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Media
Mondiale, Rai oltre il 2022: 4,3 milioni di spettatori e boom tra i giovani
Secondo le elaborazioni dello Studio Frasi su dati Auditel, le prime sei partite superano gli ascolti del 2018 e 2022. Per Dazn visioni da device pari al 35% del totale
Solo pareggio nella partita d’esordio, contro la Repubblica Democratica del Congo, per il Portogallo di Cristiano Ronaldo (a destra), in foto con Francisco Conceição REUTERS
Il Mondiale 2026 ha già mandato un segnale chiaro: il calcio globale, nella sua veste di evento, continua a portare pubblico davanti alla televisione. E non solo davanti al televisore di casa. Secondo le elaborazioni dello Studio Frasi su dati Auditel, le prime sei partite trasmesse dalle reti generaliste hanno raccolto una media di 4,3 milioni di spettatori, più dei 3 milioni del 2018 su Canale 5 e Italia 1 e dei 4 milioni del 2022 su Rai1 e Rai2 .
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La forza dell’evento sportivo
«Italia sì o Italia no, si tratta comunque di ascolti rilevanti», osserva Francesco Siliato, media analyst dello Studio Frasi. Il dato, spiega, conferma che «i pubblici televisivi del calcio giocato a livello mondiale non mancano di partecipare all’evento». La Rai, che per questo Mondiale Canada-Messico-Usa ha scelto di concentrare le partite su Rai 1 e in prima serata, ha trasformato il torneo in un appuntamento di palinsesto. L’unica eccezione, Brasile-Marocco a mezzanotte, ha avuto 2,5 milioni di spettatori ma uno share record del 41,1%.
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Il picco è Francia-Senegal
Il picco, per ora, è Francia-Senegal: 5,7 milioni in total audience, tra tv e small screen, con il 32% di share. Anche RaiPlay comincia a pesare: Brasile-Marocco ha raccolto 144mila spettatori su pc, smartphone e tablet, pari al 6,1% dell’audience complessiva; Francia-Senegal ne ha aggiunti 155mila.
La sorpresa «giovani»
La vera sorpresa, però, sono i giovani. «Quando i giovani percepiscono che in televisione c’è un evento si presentano davanti allo schermo, grande o small che sia», sottolinea Siliato. Tra i 15 e i 24 anni lo share medio delle prime sei partite arriva al 46,1%, contro una media complessiva del 29,2%. Tra i 25 e i 34 anni si sale al 38%, mentre gli over 65 si fermano al 27,1%.
Il dato più vistoso riguarda i maschi 15-24 anni: 52,8% di share medio, con un picco del 67,6% per Brasile-Marocco. «I giovani maschi sono il target più difficile da raggiungere per la televisione in generale e per la prima rete Rai in particolare», osserva Siliato. E il Mondiale, aggiunge, «sta compiendo il miracolo, senza rapper e neomelodico».
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L’appeal anche sull’audience femminile
Sul fronte femminile il torneo sfata anche un altro luogo comune. Le donne tra i 25 e i 34 anni raggiungono il 33,1% di share e anche le giovanissime, tra i 15 e i 24 anni, superano il 30%. Segno che il Mondiale riesce a costruire un pubblico trasversale, ben oltre il tradizionale perimetro degli appassionati di calcio.
Lo small screen spinge Dazn
Intanto Dazn, che trasmette tutte le 104 partite e non solo le 35 trasmesse anche da Rai, comprese quelle disputate nella notte italiana, registra una media di 167mila spettatori, che sale a 247mila considerando soltanto gli incontri giocati in orari diurni. La partita più vista è Germania-Curaçao, un’esclusiva della piattaforma, seguita da 350mila persone, di cui 54mila attraverso smartphone, tablet e pc. Qui il peso dello small screen è strutturale: rappresenta in media il 35% dell’audience.
È forse questo il dato più interessante che emerge dalle elaborazioni dello Studio Frasi su dati Auditel. Il Mondiale non sta semplicemente raccogliendo ascolti elevati: sta ricomponendo, almeno per qualche settimana, una platea televisiva che negli ultimi anni sembrava essersi frammentata in modo irreversibile.
Appuntamento collettivo
La diretta sportiva continua a essere uno dei rarissimi appuntamenti capaci di mettere insieme generazioni diverse, dalla tv del salotto allo smartphone. E la Rai, puntando tutto sulla dimensione dell’evento, sembra aver intercettato un bisogno che va oltre il calcio: quello di ritrovare un appuntamento collettivo in un ecosistema mediatico sempre più disperso. Perché il vero risultato di questo Mondiale, almeno finora, non è soltanto aver riportato persone davanti a uno schermo. È aver dimostrato che la televisione, quando riesce a trasformare un contenuto in un rito condiviso, conserva ancora una forza che molti avevano dato per perduta. In fondo, anche Sanremo docet.
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