Pensioni, ecco tutte le opzioni sul tavolo (vecchie e nuove) per il “dopo Quota 100”
Il Governo ufficializza lo stop a fine anno dei pensionamenti anticipati con almeno 62 anni d’età e 38 di contributi. Quasi certi i percorsi agevolati per le uscite di lavoratori impegnati in mansioni faticose e con il ricorso ad Ape e pensione donna
di Marco Rogari
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Fin qui il suo “appeal” si è rivelato abbondantemente al di sotto delle aspettative, ma l’eredità di Quota 100 continuerà a gravare sui conti pubblici fino al 2035. Con un peso aggiuntivo medio sulle uscite pensionistiche di 0,2 punti percentuali di Pil, pari a oltre 3,2 miliardi l’anno. Nella bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) il Governo aveva messo nero su bianco che i pensionamenti anticipati con almeno 62 anni d’età e 38 di contributi cessano definitivamente a fine anno al termine della sperimentazione triennale della misura voluta dal “Conte 1”. Ma il riferimento è scomparso nella versione del testo licenziato dal Consiglio dei ministri di sabato 24 aprile.
Lo “scalone”
Lo stop che va incontro anche alle richieste di Bruxelles di garantire la solidità e la sostenibilità del sistema previdenziale nel medio periodo. Resta da capire in che modo si cercherà di attutire l’impatto dello “scalone” che si prospetta tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022. Sul tavolo ci sono diverse opzioni: dalle sole agevolazioni per i lavoratori impegnati in attività usuranti, accompagnate da un'ulteriore proroga di Ape sociale e Opzione donna e da un rafforzamento dei contratti d'espansione, fino a Quota 41 e Quota 102.
Corsia preferenziale solo per le mansioni faticose
L’ipotesi di partenza presa in considerazione al Mef, e inserita nelle ultime bozze del Pnrr, poggia su un ritorno “in toto” alla legge Fornero lasciando aperti i tre percorsi aggiuntivi già previsti per uscire anticipatamente ma in una versione più estesa, oltre al canale tradizionale che attualmente consente il pensionamento, a prescindere dall’età anagrafica, con 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
La prima opzione aggiuntiva sarebbe quella garantita a tutti lavoratori impegnati in attività considerate gravose e usuranti (dai minatori agli addetti alla “linea catena”) per i quali sono già previsti distinti canali di uscita anticipata che potrebbero essere resi ancora più “flessibili” e soprattutto accessibili da platee più vaste.
Proroga Ape sociale
Un’altra possibilità di uscita sarebbe quella con l’Ape sociale, l’Anticipo pensionistico al quale possono accedere (con almeno 63 anni d’età) alcune categorie di lavoratori in difficoltà, come ad esempio i disoccupati di lungo corso o i disabili (e i caregiver che li assistono). La misura, che è stata prorogata per tutto il 2021 dall’ultima legge di bilancio, potrebbe essere ulteriormente prolungata ampliandone anche il raggio d’azione.








