Il risultato più interessante arriva però dalla fascia dei più giovani: i ragazzi tra 15 e 24 anni. Considerando questo gruppo, sulle partite è stata raggiunta una quota media del 47%, con il picco del 71,5% per la semifinale Inghilterra-Argentina.
È qui che il Mondiale finisce per mostrare la sua forza di evento, capace di strappare pubblico alle piattaforme, ai social e alla visione frammentata. «La caratteristica degli eventi è attirare spettatori non abituali», osserva Francesco Siliato, media analyst dello Studio Frasi. E aggiunge: «Lo sport si guarda soprattutto in diretta». La conferma – di questa considerazione che potrebbe apparire anche controintuitiva visto che il campionato mondiale si è svolto dall’altra parte dell’Atlantico – arriva proprio dai dati: la semifinale Inghilterra-Argentina ha sfiorato i dieci milioni di spettatori lineari, mentre su RaiPlay ha totalizzato 547mila visioni live. Le repliche restano marginali.
Prima della finale di stasera, Inghilterra-Argentina è la partita più vista con 9,992 milioni, seguita da Francia-Spagna con 9 milioni. Le semifinali hanno viaggiato a una media di 9,5 milioni e al 51,5% di share. Persino Argentina-Svizzera, trasmessa alle tre di notte, non ha impedito ai quarti di raggiungere una media di 4,5 milioni e il 44%.
C’è infine il capitolo pubblicitario con oltre 50 milioni di ricavi derivanti dagli spot raccolti dalla Rai, «migliorando i risultati di Qatar 2022», ha sottolineato Rai Pubblicità. Gli hydration break introdotti dalla Fifa a metà dei due tempi sono diventati finestre pregiate per i broadcaster. Durante Inghilterra-Argentina, la pausa del secondo tempo ha toccato una copertura ponderata di 10,45 milioni, quella del primo 9,8 milioni. Numeri da Festival di Sanremo.
E il segnale, per Rai e mercato, è semplice: nell’epoca dello streaming, il grande evento in chiaro conserva ancora il potere di fermare il Paese. Un potere che il calcio, pur senza l’Italia in campo, continua a esercitare meglio di tutti.