L’intervista

«Rai Pubblicità scommette su dati ed eventi per battere social e big del web»

L’ad della concessionaria, al traguardo dei 100 anni di attività, Luca Poggi: «Anche grazie a Raiplay maggiore presa sui dati. Focus su eventi e partner. Dai Mondiali senza l’Italia -15-20% di fatturato»

di Andrea Biondi

L’ad di Rai Pubblicità, Luca Poggi

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Nel pieno di un mercato pubblicitario che ha cambiato pelle, Rai Pubblicità prova a spostare l’asse della competizione. Meno volume, più contesto. Meno intermediazione tecnologica, più relazione. Rai Pubblicità, ex Sipra, è la più longeva concessionaria d’Europa. Oggi ricorre il centenario. «Nel 1949-50 avevamo la concessione del Sole 24 Ore» ricorda l’amministratore delegato Luca Poggi, mettendo in fila numeri, strategia e posizionamento presente e per il futuro: la televisione resta il perno per massa e contemporaneità, RaiPlay è la leva per la trasformazione data driven, mentre la crescita passa da un ritorno all’ecosistema “allargato”, tra radio, eventi, connected Tv e cinema.

Per il centenario avete scelto una mostra in Triennale.

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Abbiamo voluto costruire un racconto interpretativo, non celebrativo: non una semplice sequenza di ricordi, ma una chiave di lettura dell’evoluzione dei media, dei consumi e della società italiana. La mostra “Nello spazio di un secolo. Rai Pubblicità 100 anni di storia e oltre”, in Triennale dal 9 aprile al 7 giugno, nasce proprio con questo obiettivo: raccontare come la pubblicità abbia accompagnato – e spesso anticipato – i cambiamenti del Paese.

Che mercato è oggi quello della pubblicità?

Molto più frammentato rispetto a quindici anni fa. L’ingresso in scena di social e Ott ha cambiato tutto. Ma proprio per questo cambia il nostro ruolo: non siamo più una concessionaria che vende spazi, siamo un soggetto che costruisce contesti. Le piattaforme lavorano sulla performance e sulla coda lunga. Noi lavoriamo su awareness e consideration. Quando ogni sera gli editori televisivi muovono milioni di persone nello stesso momento, parliamo di qualcosa che ha un valore unico.

Però loro hanno una forza derivante dalla conoscenza del dato che è incomparabile. 

Non riteniamo di essere poi così indietro. RaiPlay è oggi una piattaforma centrale: 13 milioni di utenti unici mensili e oltre 23 milioni registrati. Lavoriamo da anni con una data platform evoluta con oltre 300 profili e stiamo introducendo break replacement e spot replacement.

Il perimetro si sta allargando. Con quali direttrici?

Stiamo tornando a un modello più ampio, in parte simile alla Sipra delle origini. Radio, connected Tv, eventi, cinema. L’experience è centrale: dal Primo Maggio ai grandi eventi musicali abbiamo una presenza continua sul territorio. E il cinema, un mercato che oggi in Italia vale circa 15 milioni ma valeva 60 nel 2007, è un mezzo sottovalutato su cui stiamo investendo.

Quanto pesa oggi la raccolta non Rai?

Siamo oltre il 10%. Ma il punto non è allargare in modo indiscriminato: vogliamo pochi partner, grandi, coerenti con il nostro posizionamento e con l’ecosistema Rai.

Veniamo ai Mondiali. Terza esclusione dell’Italia.

Dal punto di vista emotivo pesa, ma non va sopravvalutata. L’esperienza del Qatar 2022 dimostra che i grandi eventi funzionano comunque: abbiamo avuto oltre 22 partite sopra i 5 milioni di ascolto e una finale da oltre 13 milioni. Mancherà l’Italia, non i numeri.

E sul piano economico?

Stimiamo un impatto tra il -15% e il -20% sul fatturato rispetto a uno scenario con l’Italia. Ma quest’anno c’è una novità rilevante.

Quale?

Debutta un nuovo break pubblicitario: l’InGame, break di tabellare, ma con caratteristiche esclusive che lo rendono un’opportunità molto pregiata per i nostri clienti. A metà del primo e del secondo tempo ci sarà una pausa di tre minuti: un minuto editoriale e due pubblicitari. In totale quattro minuti di pubblicità aggiuntivi nei momenti di massimo ascolto.

Questo compensa l’assenza dell’Italia?

In parte sì. L’impatto sugli investimenti è inferiore rispetto a quello sulle audience proprio grazie a questi nuovi formati e alla collocazione: circa l’80% delle partite sarà in prime time e tutte saranno su Rai 1.

E in generale il mercato, da qui a fine anno, che faccia può avere?

Fino a marzo l’andamento è stato positivo. Poi le tensioni internazionali e le incognite sull’energia obbligano tutti a una grande prudenza. Oggi non vediamo ancora tagli forti da parte di clienti e centri media, ma è chiaro che lo scenario andrà osservato con molta attenzione.

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