elettorali, per il referendum in oggetto, gli elettori italiani residenti all’estero, ai sensi della legge 27 dicembre 2001, n.459 e del relativo regolamento di attuazione approvato con D.P.R. 2 aprile 2003, n.104, votano per corrispondenza».

L’iter parlamentare

Dal governo, racconta Yari Russo, campaigner di The Good Lobby in rappresentanza della Rete Voto Fuori Sede, l’intenzione sarebbe quella di mettersi alle spalle le sperimentazioni e passare a una legge ordinaria. In merito a questo, la proposta di iniziativa popolare è appena approdata in commissione Affari costituzionali in Senato (il 3 febbraio). La discussione dovrà arrivare entro un mese, mentre il testo è atteso in Aula entro maggio.

Il modello Danimarca da emulare

Oltre ad augurarsi che l’iter proceda velocemente, la norma andrà “riempita”. Si tratta, infatti, di una legge delega che pone la questione (trovare delle modalità per votare a distanza) al governo. Il Paese da tenere d’occhio «è la Danimarca» secondo Russo. Sarebbe quello il modello che potrebbe essere emulato. Cioè il voto anticipato in un seggio speciale.

Si tratta di una procedura speciale che prevede che il voto avvenga prima del giorno delle elezioni: questo voto - spiega il rapporto di The Good Lobby - «è disponibile per ogni elettore in uno dei 98 uffici di registrazione nazionali e nei centri di servizio per i cittadini presenti in qualsiasi municipio. Il voto anticipato può avere luogo entro tre settimane prima di un’elezione generale e non più tardi di due giorni prima delle elezioni».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti