Separazione carriere

Referendum giustizia, Grosso presidente del Comitato del no. Da lunedì la raccolta firme della maggioranza

Il costituzionalista: pronto al confronto con tutti, anche con Meloni

di Andrea Gagliardi

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Dopo il via libera definitivo del Senato alla riforma della giustizia con la separazione delle carriere dei magistrati, il confronto, anzi lo scontro, si sposta ora dalle Aule alle piazze e ai media. Sia la maggioranza che le opposizioni hanno annunciato di voler promuovere un referendum confermativo previsto tra marzo e aprile 2026.

Da lunedì al via raccolta firme maggioranza per referendum

I primi ad attivarsi sono stati i parlamentari di maggioranza. Partirà dalla prossima settimana la loro raccolta delle firme per chiedere il referendum confermativo della riforma della giustizia. Il passaggio segue la richiesta formale che i capigruppo del centrodestra di Camera e Senato hanno inviato ai rispettivi segretari generali per attivare le procedure e la conseguente certificazione. Per i deputati, serviranno 80 firme pari a un quinto dei parlamentari, 40 al Senato. Nella comunicazione dei capigruppo, il centrodestra ha anche indicato 3 deputati e 3 senatori che seguiranno le procedure e andranno poi a depositare, in Cassazione, le firme raccolte. Alla Camera sono Sara Kelany (FdI), Enrico Costa (FI) e Simona Matone (Lega) e al Senato Marcello Pera (FdI), Erika Stefani (Lega) e Pierantonio Zanettin (FI).

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Anche Pd-M5s-Avs chiedono avvio procedure raccolta firme referendum

Anche i gruppi parlamentari di PD, M5S e AVS hanno inviato due lettere, identiche nel testo, al segretario generale della Camera e a quello del Senato per avviare la raccolta firme per la richiesta di referendum. Le lettere sono firmate dai vicepresidenti vicari dei gruppi Simona Bonafè, Carmela Auriemma e Marco Grimaldi per la Camera, Alfredo Bazoli, Alessandra Majorino e Tino Magni per il Senato

Enrico Grosso, presidente onorario del Comitato a difesa della Costituzione e per il No al referendum sulla riforma della Giustizia, promosso dall'Associazione nazionale magistrati (ANM), durante la conferenza stampa di presentazione, Corte di Cassazione, Roma 31 ottobre 2025. ANSA/FABIO FRUSTACI

Il costituzionalista Grosso presidente Comitato del no

Intanto si è insediato ufficialmente il Comitato per il no al referendum, promosso dall’Anm. Un Comitato nato su sollecitazione dei magistrati ma «aperto a tutti, avvocati, professori e cittadini; presente sui territori, che non intende entrare nella polemica politica ma vuole spiegare ai cittadini le ragioni del ‘no’ alla riforma». Presidente onorario è Enrico Grosso, avvocato, professore ordinario di diritto costituzionale all’università di Torino. «Siamo disponibili con chiunque purché si apra il più ampio confronto, gli interlocutori sono tutti egualmente degni di essere coinvolti, auspico un confronto con tutti, anche con la premier Meloni e l’esecutivo» ha detto Grosso alla presentazione del Comitato nella sede dell’Anm im Cassazione, a Roma.

Nordio: auspico campagna non politicizzata

Per il referendum confermativo che si svolgerà in primavera non è previsto il quorum. E il ministro Carlo Nordio ha auspicato che la campagna non sia “politicizzata” e che riguardi il “merito” della riforma. Anzi il Guardasigilli si è detto pronto a un confronto Tv con l’Anm, invitandola ad evitare “l’abbraccio” con le opposizioni, perché sarebbe una “catastrofe”, che porterebbe alla delegittimazione delle stesse toghe.

Anm: disponibili a confronto in tv con ministro Nordio

 

«Confronto tv col ministro Nordio? L’Anm ci sarà, anche col suo comitato per il no». Così il segretario generale dell’Anm Rocco Maruotti, su SkyTg24, dopo l’invito accolto dal ministro Nordio a confrontarsi sui temi della riforma della Giustizia su Sky. Maruotti ha poi sottolineato: «Noi il confronto col governo l’abbiamo chiesto all’inizio quando c’era ancora il tempo di migliorare la riforma e il testo. Nordio ha ammesso che il testo ha delle criticità che vorrebbe correggere poi con la legge ordinaria. Con noi non c’è stato dialogo, ma la cosa più preoccupante è che la riforma non è stata discussa in Parlamento. Sono solo contento a questo punto che si possa aprire nel Paese quel dibattito che non c’è stato nelle sedi opportune»

La mobilitazione di Forza Italia

Tra i partiti più attivi a mobilitarsi per il sì al referendum c’è Forza Italia, andata in piazza per festeggiare, nel segno di Berlusconi («si realizza il suo sogno») il voto finale in Parlamento al ddl di riforma costituzionale sulla giustizia. Il partito guidato da Antonio Tajani rivendica di essere apripista per la raccolta firme referendarie e annuncia una mobilitazione per «ottenere il maggior consenso popolare possibile attorno a una riforma della Costituzione così importante e delicata». «Credo che ci debbano essere migliaia di comitati ovunque. Non c’è bisogno solo di una struttura centrale, quello lo fanno i partiti. Dieci, cento, mille comitati, se ogni comitato porta una persona di più al voto sarà più facile la vittoria» ha detto il capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri, in merito alla costituzione del Comitato del Sì in vista del referendum sulla riforma della giustizia

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