Recovery Plan, Draghi in Cdm: «Disco verde Ue». Impegno Mef per Superbonus 2023 in manovra
Mario Draghi in prima linea per sciogliere gli ultimi nodi del Pnrr con Bruxelles (in primis, le riforme su fisco e concorrenza), poi il via libera dell’Europa ufficializzato dallo stesso premier in avvio di Cdm
di Celestina Dominelli e Riccardo Ferrazza
6' di lettura
I punti chiave
- La doppia partita del premier con la maggioranza e con la Ue
- La telefonata Draghi-Von Der Leyen
- Lo scontro sul superbonus
- Di Maio: governo nato per stabilità e ritorno alla normalità
- L’ultimatum pentastellato alla vigilia del Cdm
- Conte: l’estensione del superbonus è essenziale
- Gelmini sente Franco: garanzie su fondi in manovra
- Cabina di regia
- Tajani (FI): testo migliorato ma servono correttivi
- Pd: clausola per lavoro giovani e donne
- Meloni: democrazia sospesa, rinviamo dibattito Aula
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Rush finale del governo sul Piano nazionale di ripresa e resilienza su cui dopo una giornata di interlocuzione è arrivato il via libera di Bruxelles come annunciato dallo stesso presidente del Consiglio, Mario Draghi. «Green light (disco verde, ndr) dalla Commissione europea», è stato il messaggio consegnato ai colleghi in avvio del Consiglio dei ministri, cominciato verso le 22 (12 ore dopo la convocazione iniziale) per un’informativa del ministro dell’Economia Daniele Franco sulla bozza del Pnrr. Che, hanno riferito fonti di governo prima che la riunione iniziasse, «nel suo complesso è chiuso» dopo la trattativa condotta dallo stesso premier che si è impegnato a trasmetterlo all’Europa entro la scadenza prevista, il venerdì 30 aprile.
Anche sul superbonus, oggetto di un duro scontro alla vigilia della riunione per la mancata proroga al 2023 nel Pnrr, sono arrivate le rassicurazioni del ministro dell’Economia, Daniele Franco, che ha individuato nella prossima manovra la “sede” delle risorse per garantire l’estensione dell’agevolazione fiscale come richiesto a gran voce sia da M5S che da Forza Italia ma anche dal Pd.
La doppia partita del premier con la maggioranza e con la Ue
Così, a pochi giorni dalla deadline, è stata trovata la quadra attorno al Recovery Plan italiano. La vigilia della riunione è stata però agitata, da un acceso confronto sul superbonus dopo la mancata estensione dell’agevolazione fiscale nell’ultima bozza di Pnrr. Ma la vera partita del presidente del Consiglio è stata con l’Europa le interlocuzioni tecniche si sono intensificate per convincere i vertici Ue dell’efficacia e della tempestiva attuazione delle grandi riforme annunciate nel Recovery. Con il premier che ha incassato da Bruxelles un sostanziale ok al Pnrr dopo un lungo e delicato negoziato su alcune dei tasselli contenuti sul documento, in primis fisco e concorrenza.
La telefonata Draghi-Von Der Leyen
È stato, quindi, Draghi a condurre in prima persona la trattativa: il premier è intervenuto con una telefonata alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen per dare garanzia su investimenti e riforme. Ma Bruxelles fa sapere che servono ancora “rifiniture”, in particolare sui dossier fisco e business environment. Nel comunicato finale del Consiglio dei ministri si sottolinea che «il Piano è in piena coerenza con i sei pilastri del Next generation Eu e soddisfa i parametri fissati dai regolamenti europei, con una quota di progetti “verdi” pari al 40% e di progetti digitali del 27%». Nel corso della riunione il premier avrebbe sottolineato l’importanza di andare in Aula per sottoporre il piano sul Recovery al giudizio di Camera e Senato (lunedì e martedì), lasciando intendere che si tratta di un testo non blindato ma aperto a migliorie.
Lo scontro sul superbonus, le rassicurazioni di Franco
Le tessere attorno al Recovery Plan italiano si sono dunque andate componendo con il passare delle ore, ma la giornata di sabato è stata movimentata dal superbonus, il cui finanziamento è previsto solo fino al 2022, mentre M5S e Fi hanno chiesto un’estensione fino al 2023, una posizione poi condivisa anche dal Pd. Che, per bocca, da ultimo, del governatore del Lazio ed ex segretario Dem, Nicola Zingaretti, ha ribadito che «è molto importante che il Governo proroghi fino al 2023 uno strumento rivoluzionario».







