La maravigghia sicula nelle giornate settembrine

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Quella Villa Malfitano che ha fermato il tempo

Il Parco di Villa Malfitano a Palermo

Tornati a Palermo si è colti dall’euforia di andare a visitare quella Villa Malfitano di cui si è tanto sentito parlare proprio sull’isola di Mozia, fatta erigere da Tina e Joseph Whitaker nell’anno 1886, in fondo a Via Dante. Varcare la soglia di questo parco, certamente ridotto rispetto alla sua estensione originaria, vuol dire compiere uno straordinario e romantico passo indietro nel tempo e lasciarsi avvolgere da un’atmosfera neoclassica intatta. L’ispirazione alla fiorentina Villa Favard, situata sul Lungarno Amerigo Vespucci, interessa anche gli arredi. Non c’è più il museo ornitologico che Joseph, convertitosi all’amore per gli uccelli durante le sue spedizioni di caccia in tutto il Mediterraneo, aveva allestito in una sezione del parco, ma i Ficus Magnolioides con le loro tentacolari e infinite radici, le rare Dracena Draco provenienti dalle Isole Canarie, le Araucarie rulei e excelsa, i gruppi di pini e palme sono ancora trionfanti. Le si ammirano anche dalla veranda bianca e dalle stanze, talune tappezzate con stampe a temi botanici e pompeiani: le piante della sala d’estate sono così realistiche da trasmettere l’impressione di trovarsi in un autentico giardino dentro le pareti. Lo stile liberty che l’architetto Enzo Basile esaltò in tutta la città, e in particolare a Villa Igiea, ingaggia una sfida artistica con gli oggetti di gusto orientale portati a casa dai viaggi a Est dei Whitaker, in particolare una bellissima slitta. Il pappagallo che si ode dentro una grossa gabbia fare il verso ironicamente alle sirene della polizia, invece, è vero, vivo e vegeto.

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