I diritti di trasmissione

La partita da 5 miliardi che si gioca in Tv

Dalle emittenti tradizionali allo streaming il torneo testa il nuovo ecosistema dei media

di Andrea Biondi

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Qualcosa che non è andata esattamente per il meglio c’è stata. In India, ad esempio, l’accordo sul filo di lana con Zee a inizio mese ha portato in cassa meno di quanto previsto: 60 milioni di dollari, contro i 100 attesi per i Mondiali 2026 e 2030. Anche in Cina, altro grande mercato tutto da conquistare, l’accordo con China Media Group a meno di un mese dall’avvio del torneo ha inciso e non poco sulla dote finale.

A ogni modo, i 5 miliardi di dollari che arriveranno dai diritti di trasmissione tv per i Mondiali al via – e realizzati dalla Fifa con la vendita in 216 territori – oggi rappresentano la più alta cifra mai raggiunta e superiore di oltre il 40% rispetto a Qatar 2022, grazie al formato più ampio e all’aumento delle partite.

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Di fatto a cominciare oggi è il più grande esperimento mediatico mai tentato dalla Fifa. Perché il torneo che si giocherà fra Stati Uniti, Canada e Messico non è soltanto il primo a 48 squadre. È soprattutto il Mondiale chiamato a dimostrare che il calcio resta il contenuto più potente dell’industria audiovisiva globale. E tutto questo dagli Usa che rappresentano il più grande mercato pubblicitario del mondo e, allo stesso tempo, una straordinaria opportunità di espansione per uno sport che, pur crescendo, non ha ancora raggiunto il peso di football americano, basket o baseball.

Il tutto tenendo presente che il calcio deve inseguire un pubblico diverso da quello che lo ha reso ricco. I ragazzi che trascorrono ore su TikTok, YouTube, Twitch o Instagram non vivono più l’appuntamento televisivo come un rito collettivo. La Fifa lo sa bene. E gli accordi stretti con Youtube e TikTok ne rappresentano la cartina di tornasole.

Accanto a questo, l’edizione 2026 della Coppa del Mondo ha reso chiaro che, sebbene le emittenti televisive tradizionali rimangano i principali acquirenti dei diritti del torneo, alcune piattaforme di streaming hanno intensificato i loro investimenti. Fra queste c’è Dazn, ad esempio, che trasmetterà la competizione in tre importanti mercati: Giappone, Italia e Spagna.

In Italia 35 delle 104 partite saranno trasmesse anche dalla Rai, all’interno di un torneo atteso alla prova audience, visto il nodo del fuso orario. Secondo le elaborazioni dello Studio Frasi su dati Auditel i Mondiali in Russia hanno prodotto una audience media di 5,2 milioni; quelli in Qatar di 5,8 milioni (con la Total Audience). E in entrambi i casi l’Italia non era in campo. In Spagna la condivisione è con l’emittente pubblica Rtve e Dazn distribuirà in esclusiva a pagamento il canale del Gruppo Mediapro, che manderà in onda tutte le gare. Per stare agli altri mercati del Vecchio Continente, Nel Regno Unito, Bbc e Itv condivideranno la copertura in chiaro; in Francia ad aggiudicarsi i diritti sono stati M6 e BeIN Sports e in Germania (dove a trasmettere le partite saranno in tre: Ard, Zdf e Magenta Sport (Deutsche Telekom), con massimizzazione, evidente, dei ricavi. Negli Stati Uniti, a trasmettere i Mondiali in lingua inglese saranno Fox e Fs1, mentre Telemundo e Universo copriranno il torneo in lingua spagnola, ma le opzioni di streaming sono svariate.

Mai come oggi il pubblico ha avuto a disposizione così tanti modi per seguire una competizione. Il Mondiale 2026 sarà il primo a misurare davvero l’efficacia di questo modello.

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