Via libera della Camera

Decreto referendum: seggi aperti due giorni, cambia il compenso per gli scrutatori

Misure che arrivano in vista del referendum sulla Giustizia del prossimo marzo e che hanno un costo totale di 6,1 milioni di euro

di Redazione Roma

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Via libera della Camera al decreto legge che introduce, per il 2026, una serie di deroghe e misure organizzative in vista del calendario elettorale. Con il provvedimento, approvato con 151 sì e 106 no (e che adesso passerà in Senato per l’ok definitivo), viene stabilito lo svolgimento delle operazioni di voto su due giornate – domenica e lunedì – superando la regola vigente che prevede le elezioni nella sola giornata domenicale. E, di conseguenza, vengono aumenti gli onorari del 15 per cento.

Voto fino alle 15 del lunedì

In base all’articolo 1, comma 1, le consultazioni elettorali e referendarie del 2026 si terranno la domenica dalle 7 alle 23 e il lunedì dalle 7 alle 15. Tra gli appuntamenti, ovviamente, rientra il referendum sulla separazione delle carriere, fissato per il 22 e il 23 marzo.

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Ma non solo, perché nel 2026 sono previste due elezioni suppletive per la Camera dei deputati nei collegi uninominali di Rovigo e Selvazzano Dentro (al posto di Stefani e Bitonci) e il turno ordinario delle elezioni amministrative in 800 Comuni.

I precedenti negli ultimi anni

Già nel corso dell’emergenza sanitaria causata dall’epidemia di Covid-19, in occasione dei turni elettorali del 2020 e del 2021, è stato disposto, con provvedimenti di urgenza, il prolungamento dell’orario di votazione anche alla giornata di lunedì. L’estensione della possibilità di esercitare il voto anche al lunedì era finalizzata a diluire i tempi della consultazione, al fine di agevolare il distanziamento sociale in relazione alla situazione epidemiologica.

Nel 2022 le elezioni si sono svolte invece secondo la disciplina ordinaria in un solo giorno: il 12 giugno per le elezioni amministrative e il 25 settembre per le elezioni politiche. Per i turni elettorali degli anni successivi è stata, invece, reintrodotta in via transitoria la normativa derogatoria. In particolare, il decreto-legge 12 dicembre 2022, n. 190 ha disposto che le consultazioni elettorali e referendarie del 2023 si svolgessero, oltre che nella giornata di domenica dalle ore 7 alle ore 23, anche nella giornata di lunedì dalle ore 7 alle ore 15. Il decreto-legge 29 gennaio 2024, n. 7, ha analogamente esteso alla giornata di lunedì le operazioni di voto per le consultazioni elettorali del 2024.

L’aumento degli onorari

A fronte del prolungamento delle operazioni di voto, il comma 2 dell’articolo 1 dispone un incremento del 15% degli onorari fissi forfettari spettanti ai componenti dei seggi elettorali, restando ferme le maggiorazioni già previste in caso di svolgimento contemporaneo di più consultazioni.

Sul piano finanziario, il comma 5 quantifica i maggiori oneri derivanti dall’attuazione del decreto in 6,1 milioni di euro per il 2026, principalmente legati agli onorari dei componenti dei seggi. La copertura è assicurata mediante riduzione del fondo speciale di parte corrente iscritto nel bilancio triennale 2025-2027 del ministero dell’Economia e delle Finanze. Restano escluse dal computo le spese di vigilanza affidate alle Forze di polizia.

Gli altri punti

Il decreto interviene anche sul coordinamento delle procedure in caso di abbinamento tra referendum ed elezioni suppletive. Il comma 3 stabilisce che, per gli adempimenti comuni, trovino applicazione le norme previste per le elezioni suppletive, comprese quelle relative alla composizione e al funzionamento degli uffici elettorali di sezione. Quanto allo scrutinio, viene fissata una sequenza precisa: prima il referendum, poi – senza interruzioni – le elezioni suppletive. Una disciplina analoga è prevista dal comma 4 nel caso di svolgimento contemporaneo di elezioni suppletive ed elezioni amministrative, con priorità allo scrutinio delle suppletive; per le elezioni circoscrizionali, lo spoglio è rinviato alle ore 9 del martedì.

Nel corso dell’esame parlamentare è stato inserito anche l’articolo 1-bis, che introduce una deroga al Testo unico degli enti locali per i comuni fino a 15.000 abitanti. Per il 2026, nei casi in cui sia stata ammessa una sola lista, l’elezione del sindaco e del consiglio comunale sarà valida se la lista avrà ottenuto almeno il 50% dei voti validi e se l’affluenza avrà raggiunto il 40% degli elettori iscritti, anziché il 50% ordinariamente previsto.

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